12  DICEMBRE 2020

 

Recensione a cura di

Loredana Garra

 

Line-Up: 

Fabrizio Valenti (Guitar & Backing Vocals) 

Fabio Mancinelli (Drums) 

Marco Patarca (Voice) 

Emanuele Gazzellini (Bass) 

Andrea Scarinci (Lead Guitar) 

 

Senza infamia e senza lode questo primo LP dei romani Hybridized, giovane band nata nel 2016 e con all’attivo un EP di 3 brani dal titolo “Mental Connections”.

Composto da 10 tracce, “Hybridized” è un buon mix tra le sonorità che hanno reso grandi Testament e Machine Head, il groove del thrash più moderno e quelle armonie vocali che riportano l’ascoltatore a bands storiche italiane come Braindamage e Broken Glazz! 

La title-track e “Run Away” sono un bel pugno nello stomaco, ma il cantato, nonostante Marco possegga una buona versatilità della voce, con la sua presenza eccessiva, impedisce l’emergere di armonie accattivanti, particolari ed interessanti.

“House Of Night”, con un’energica parte centrale in stile Soulfly, e “Live in a Lie”, tempi veloci alla Sepultura dei tempi d’oro e con un brillante assolo di Andrea, presentano lo stesso punto di critica ed è un peccato perché sono due brani molto coinvolgenti.

L’inquietante intro di “Eyes” ben si amalgama con la violenza delle chitarre (Kerry King e soci?) e una base ritmica che esprime il meglio di sé nella parte centrale del brano, la gogliardia di “Girl of Panama” diverte e concede un momento di respiro… ma è una pausa brevissima perché con “New Generation Cannibalism” si torna a picchiare e si raggiunge un buon livello espressivo con un’ottima base musicale e un ritornello violento e molto catchy!

“Sniper” e “Slaughterer” mi riportano indietro negli anni, quando “Divine Intervention” mieteva vittime di ascoltatori, ma non mi consentono di aggiungere altro a quello detto per i precedenti brani, chiude l’album “Voi” con un cantato in italiano, piacevole e decisamente più convincente rispetto ad una pronuncia inglese scolastica che temo possa essere penalizzante in un’eventuale distribuzione all’estero. 

Nel complesso comunque un lavoro discreto che presenta ampi margini di miglioramento, dal momento che la band è giovane e possiede buone potenzialità che, se adeguatamente sviluppate, potrebbero portarla ad un ottimo livello strumentale e sicuramente a farsi notare dagli appassionati del genere. 

 

75/100