8 MARZO 2021

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

line-up

Scarlet (Voce)

Lord Edgar (Chitarra)

Lord Of Plague (Chitarra)

Low (Basso)

Coroner (Batteria)

 

I Damnation Gallery sono stati fondati nella prima metà del 2016 con il preciso intento di sviluppare le influenze di ciascuno dei membri in un contesto horror metal, sia musicalmente che visivamente, con una proposta che spazia dal metal classico al thrash metal con elementi di doom e black metal. La band, inizialmente composta da Scarlet (voce), Lord Edgard (chitarra), Low (basso) e Naskull (batteria), ha subito iniziato a comporre la propria musica e a preparare performance live dal forte impatto visivo, grazie a scenografie, maschere e set terrificanti. Questi sforzi hanno dato vita al primo EP intitolato "Transcendence Hymn", composto da tre brani più un intro e un outro, che ha ottenuto ottimi consensi da parte dei recensori. Insieme alla composizione, hanno condotto un'intensa attività live. Nel 2017 Lord of Plague si è unito alla band come secondo chitarrista insieme a Coroner alla batteria. Con questa formazione, la band  ha registrato il suo primo album chiamato "Black Stains", pubblicato nella prima metà del 2018 da Leynir Booking and Productions. La band ha partecipato alla raccolta tributo ai Necrodeath intitolata "The Cult of Necrodeath", pubblicata da Black Tears of Death Records, con la canzone "At the Roots of Evil". Inoltre, nel 2019 la band ha preso parte alla compilation tributo ai Death SS "Terror Tales" con il brano "Cannibal Queen" edito da Black Widow Records. La band si è esibita anche come opening act di band di fama internazionale come Death SS, Pestilence, Necrodeath, Deathless Legacy, Mario "The Black" Di Donato, Nibiru, Bleeding Gods, Vanexa e Labyrinth. Attualmente, i Damnation Gallery stanno promuovendo il suo nuovo album Broken Time, uscito per Black Tears of Death e Bloodrock Records in CD, digitale e vinile, con Steve Sylvester come ospite speciale.

Discreto album di heavy doom metal con tendenze horror la band, lavora bene sul loro stile musicale e riesce a giocarci senza uscire dai canoni del genere, ci mettono personalità album scorrevole tutto da scoprire-

L’album si apre con “Edge of a Broken Time”: buona opening coinvolgente e ben ispirata, l’ascoltatore viene coinvolto emotivamente dal brano, e la band lo trascina nel mondo da loro creato senza farlo distrarre, il brano è ben eseguito,veloce ma senza sbavature. Si continua con “Hunting Night”: brano in pieno stile doom, puro, coinvolgente, l’ascoltatore rimane sorpreso da come la band si muove da un heavy puro a un doom lento e malinconico, chi l’ascolta rimane piacevolmente stupito e trascinato da questo brano pieno di malinconia, l’oscurità che trasmette viene perfettamente percepita. La band è molto brava a non snaturare il genere, ma aggiunge sempre qualcosa di personale e l’audizione, per questo, viene premiata.

Terza traccia “Nbaya”: buon brano in cui l’ascoltatore viene trasportato in un mondo creato dalle note del brano. Le note black legano molto bene col resto della traccia, la loro visione horror e la voce scream del cantante lega benissimo incuriosendo il pubblico con questo brano non molto lungo ma molto impegnativo.

Quarta traccia “Eclipse of Mind”: brano buono ma leggermente meno coinvolgente rispetto ai precedenti; veloce e sempre con elementi black che fanno capire lo stile personale che la band ha, anche se nel complesso sembra di sentire alcuni cliché di genere, resta comunque un buon brano.

Quinta traccia “Inferno”: brano simile al precedente, poco coinvolgente e forse deludente rispetto ai precedenti; con meno mordente, qui la band prende un notevole scivolone verso la banalità cancellando ciò che avevano espresso nelle tracce precedenti, purtroppo i ragazzi si sono lasciati trascinare dal commerciale, la durata del brano  è forse eccessiva.

Sesta traccia “The Unnamed”: una delle più lunghe, 7 minuti e 9 secondi; discreta e con un bel mordente, chi l’ascolta si immergere in questo mondo horror che la band sta descrivendo. Musicalmente molto buona, la band fa sentire tutta la sua personalità, la doppia voce si amalgama perfettamente con la musica e l’ascoltatore apprezza questa esecuzione. La parte centrale del brano è ben fatta; un arpeggio ed un assolo lento di chitarra creano l’atmosfera perfetta per un racconto che non delude, anzi, fa sì che la mente parta per un viaggio immaginario di atmosfere musicali che la band propone, rendendo protagonisti gli ascoltatori. Una delle migliori canzoni dell’intero lavoro fino ad adesso proposte. Settima traccia “Angoscia”: buona traccia cantata in italiano, la voce di Scarlet, con il suo scream acido, si amalgama benissimo con la tematica trattata nel testo, brano angosciante e l’ascoltatore la percepisce del tutto e viene travolto da questo sentimento. Si arriva a fine dell’ascolto angosciati e sembra che si caschi in un pozzo senza fine. Musicalmente perfetta, tematiche, atmosfera e musica adeguate al brano sempre con il loro stile personale senza snaturarsi.

ottava traccia “White Lines” dopo l’angoscia del brano precedente, una canzone più “leggera”. In questa traccia si sente un po’ l’influenza speed thrash; molto buona la scelta di alleggerire l’atmosfera creata dalle due tracce precedenti, facendo in modo che l’ascoltatore si riprenda dall’angoscia della traccia precedente.

L’album si chiude con “Iceberg”: la traccia più lunga dell’intero lavoro (7 minuti e 33 secondi), traccia aggressiva fin dall’intro e con un buon finale, ma l’ascoltatore rimane poco coinvolto, almeno dalla prima parte del brano. Sono sparite le atmosfere delle tracce precedenti. Il loro stile personale si sente, ma manca quel mordente in grado di coinvolgere chi l’ascolta. I cambi di ritmo, in alcuni punti specifici, non aiutano a rimanere concentrati per tutta la durata della canzone. Verso il finale c’è un lungo assolo che però non appare molto coinvolgente. Le atmosfere passano del tutto in secondo piano anche se musicalmente è eseguito molto bene.

Album difficile da giudicare nel suo complesso per via del suo insieme un po’ altalenante, ma nel complesso è un album che si ascolta volentieri. Ci sono margini di miglioramento musicale, per apprezzarlo bene ci vogliono diversi ascolti, lo consiglio a tutti quelli che si vogliono avvicinare all’ horror metal.

 

65/100