24 MARZO 2021

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Per chi segue la scena black metal italiana, il nome degli INFERNAL ANGELS non suona certamente nuovo. Forti di una militanza di ben 19 anni, condita da (con questo) cinque full-lenght, due mini-cd e due demo, i blackster nostrani hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante all'interno della scena grazie a uno stile peculiare, che unisce black metal feroce ma melodico a atmosfere occulte e rituali, nonché a una attività concertistica di spessore che li ha visti calcare il palco insieme a acts di prestigio quali Behexen, Impaled Nazarene e Satanic Warmaster. Con un simile bagaglio di esperienza, era lecito aspettarsi un nuovo lavoro maturo e di grande personalità, e gli Infernal Angels non hanno tradito le attese. Pubblicato su etichetta My Kingdom Music, infatti, il nuovo album, intitolato DEVOURER OF GOD FROM THE VOID, ci mostra una band nella piena consapevolezza dei propri mezzi, nonché ancora pervasa da una fiamma ispiratrice vividissima. Che ci si trovi di fronte a un lavoro con molte cose da dire lo si capisce fin dalla durata: ci troviamo infatti di fronte a un'opera che sfiora i 75 minuti; una durata senza dubbio notevole, considerando il genere proposto. Ma non pensiate nemmeno per un momento di trovarvi al cospetto di brani dilatati, ammorbati da inutili vuoti e passaggi intellettualoidi buttati lì solo per allungare il brodo e darsi un'aria elitaria e criptica: ciò che la band (composta dall'unico membro originario, XeS, alla voce, Apsychos alla chitarra, basso e backing vocals, Nekroshadow alla chitarra e backing vocals e aiutata dal session drummer Bestia) mette sul piatto è invece un black metal estremamente oscuro, intenso e carico di atmosfere pregne di abissale orrore, eseguito con veemenza e tangibile trasporto emotivo da una compagine più che mai convinta della propria visione artistica. Bastano infatti pochi minuti della stordente opener THE LIGHT OF LUCIFER, introdotta da inquietanti tastiere accompagnate da lugubri rintocchi di campana, per rendersi conto dell'evidente compattezza, nonché chiarezza di intenti, messe sul piatto dai nostri. L'assalto black che caratterizza il brano, fedele specchio del percorso evolutivo e ispirazionale della band, riesce a coniugare evidenti rimandi alla scuola scandinava del genere (norvegia e finlandia su tutti, in virtù di un riffing plumbeo e oscuro, ma non privo di glaciale fascino) con un gusto per l'atmosfera e la melodia dai sentori occulti e arcani nei quali le scene più mediterranee (come quella italiana o quella greca) da sempre eccellono, dando per risultante un sound al contempo decisamente aggressivo e mortifero ma anche foriero di una non banale cupa eleganza. Contribuisce a tratteggiarne le peculiarità una produzione molto azzeccata, grezza e brumosa al punto giusto, ma anche capace di valorizzare degnamente il lavoro dei singoli musicisti nonché di esaltare in modo consono l'atmosfera della loro proposta. E' un blast beat implacabile e feroce quello che ci accoglie alle porte della successiva THE ETERNAL FIRE OF GOLACHAB, brano in cui la band palesa notevoli influenze di marca svedese (primissimi Dark Funeral in primis), pur senza eccedere nella costruzione dei classici fraseggi melodici di cui la suddetta scuola è portabandiera. Il modo di gestire i fraseggi melodici dei nostri, infatti, è senza dubbio più oscuro e rituale (oltre che meno insistito), più vicino a quello di act quali Beherit, Behexen, primi Mortuary Drape e Varathron, e ne caratterizza lo stile in modo fondamentale e decisamente personale. Il modo in cui vengono usati (e questo brano ne è un esempio lampante) conferisce alla musica degli Infernal Angels connotati decisamente intriganti, stordenti e oscuramente psichedelici, risultando essenziali ai fini dell'atmosfera occulta e rituale che la band desidera trasmettere con le proprie composizioni. Va sottolineato come la relativa semplicità strutturale che spesso (come in questo caso) caratterizza lo sviluppo dei brani, coadiuvata da un'evidente padronanza del proprio linguaggio musicale, permetta alla proposta dei nostri di risultare sempre estremamente efficace e centrata, permettendo altresì al comparto atmosferico di emergere in modo sostanziale e congruo a dispetto di una componente ferocemente black pressoché costante. In questo modo, l'intensità esecutiva viaggia sempre a regimi molto alti, permettendo un'esperienza di ascolto costantemente all'insegna della veemenza e contraddistinta da una soglia di attenzione decisamente alta.

