18 NOVEMBRE 2020

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

Line-Up

Gabriele Orlando – Chitarra e voce

Pablo Dara – Basso e voce

Daniele Maggi – Chitarra solista

Federico Fava – Batteria

 

I Forgery System nascono a Pavia nel settembre 2012 con l’idea di suonare Hardcore-Punk e Thrash Metal, ma dopo circa un anno due membri abbandonano il progetto e con una nuova formazione il gruppo si sposta su sonorità Groove e Metalcore. La band partecipa a numerosi concerti in provincia e nel 2016 pubblica il suo primo album: “Distorted Visions”. Con questo primo prodotto i Forgery System intraprendono una serie di date, condividendo il palco con Koza Noztra, Temperance, Pino Scotto, Arthemis, Cayne e altre realtà ancora più underground. La band rientra in studio nel novembre 2019 per registrare l’EP “Demons Among Us”, pubblicato nell’aprile 2020 e anticipato dal singolo “Theatre of Basterds”. L’ep è composto da 5 brani + una Bonus track, “Lost Embers”, presente al momento solo su formato fisico e che sarà pubblicata sulle varie piattaforme verso la fine del 2020. Le registrazioni dell’Ep si sono svolte a novembre 2019 alla Gain Studios di Pavia con Elvio Arosio e Matteo Cidda, mentre mix e master sono stati affidati a Fabrizio Gesuato presso l’Inverno Studios di Alessandria. Le grafiche sono state realizzate da Luca Zanlorenzi. L’album si apre con una intro di 1 minuto e 22 secondi che rende perfettamente l’idea del genere di musica che caratterizzerà la prima traccia. Si tratta di “Unstable”: in linea col loro metalcore, con sfumature thrash e punk, ed in effetti riescono bene a bilanciare questi tre stili diversi risultando in qualcosa di più personale. Si continua con “Theatre of Basterds”: brano intenso per gli amanti del metalcore e del metal moderno, ma con tutti i limiti legati al genere di appartenenza; un brano poco incisivo, le innovazioni sentite nelle tracce precedenti sono offuscate per lasciare posto ad una ricerca forzata di modernità ed alla ripetività. A mio avviso un brano poco coinvolgente che, dopo averlo ascoltato, lascia un senso di perplessità, evidenziato anche dalla scomparsa dell’aggressività naturale del thrash. La quarta traccia “Colourful Worlds”: non poteva mancare, in questo lavoro, un brano ballad, ma sembra di ascoltare dei clichè da gruppo glam degli anni ‘80. È questo un brano in realtà poco aggressivo; la voce in growl in alcuni passi crea disagio all’ascoltatore poiché appare fuori luogo. Il metalcore ora cerca di farsi molto più presente, ma il senso di perplessità dell’ascoltatore fa ancora da padrone. Il metal moderno caratteristico di questa penultima traccia fa da padrone, ma sembra di ascoltare una sorta di cover-band di sè stessi; il senso di disorientamento persiste. l’album si chiude con  la bonus track “Lost Embers [Bonus Track]”; brano veloce ma senza vero mordente, molto simile al brano precedente e le strutture che la band ha inserito non migliorano la situazione. Lavoro, a mio giudizio, poco persuasivo e che evidenzia comunque un notevole margine di miglioramento, a patto di riuscire ad avere un  proprio stile, senza cercare scopiazzature o soluzioni facili.

 

40/100