28 SETTEMBRE 2020

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

I Rising Sunset nascono nel 2001 grazie al fondatore Carlo Calamatta. L’intento della band è di mandare un messaggio significativo sulla vita, la morte, la spiritualità, divinità e misticismo e su questa base nel 2006 esce il loro primo EP Rhema, seguito da Equinox nel 2012, considerato come una pietra miliare del metal sinfonico.  

Passano gli anni e i Rising Sunset hanno una scossa interna che porta all’abbandono di alcuni componenti e ad un riassestarsi degli equilibri e dello stile musicale. Il sound passa in maniera naturale da metal sinfonico a symphonic gothic, acquisendo caratteristiche quali testi cupi, riff potenti di chitarra, un’alternanza di voce lirica femminile e growl maschile, il tutto ascoltabile nella loro terza uscita, Decretum. 

Oggi andiamo a parlare del loro quarto album, De Mysterium Tenebris, che mostra un sound ancora più maturo, passato ora ad un blackened death metal che porta l-ascoltatore in un viaggio fatto di melodie melancoliche, un alternarsi continuo di black e death metal, growl, scream e una solida batteria. Ma andiamo nel dettaglio. “Storm over the Citadel” è una traccia dal sapore triste e decadente, scarso in sonorità black e death a favore di un’atmosfera gotica. Non che in questo caso sia un difetto, perché la traccia è godibile. Buono l’alternarsi di voci scream e gowl e il lavoro delle tastiere nel costruire l’atmosfera.“Gluttons of the pre-dilluvian” prosegue il mood della canzone precedente, arricchendolo con pesanti riffs di chitarra e furiosi blast-beat ed in generale con un mood più orientato sull’aggressivo. 

“Serpent of Eden”, di cui esiste il lyric video, esaspera un’atmosfera decadente ed oscura con elementi black metal e tastiere che simulano una orchestra. La traccia è una buona scelta per presentare il disco in quanto finora riassume i punti chiave della band. “The Book of Enoch” viene introdotto da dei gorgheggi femminili per poi continuare con un’atmosfera priva di speranze, rafforzata da tastiere, voce e dai riffs taglienti di chitarra.  “Rise of the Behemoth's Agony” mescola al meglio elementi goth/sinfonici con l’aggressività e la cupezza dei riffs black metal. Finora la traccia più riuscita, ottima per un viaggio di sola andata in un abisso di oscurità e apocalisse. 

“The Harlot riding the Beast” accoglie l’ascoltatore con una intro orchestrale per poi proseguire nell’esplorare i recessi dell’escatologia cristiana, stavolta parlando della prostituta di Babilonia. Per la title-track “De Mysterium Tenebris” i Rising Sunset sfoderano tutta la loro aggressività per dar vita ad una tagliente traccia dove orchestra e black metal si incontrano e scontrano in un’infinita lotta. 

“Abode of the living Dead” mostra un’aggressività diversa dalle precedenti: gli elementi cui I Rising Sunset ci hanno abituato ci sono sempre tutti, ma qui si nota un’attenzione particolari a ritmi e passaggi, dando all’ascoltatore una traccia articolata e mai banale. “Fate of the Tribulation” esaspera il lato orchestrale per donare un’ultima traccia oscura e malvagia. In conclusione, “De Mysterium Tenebris” è un album compatto e coerente sia nel suo concept che a livello musicale. La produzione è chiara e cristallina ed ogni strumento viene valorizzato senza sovrapporsi agli altri, rendendo l’ascolto piacevole. Un disco must-listen per i fan di gruppi come Cradle of Filth e/o Dimmu Borgir. 

 

80/100