23 GIUGNO 2021

Recensione a cura di

Claudio Cerutti

 

Detevilus Project è un progetto che risponde unicamente a Matteo Venegoni  (ex Necrosun) ,che è la mente e factotum del disco.

La one man band, di stanza a Varese, prende vita nel 2010, sposando in toto la causa dell’autoproduzione.

“Reborn” oltre ad essere stato composto e suonato unicamente da Matteo è stato registrato e prodotto nel proprio studio casalingo.

Lo stile proposto è una fusione delle diverse influenze che negli anni hanno segnato il percorso musicale di Matteo.

Si parte dal death metal tecnico passando al djent, al progressive metal, con un occhio di riguardo verso soluzioni melodiche.

La componente Djent si evidenzia principalmente per l’uso dei ritmi serrati e asimmetrici, al progressive si può attestare la melodia ed alcuni passaggi più intricati, al death alcune partiture più secche e brutali.

Da notare l’accordatura bassa,  l’uso di chitarre a 7 e 8 corde,e l’alternanza del cantato growl/clean che danno un tocco di groove/metalcore alla proposta musicale del progetto.

Gli spunti interessanti e personali, come abbiamo visto,pertanto non mancano. Ottima la track di apertura “The mirror Within” molto diretta e bilanciata tra inserti melodici, chitarre potenti, e ottima alternanza clean/growl della voce.

 “Reborn”, usata come singolo apripista dell’album si muove sulle stesse coordinate di potenza e melodia, e insieme a “The mirror within” possono considerarsi come ottimo biglietto da visita del progetto, in quanto fondono  esattamente gli elementi caratteristici della proposta con una certa immediatezza, che fa capire all'ascoltatore su che binari si muove il disco. L’ascolto dell’album scorre bene, passando per atmosfere brutali come la più death del lotto “Origin”, più melodiche come il lento in chiusura “Forgive us”, le ottime strumentali “Carve the flesh”e “Cradle”e la compatta nel riffing “Delirium”.

Buona anche la resa dei pezzi più complessi e lunghi come “Only one” con i suoi 7 minuti. “Reborn” si conferma un buon album di debutto, con un sound vario e interessante che sicuramente potrà essere apprezzato dagli amanti delle sonorità aggressive, che strizzano l’occhio alle tendenze più moderne nel mondo metal.

Non resta che attendere le future mosse del progetto,  confidando in un ulteriore sviluppo più personale della proposta.

Cosa ampiamente a portata di mano data la preparazione tecnica e la volontà dell’artista di cimentarsi con più generi e influenze diverse.

Un plauso a Matteo Venegoni per aver interamente composto, suonato prodotto e registrato l’album con le sue sole forze.

 

75/100