Veemenza, veemenza e ancora veemenza, mentre veniamo sconquassati dall'oscuro assalto di FROM THE THRONE OF THAUMIEL, oscura colata lavica di furente e penetrante black metal resa memorabile da alcuni squarci atmosferici tanto soffocanti quanto magniloquenti e da tratteggi di chitarra schizoidi e disturbanti che la band è abile nel rendere quasi “catchy” grazie a una strutturazione del pezzo molto intelligente e intrigante, prima di brutalizzarci i padiglioni auricolari con le mortifere e implacabili trame della devastante THOSE WHO GO FORTH INTO THE EMPTY PLACE OF GOD, composizione a dir poco ferale graziata da un guitar work seriamente infernale, nonché da una prestazione maiuscola da parte di tutti i componenti dl gruppo. Bestia spinge come un forsennato alle pelli, trascinando gli altri membri in una sarabanda sulfurea, blasfema e funerea che non fa prigionieri, colpendo a fondo l'immaginario dell'ascoltatore e stagliandosi come uno degli highligth assoluti dell'intero lavoro. on si arretra di un millimetro, in quanto a impatto e violenza esecutiva, nemmeno nella successiva ANCIENT SERPENT OF CHAOS, splendido rendering musicale dell'altrettanto bella copertina dell'album (opera di Néstor Avalos, già visto all'opera con Bloodbath, Cult Of Fire, Moonspell e Ragnarok). Il brano è, infatti, un gorgo di chaos cosmico reso efficace e di senso compiuto da una band quantomai in palla, capace di snocciolare come niente fosse riff su riff neri come gli abissi siderali, ammantando il tutto con un'atmosfera primordiale e divoratrice dall'impatto emotivo davvero intenso. Ancora annichiliti da cotanto profluvio di ferocia e anti-cosmico furore, restiamo quasi stupiti dall'ammaliante oscurità che caratterizza l'inizio della lunga THAGIRION- SOL NIGER, caratterizzato da un andamento mid-tempo marziale ed evocativo come mai osato prima, in questo album, salvo ritrovare ben presto la consueta verve aggressiva e martellante che è tratto distintivo fondamentale degli Infernal Angels. 

L'intero brano si muove sull'alternarsi di queste due componenti, e vede la band destreggiarsi con estrema sicurezza in entrambi i frangenti, dimostrandosi abilissima sia quando si tratta di donare profondità e incisività atmosferica alle porzioni esecutivamente meno intense, sia quando si tratta di lasciare briglia sciolta alla pura ferocia, unendo le due componenti in modo estremamente focalizzato e coeso e permettendo ai quasi otto minuti di durata della composizione di scorrere in modo decisamente fluido e avvincente, mantenendo costantemente altissima l'intensità espressiva. Un pezzo tanto impegnativo quanto riuscito, in cui va segnalata l'ottima prova dell'ospite Hellhound degli Ad Noctem Funeriis alla voce. Si ritorna su territori di pura ferocia con la successiva DEVOURER OF GOD FROM THE VOID, title track graziata da alcuni fra i migliori riff dell'album e da alcune aperture dai connotati black/death decisamente trascinanti ed efficaci. La parte centrale, in particolare, è pura potenza, col suo riffing ai limiti del death metal a graffiare porzioni mid-up tempo decisamente dinamiche, arricchite da costrutti atmosferici dai rimandi mostruosi e Lovecraftiani.  Un altro brano che, nonostante una durata senza dubbio non esigua (sono, in effetti, solo un paio i brani del lotto inferiori ai sei minuti), scorre molto bene, senza appesantire l'ascoltatore e confermando una volta di più le capacità della band di saper coniugare alla sua tendenza a concepire brani dalla durata importante la capacità di risultare sempre al massimo della propria espressività in ogni secondo degli stessi. E' così che anche brani come le successive THE CORROSIVE ONE (in cui la band mette sul piatto, accanto ai soliti ingredienti fin qui enunciati e sezionati, alcune soluzioni atmosferiche dal gusto orrorifico e cosmico assolutamente spettacolari, con una prova assolutamente grandiosa di XeS dietro al microfono), FAR FROM THE LIGHT OF GOD (uno dei brani più dinamici e strutturati del lotto, che vede la band passare da pachidermici frangenti black doom ad accelerazioni parossistiche e dissacranti, innervando il tutto con trascinanti stacchi black-thrash, voci declamate e momenti in cui le chitarre tratteggiano angoscianti paesaggi atmospheric black) e EMPRESS OF SITRA ACHRA (brano contraddistinto da stranianti soluzioni tanto nell'utilizzo della voce, quanto negli effetti e nelle melodie chitarristiche, soprattutto nell'interessante e inconsueta parte iniziale, prima che il desiderio di ferocia dei nostri riprenda il sopravvento, senza che venga però mai meno l'atmosfera bislacca e trasversale che caratterizza l'alba del brano) riescono a suonare completi, avvincenti e vibranti nonostante le loro durate senza dubbio impegnative, andando a continuare il percorso costantemente coerente di un album che trova la sua massima realizzazione nei nove minuti abbondanti della conclusiva THE FOREMOST AMONG THE ELEVEN, appassionante summa di tutto quanto sentito nel corso di questo lavoro che, fra sfuriate incontrollabili, splendide aperture atmosferiche, ottimi riff ed efficacissimi cambi di tempo (e grazie all'ausilio dell'ospite vocale Discissus dei Necandi Homines), nonché a una splendida quanto inedita apertura centrale, rarefatta e dark come non mai, sigilla in modo definitivo e incontrovertibile un album frutto di un'urgenza espressiva evidente, con moltissima carne al fuoco e con moltissime cose da dire. Un'opera senza dubbio impegnativa, assolutamente sconsigliata a chi, a fronte della durata importante, si aspetta di trovare varietà stilistica e infinite variazioni sul tema. Gli Infernal Angels, infatti, sono perfettamente consci e padroni del loro messaggio e del loro linguaggio musicale, e preferiscono mettere sul piatto la loro anima più radicale e profonda invece che annacquare la propria proposta con inutili divagazioni o sperimentazioni fuori luogo, cercando nella propria personalità la centratura ideale per dare forma compiuta al caotico caos cosmico evocato dalla propria creatura artistica. 

Un album integerrimo, integralista, convinto e convincente, che pone gli Infernal Angels ai vertici della scena nazionale e che gli permette di battagliare senza alcun finto pudore anche in ambito internazionale. Per chi scrive, il loro album migliore. Da ascoltare e riascoltare, abbandonandosi totalmente al potere distruttivo e infra-dimensionale che è in grado di evocare. Promossi a pieni voti.

90/100