5 OTTOBRE 2020

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

Line-up

Charlotte Esse - Voce

Matteo “TEO” Lassandro - Chitarra Ritmica

Joey Tassello - Chitarra Solista

Davide “DAVY” Rocco - Basso

Fabio Brunetti – Batteria

 

I Five Ways To Nowhere si presentano dichiarandosi come una miscela di chitarre potenti, riff aggressivi e groovosi, una voce graffiante dalle melodie accattivanti ed una sezione ritmica letale. Mescolando Hard Rock e Metal, la band intende creare un sound esplosivo e melodico sulla scia di gruppi quali Halestorm, Guano Apes, Papa Roach ed altri [...] ed una

sfacciata attitudine punk.

Parliamo di questo, a mio giudizio, modesto album hard rock; moderno con influenze hardcore e punk ma con un uso forse eccessivo dell’elettronica. Il metal, in realtà, in questo lavoro è appena accennato, la durata: è di soli 30 minuti ed è composto di 9 tracce. L’album apre con “Love To Hate”: a mio parere questa traccia non riesce a dimostrare appieno l’intenzione della band;si è puntato molto sul commerciale e sull’elettronica tralasciando completamente la personalità ed il coinvolgimento emotivo che dovrebbe caratterizzare un lavoro dall’ attitudine punk.  Anche la seconda traccia: “Obsessed (2020 Version)” ricalca quella precedente ed inoltre la performance vocale è quella che non mi ha convinto maggiormente.

La terza traccia: “Over The Line” è leggermente migliore e più coinvolgente delle precedenti, si rimane sorpresi dal cambio di ritmo e dall’uso modesto dell’elettronica, sembra quasi che gli interpreti siano diversi o più maturi, ma che pecchino sempre di una mancata personalità e scivolino nel commerciale, scopiazzando di qua e di là band e sonorità che davvero hanno un che di già sentito. Ascoltandoli si ha, a questo punto, il dubbio del se la band non sia in grado di avere delle sonorità proprie o non le voglia presentare di proposito; una scelta che potrebbe anche essere legittima se dichiarata fin da principio.

Con la quarta traccia: “Roll The Dice” si ritorna ai livelli delle prime due, una traccia che ad alcuni ascoltatori potrebbe risultare noiosa e indurre ad interrompere l’ascolto dell’intero lavoro. La quinta traccia: “Mr. Grey”, non sembra avere delle connotazioni che possano variare il mio giudizio. Anche la sesta traccia: “Twisted” aggiunge il tentativo di virare su uno stile più moderno  con una voce decisamente più robusta ma che sembra sposarsi malissimo con il tena centrale del brano.

Come non poteva mancare un brano simil-ballad all’interno dell’album? Ed eccolo nella Settima traccia “Vodka Queen (2020 Version)”, brano che però non ha particolarità che facciano deviare il percorso intrapreso.

Eccoci arrivati, alle ultime due tracce; “Slowmotional” e “Wildstyle (2020 Version)”. La prima è una canzone di rock elettronico,  si fa un uso dell’elettronica e del (quasi) tecno-dance, ma ,come nelle tracce precedenti, la mancanza di personalità non crea spunti per interessare l’ascoltatore fino in fondo. Infine,  si arriva all’ultimo brano, perseverando  nell’anonimo “commercialismo” e continuando le scopiazzature metrico-melodiche che hanno caratterizzato il lavoro fino ad ora.

A mio personale giudizio un lavoro davvero non convincente. Sorge davvero spontanea una domanda: se in post-produzione l’album è stato poi analizzato per intero perchè proporlo così?  Se è stato fatto e pubblicato ugualmente, forse, è stata davvero nell’intenzione della band proporre un lavoro spersonalizzato ed utilizzato come mero prodotto economico. Un simile lavoro, inoltre, difficilmente si ritrova proposto da una collaborazione di artisti, dove ogni personalità apporta valore alla composizione ed alla produzione di un album. Nella negatività dell’intero lavoro risalta comunque l’impegno dei produttori e dei mixeristi, i quali hanno presentato un suono pulito e ben equilibrato, ma questo non basta a poter giudicare artisticamente valido  l’album. Purtroppo mi sento di valutare il gruppo solo entro il lavoro presentato e, in questa prova, totalmente insufficienti.

 

20/100