11 MAGGIO 2021

Recensione a cura di

Dmitriy Palamariuc

 

I Ghost On Mars sono un gruppo italiano, nato nel recente 2019 a Roma, che fanno un peculiare stile, che dondola tra il Dark Metal, Post Rock ed il Progressive Metal. Bello ed intenso è stato il loro primo EP di debuto, intitolato “Lost Signals” in quale presentano cinque tracce ricche di oscure melodie, espressività e ricercatezza, nell’intento di valorizzare al massimo questo prolifero genere che offre tante potenzialità ed ampio margine per far volare la propria fantasia. In queste tracce la band riesce a forgiare sonorità dai tratti quasi onirici in cui l’espressività del clean, coadiuvato anche dalle forme desolanti e dalle armonie “effervescenti”, offre al pubblico un varco al di fuori della realtà in cui poter riversare tutte le proprie angosce, un bivio ripieni di ansie e malumori. Molto buona la produzione, così come decente pure il Soundwriting ed i testi, abbastanza calibrati per un genero così particolare e versatile. Buona la batteria ed il basso, che danno una buona ritmicità e dinamicità ad ogni pezzo, ma allo stesso tempo anche profondità e pesantezza. Molto azzeccati anche le voci, sia la voce pulita che anche il growl, che forniscono senso ed espressività attraverso i argomenti trattati nei testi, come l’universo nella sua immensità, l’oscurità assoluta, e le incognite dello spazio cosmico. Belle le chitarre, che fanno un lavoro titanico lungo tutto il EP, sia in materie drive, con tanti magnifici assoli e stravolgenti riff ritmici, che anche di clean, con dei suoni decisamente Post-Rock, che  danno buona prova del tutto il lavoro svolto dei ragazzi nella realizzazione di questo primo lavoro, a cominciare da “The Black Rose” in cui l’oscurità la fa da padrona per generare uno scenario macabro ed allo stesso tempo meditativo; segue “Lost Signal” dove la band forgia, sempre nell’eterna oscurità, una ritmica più ruvida rispetto al precedente brano ed evidenzia  l’ottima musicalità e l’epicità; molto curioso anche il riff con annesso effetto e la compattezza ritmica di “That Time I Saw The Moon” altra buona prova e forte di una nuova ritmica sobria ma allo stesso tempo spumeggiante nei contenuti; è poi la volta della macabra e desolante “Behind The Sun” forte di una intuitiva struttura miscelata tra suoni acustici e distorti; “From The Darkness” chiude in bellezza  l’Ep per darci un’ulteriore prova delle ottime potenzialità di questa band sia per fantasia, sostanza e qualità musicale in senso largo. Sicuramente una band da seguire anche nei prossimi lavoro. Intanto non ci rimane che goderci per ora questo gioiello, sicuramente ancora acerbo e con ampio margine di miglioramento, ma decisamente prezioso e solido, come una base su cui va costruita un splendido palazzo.

 

 80/100