9 FEBBRAIO 2021

Recensione a cura di

Claudio Cerutti

 

I Falhena sono una nuova band piemontese nata tra le province di Cuneo e Torino. Nuova band, ma non certo alle prime armi i componenti, in quanto sono tutte vecchie conoscenze della scena black metal underground tricolore. Mastermind del progetto Naedracht (ex Aivarim e Eptagon) alle chitarre e basso, Summum Algor degli Adversam alla batteria e Katharos sempre dei torinesi Adversam alla voce. Il black proposto dai nostri è diretto discendente della gloriosa scuola svedese con riferimenti nei primi Marduk e Dissection. La band sceglie un monicker piuttosto curioso. La Falena è della stessa famiglia delle farfalle ma rispetto ad esse è un insetto notturno, legata in un certo modo all’oscurità e considerata portatrice di disgrazie, secondo vecchie credenze popolari.

Il fatto di essere un animale notturno non ha giovato a questi splendidi insetti, ispirando nomi piuttosto macabri alle varie famiglie come la celebre falena sfinge testa di morto (dovuto al particolare disegno sul dorso),la falena vampiro ecc.. Difatti fioccano le citazioni delle falene nella letteratura e nel cinema horror.

Passando alla musica i nostri propongono un ferale black impostato su tempi velocissimi, riuscendo però nel mirabile intento di non perdere il gusto per qualche sprazzo di melodia e alcuni stacchi di notevole impatto che rendono più varia la proposta musicale dei Falhena. 

Con un arpeggio spettrale si apre l’ottima “Voices are Whispering” che lascia spazio dopo breve tempo, ad un assalto frontale in piena regola, dove la band viaggia a ritmi forsennati. La furia si placa solo nella parte finale dove i ritmi calano, non a scapito però dell’atmosfera cruda e violenta del pezzo. Da segnalare l’ottimo lavoro alla batteria, dove Summum Algor passa agilmente dal più furioso blast beat a partiture più tecniche e intricate. Davvero ottimo il riffing portante di “Circle”che da vita al massacro sonoro perpetrato dai Falhena. Anche in questo caso i nostri squarciano il nero pece della loro musica con brevi ed efficaci incursioni melodiche. L’intro in mid tempo di “Mother darkness” lascia prendere fiato all’ascoltatore, prima di investirlo nuovamente con una bordata di metallo nero senza fronzoli, con un riff davvero notevole che riporta la mente ai primi anni 90 in Norvegia. 

“Memories”è giocata su riff e atmosfere proto black/tharash anni 80, che anticipa una delle highlights del disco, ovvero la title track in cui vi è una perfetta fusione tra partiture tirate a mille e sulfurei rallentamenti.

Chiude magistralmente l’album forse il brano migliore, la brutale “Ritorneremo” eseguita come al solito su ritmi assassini. La parte centrale del brano è dominata da un riff, la cui linea melodica penetrante è davvero ottima. 

L’ultima strofa del brano in italiano, urlata in luogo dell’abituale scream, è una soluzione efficace che rende il passaggio più evocativo e palesa la sofferenza intrisa in quelle parole. La strofa difatti riprende uno scritto del nonno di Naedracht , reduce della campagna di russia. Ottimo modo per rendergli omaggio e far rivivere la sua memoria, giusto tributo a chi ha così sofferto per la nostra patria.

In conclusione “Insaniam Convertunt” è un ottimo album di duro e puro Black metal (solo chitarra basso e batteria senza niente altro), vario e non monocorde, suonato con perizia tecnica e con uno scream davvero valido. 

Ottima la produzione dell’album uscito per la Hidden Marly. Una delle migliori release di genere del 2020 all’interno dell’underground italiano.

 

80/100

 


Recensione a cura di

Fulvio Giorgis

 

 

La  giapponese Hidden Marly Production, dopo la pubblicazione del capolavoro “Insight” degli Adversam, ci delizia con una nuova perla della scena italica…i Falhena. 

Nati nel 2015 dalle ceneri degli Aivarim , la band annovera nel suo organico Summum Algor e Katharos, rispettivamente  batterista e voce dei sopracitati Adversam, e Naedracth, talentuoso chitarrista e bassista che ebbi  modo di apprezzare, una dozzina di anni fa, nel progetto Eptagon.

Nonostante sia l’album d’esordio, l’esperienza e la perizia musicale di tutti i musicisti coinvolti emerge dalle prime singole note, “Insaniam Convertunt” è un album assolutamente brutale , glaciale e pregno di un oscuro misticismo!!

La breve intro di “Voices are Whispering” viene immediatamente spodestata da un violentissimo riffing di chitarra che molto ricorda i supremi  Setherial di “Nord” ma con uno screaming più aggressivo e maligno, con “Circle” le chitarre tessono delle armonizzazioni plumbee  e tombali alternate ad atmosfere in puro stile Marduk  di “Panzer Division Marduk “ (Christraping  Black metal ?), “Mother Darkness” è solenne e misterica,  malsano omaggio alla suprema di tutte le Madri, ”Memories” alterna parti di chitarra violentissime, Dark funeral style, con atmosfere che trasportano l’ascoltatore direttamente in un girone dell’ Inferno dantesco!.

“Insaniam Convertunt” provoca una sensazione di piacevole solitudine, generata dalla contemplazione della propria anima, maledetta e mestamente errante, “Zombification” trasporta, con la sua atmosfera mortifera, all’ultimo brano “Ritorneremo” che mantiene altissima la tensione emotiva percepita sulla mia pelle per l’intero ascolto dell’album.

“Insaniam Convertunt” è sicuramente uno dei migliori album black metal usciti nel 2020 e riporta la scena italiana all’importanza che merita.

 

85/100