Recensione a cura di

Alessia VikingAle 

 

I SVNTH (abbreviazione di Seventh Genocide) sono un quartetto formatosi nel 2006 a Roma, anche se il loro primo promo risale solo al 2011. Negli anni i SVNTH hanno costantemente alzato l’asticella del loro lavoro, e avendo chiara la loro direzione fin dai primi lavori hanno lavorato in maniera costante per affinare il loro sound. Oggi parliamo del loro terzo full-lenght, ovvero “Spring in Blue”. Realizzato presso lo studio “Menegroth: The Thousand Caves” di Colin Marston a New York (dove sono usciti dischi degli Agalloch e/o degli Altar of Plagues, giusto per citare due nomi) e registrato direttamene dal vivo, con questo disco il quartetto capitolino evolve la loro formula combinando esplosioni atmospheric black metal ad un vasto spettro di influenze rock. Tema del disco è il raccontare la perdita di qualcuno durante l’infanzia ed essere forzati ad affrontare situazioni più grandi di noi stessi, passando per un’analisi cosmica sulla natura illusoria dell’esistenza umana e sulle conseguenze della tecnologia sulla vita umana.  Compito di aprire il disco tocca a “Who is the Dreamer”, traccia di soli strumenti atta a far entrare l’ascoltatore nel mood del disco. “Erasing God’s Tower” è una traccia dove viene trattato il paradosso dell’esistenza umana, dell’uomo che crea divinità per innalzare loro torri enormi, e della ciclicità degli eventi. La canzone si prende un lungo tempo per ingranare, dando tempo al climax di arrivare, per poi proseguire alternando fasi più tranquille a fasi caotiche fino all’esplosivo finale dove troviamo anche Angela “Diora Madama” Radoccia a dare man forte alla musica con le sue backing vocals. “Parallel Layers” segue uno schema musicale analogo alla precedente canzone, dando un’idea di ricerca interiore di pari passo con le liriche, che descrivono un viaggio senza fine ne scopo, fatto in una pianura arida quanto l’anima di chi la percorre, dando tuttavia un’impressione sul finale che la ricerca non sia vana, che ci sarà qualcosa oltre l’orizzonte. “Wings of the Ark” mostra un lato aggressivo fin dalle prime note, a contrastare il mood più introspettivo della precedente canzone. Troviamo anche in questa traccia un guest: trattasi di Marco Soellner che con i suoi vocalizzi stempera l’atmosfera aggressiva in un passaggio dal sapore post-rock. “Chaos Spiral in Reverse” è uan traccia lunga, intricata nella sua costruzione e complessa nelle sue liriche. Anche qui troviamo dei guest, ovvero Josiah Babcock alla batteria (aggiuntiva) e lo stesso Colin Marston alla chitarra “Warr”. La canzone da un senso di decadimento e trasformazione verso l’ignoto, in un momento in cui ogni certezza svanisce verso una nuova identità, che sembra andar formandosi nell’ultima parte di canzone. Con “Sons of Melancholia” arriviamo al capolinea del nostro introspettivo viaggio. È una traccia dalle ispirazioni post rock e dal sapore malinconico. Definita come “un’ode alla tristezza e alla nostalgia”, vede ancora la partecipazione di Angela “Diora Madama” Radoccia a “Spring in Blue” è un disco che riconferma la qualità dei SVNTH nel lasciare la propria impronta in un genere all’apparenza saturo, facendo un notevole salto in avanti rispetto ai lavori precedenti. È un’uscita imperdibile per gli amanti del metal estremo contaminato da influenze atmosferiche e post, soprattutto se cercate liriche non scontate e tanta introspezione. 

 

 

80/100