23 OTTOBRE 2021

 

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

I Lilyum si formano a Torino per volere del polistrumentista Kosmos Reversum nel 2002. Dopo aver pubblicato un ep nel 2007 con la prima line-up, Kosmos Reversum rimane da solo in formazione e comincia la sua avventura, pubblicando nel 2008 la prima demo tape intitolata "An Absence Of Light", con l'aiuto di Melkor alla voce. Nel 2009 la situazione in line up si consolida con l'arrivo di un altro polistrumentista, ovvero Lord J.H. Psycho. Ora i Lilyum sono un duo e iniziano a comporre il materiale che finirà nel primo full-length della band, intitolato "Ultimatum". Seguono a questo primo lavoro altri sette album, l'ultimo dei quali è "Circle of Ashes", pubblicato a marzo 2021. Nel corso degli anni si sono unito, per alcuni periodi, altri musicisti come il cantante Xes degli Infernal Angels e il batterista Frozen (Arcanum Inferi, Krowos), ma la band è rimasta saldamente in mano a Lord J.H.Psycho e Kosmos Reversum, i quali figurano nella maggior parte degli album ed ep finora pubblicati e che hanno riformato la band in questo 2021, sancendo questo avvenimento con la pubblicazione del nuovo album "Circle of Ashes", uscito in collaborazione tra Vacula Productions e Broken Bones Records & Promotion. PS: Kosmos Reversum e Xes, nel 2011 hanno dato vita al primo e finora unico full-length dei Byblis, intitolato "Princeps Malis Generis", poi ristampato da Warhell Records nel 2016. L’album contiene 7 tracce e la durata dell’intero lavoro e di 40 minuti e 27 secondi, artwork + molto significativo quando lo guardi per la prima volta capisci subito che tipo di tematiche e di sensazioni ti potrebbe dare questo lavoro. La lineup è composta da: Kosmos Reversum: tutti gli strumenti Lord J. H. Psycho: voce, chitarra basso e tastiere. La durata delle tracce non è molto varia si passa da tracce di 3 minuti alle tracce piu lunghe massimo di 8 minuti. Le tematiche principali dei loro testi sono le seguenti: Morte, misantropia, oscurità, follia. L’album si apre con “Exilia”: Buona opening, coinvolgente e piena di personalità, la band è molto brava a non usare i soliti stereotipi del genere riuscendo a trovare soluzioni molto particolari, questo loro modo di comporre e di interpretare il genere piace perché ci mettono inventiva. La batteria martellante, le chitarre distorte al massimo, quasi irriconoscibili sono le armi principali della canzone, la voce da oltretomba si amalgama bene con gli strumenti, le tastiere sono inserite in alcuni punti specifici del brano in modo tale da coinvolgere sempre di più l’ascoltatore; si continua con “Howling Ruins Fall Silent”: brano intenso e coinvolgente, la band aggiunge al loro sound delle parti elettroniche per renderlo più vario e per non renderlo noioso, La minore velocità di esecuzione e la batteria meno martellante fanno percepire tutte le sfumature sonore e visive che il brano vuol trasmettere con la dovuta priorità. Anche se la durata del brano è al di sotto della media contiene molta personalità che viene totalmente trasmessa al pubblico; musicalmente ha una buona esecuzione, l’uso dell’elettronica e l’utilizzo della chitarra acustica nelle parti meno veloci rendono il sound-writing particolare. 

Terza Traccia “Burn the Page”: brano abbastanza lineare rispetto alla traccia precedente, ascoltandolo si rimane stupiti dalle variazioni che la band riesce a comporre,  suscitano curiosità e riescono a mantenere la platea concentrata suscitando anche una certa curiosità. Anche questo brano non ha una durata elevata, ma è pieno di significato, l’ascoltatore viaggia insieme alla band nel mondo da loro creato; Quarta Traccia “Through Vaults of Wounded Lights”: inizialmente brano lento e invocativo, l’ascoltatore rimane rapito dalle atmosfere che la band sta creando e si immerge completamente dell’ambiente circostante, dopo la intro si scatena tutta la loro potenza musicale dimostrando notevole maestria e padronanza passando da uno stile atmospherc ad uno ambient ed al black classico usando soluzioni alternative di notevole pregio. Il basso si sente bene, le tastiere sono inserite strategicamente e non sono molto invasive, tutto viene coronato ed esaltato da una buona voce pulita in modo da creare un’armonia perfetta.  Pur essendo della durata di circa sette minuti è molto armonico e l’audizione è piacevole. quinta traccia “Titanomachy Revived”: con i suoi otto minuti e quarantuno secondi è il brano più lungo dell’intero lavoro, molto veloce e interessante, inoltre la voce in scream, quasi proveniente dall’oltretomba, lo rendono molto coinvolgente, pur non facendo uso di strumenti particolari e rimanendo su note classiche questa canzone non è noiosa. La soluzione adottata nel finale con le percussioni che ritmano una marcia pesante, che a primo ascolto potrebbe sembrare impropria si rivela invece pienamente ben riuscita, personalizzando il tutto senza però snaturare lo stile.  settima Traccia “Iron Thrones Atop Kingdoms of Dust”: veloce ed evocativa che conduce verso la fine del lavoro. I mosh che i musicisti e i mid-tempo che la band ha inserito del soundwrithing del brano ricordano influenze doom, soluzione sonora molto apprezzata dal sottoscritto. L’album si chiude con la title track “Circle of Ashes”: brano molto particolare, la voce in scream robotica, si amalgama bene con gli strumenti e il sound, si rimane colpiti emotivamente, la band è abile a non cadere in ripetizioni sonore personalizzano ogni volta il sound. Brano complesso e non di facile comprensione al primo ascolto, è consigliabile un’audizione ripetuta varie volte per poter apprezzare a pieno la complessità sonora imposta dai ragazzi, chi l’ascolta rimane ammaliato dalle espressioni musicali trasmesse e i musicisti dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, di avere piena padronanza dei loro strumenti. Album di non facile assimilazione, va ascoltato più volte per comprendere la complessità del lavoro; l’apertura mentale e la mancanza di pregiudizi sono essenziali per poter apprezzare il tutto, le soluzioni offerte dalla band sono varie e nascoste in ogni traccia, questa soluzione compositiva non è di facile comprensione, ma volta entrati del mood del lavoro è abbastanza immediata. Anche se la durata dell’album non è eccessiva ed è composto da sole sette tracce questo lavoro risulta particolarmente ostico per i novizi del genere, ma altresì interessante per i veterani e gli amanti di questo genere particolare. La registrazione è molto grezza che sposa bene con il loro sound. Questo tipo di registrazione personalmente mi piace molto perchè credo che il black non vada pulito eccessivamente in fase di mixaggio dell’album; purtroppo degli ultimi anni la pulizia del suono, in tutti i generi e soprattutto i più estremi, viene fatta anche in maniera eccessiva snaturando la vera essenza del genere. Lo consiglio solo agli amanti di questo genere 

 

80/100