19 DICEMBRE 2020

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

Heirs Of Fire è un progetto alternative-metal iniziato nel 2017 dall'artista italiano John Legato. La sua musica viene presentata come un metal fatto di riff accattivanti ed energici che si trasformano spesso in arpeggi distorti o onirici, una batteria coinvolgente, cambi di tempo inaspettati, voci pulite ed emotive avvolte da elementi e atmosfere dal feel oscuro, drammatico o esotico. Il principio assoluto di John è tradurre lealmente i suoi stati d’animo in musica, senza comprometterne la purezza a causa di conformazioni di genere, questo lo spinge a creare qualcosa di sempre nuovo, rimodellando i confini del sound, osando con coraggio. Il nome della band si riferisce all’ "umanità", ma è anche collegato alla serie di videogames di Dark Souls.

John scrive i testi e produce le musiche di tutte le sue canzoni dal 2016. I suoi temi principali e fonte di ispirazione sono in parte autobiografici e in parte prendono spunto dalla condizione umana, dal marciume della società o da storie tratte da anime e videogiochi come Dark Souls e Fallout.

John ha appena terminato la produzione del suo primo EP "Pain & Victory" ed è attualmente a lavoro su del nuovo materiale.

Album che a mio giudizio non coinvolge chi ascolta. Contiene 6 tracce e dura 20 minuti e 49 secondi L‘album si apre con “Sweet Danger”: opening deludente, poco coinvolgente, l’ascoltatore rimane perplesso e non viene trasportato nel mondo dei “Souls” e la band, in questa prima traccia, non sembra fare nulla di particolare nulla per coinvolgerlo.

Il lavoro continua con la title track “Pain & Victory”: brano più movimentato del precedente, ma con poco mordente, non si riesce a capire cosa la band voglia davvero esprimere. In questo brano usano molti cliché dell’alternative metal gestiti in modo altalenante, disorientando ancor di più il pubblico. Terza traccia “Corrupted”: brano coinvolgente, il gruppo riesce a produrre qualche cosa di originale e personale, esprimendosi in modo da creare finalmente un certo coinvolgimento dell’ascoltatore nel mondo dei “souls” dove in ogni passo c’è il rischio di morire e questo brano fa respirare quell’atmosfera marcia piena di maledizioni.

Quarta traccia “Undead”: Anche questo brano, come il precedente, risulta più coinvolgente e abbastanza personale, ma se inizialmente le atmosfere della traccia precedente si esprimono anche in questa e si riesce a seguire il discorso musicale, purtroppo, col passare dei secondi risulta ripetitivo e scivola nella banalità.

penultima traccia “Feed The Beast”: brano, a mio giudizio, poco giudicabile e forse troppo “piatto”, ciò che di buono era stato espresso nelle due tracce precedenti viene vanificato, si resta piuttosto disorientati dalle perplessità.

L’album si chiude con “Set Me Free”: è la canzone più lunga dell’intero album con i suoi 4 minuti e 56 secondi, è quasi una ballad lenta e malinconica, l’ascoltatore viene quasi rapito da questo brano, questo sarebbe un buon lancio per andare in radio perché ha tutti i requisiti per essere una hit radiofonica; finalmente L’ascoltatore viene trascinato con forza in ciò che il gruppo vuole esprimere, brano molto coinvolgente che riporta alle tematiche el mondo dei dark souls.

Questo album, essendo un EP, è difficile da giudicare, la band ha molte possibilità di miglioramento, si può esprimere come un lavoro forse mediocre, in cui ci sono alcune buone idee che sarebbero state degne di venir sviluppate meglio. 

 

40/100