20 FEBBRAIO 2021

Recensione a cura di

Alessia Viking Ale

 

Taured è il nome di un progetto musicale relativamente giovane, nato nell’autunno del 2018 in provincia di Varese e composto da Daniele Mack Finocchiaro, Jacopo e Davide Di Pierro, coinvolti da Vincenzo Morreale in un progetto strumentale dove si fonde doom, psichedelia, post rock e passione per le storie misteriose e film sci-fi. Da queste premesse prende vita il primo ed omonimo disco del progetto, “Taured” appunto, uscito il 31 ottobre di quest’anno su tutte le piattaforme digitali. Il concept di Taured vede protagonista il mistero, quelle storie inspiegabili che non si sa se crederci o meno (ma una parte di noi vorrebbe lo fosse), ma intanto lasciano con il fiato sospeso e la pelle d’oca. I Taured dedicano una storia inspiegabile a ogni continente terrestre, per fare un viaggio nell’inspiegabile a livello mondiale. Il nostro viaggio inizia con “Lake Vostok”, non solo il titolo della prima traccia ma anche il più grande lago sub glaciale sotto la calotta di ghiaccio nell’Antartide. Il 5 febbraio 2012, nel trafiggere la lo scudo di ghiaccio sopra il lago, un team di scienziati ha rilevato una forte anomalia magnetica, dovuta alla presenza di uno strano elemento metallico, di forma circolare e dal diametro molto esteso. Ufo? Meteorite? O qualcos’altro ancora? 

Per questo tema, i Taured hanno intavolato una canzone che travolge con il suo tocco gelido. All’inizio batteria e chitarra si inseguono schizofreniche per trascinare l’ascoltatore nell’abisso e portarlo alla fase successiva del brano, in cui gli arpeggi lenti fanno da sottofondo durante l’esplorazione degli abissi, per poi incedere costante verso una risalita costante verso la superficie. “The Man of Taured” è una storia ambientata in Giappone nel 1954. All’aeroporto internazionale di Tokyo arriva una strana persona proveniente dall’Europa, che alla dogana dichiara di essere lì per un viaggio d’affari. Il suo passaporto riporta la scritta “Taured Passport” e i funzionari, interdetti, cominciano ad interrogare la persona su dove fosse Taured mentre verificano se il documento è contraffatto. Incapaci di venire a capo dell’enigma, l’uomo viene trasferito in una struttura apposita per fargli passare la notte, con due guardie armate fuori dalla porta. Peccato che la mattina seguente, aprendo la porta, gli agenti trovarono una stanza vuota: l’uomo era sparito nel nulla. In tutta la canzone si sente l’alone di mistero, unito più avanti alla frustrazione per il caso mai chiarito. La canzone prosegue per il suo minutaggio senza particolari svolte se non un cambio frenetico passata la metà del brano dove la batteria accelera come il cuore degli agenti di polizia nello scoprire che la stanza dove alloggiava l’uomo di Taured è vuota. “Monolith” parla di Uluru (o Ayers Rock), un’imponente massiccio roccioso situato in Australia, sacro per gli antichi aborigeni e luogo di antichi miti e leggende. La parte di superfice visibile è solo un ventesimo di quanto è realmente grosso Uluru, rendendolo in pratica un iceberg fatto di roccia arenaria. A fronte di ciò alcuni studiosi ipotizzano che Uluru sia in realtà una luna terrestre precipitata e conficcatasi sul suolo terrestre. 

La canzone intera è intrisa di ispirazioni che riprendono ritmi tribali mescolati con drone e prog-rock, con un’infarinata finale che sa di western e deserti sconfinati. Anche in questo caso non abbiamo particolari ribaltamenti di ritmo ma il brano è ben lungi dall’essere noioso, i suoi ritmi costanti e i suoi riff ripetuti all’infinito hanno il ruolo di calare l’ascoltatore nell’atmosfera misteriosa di Uluru, come se stessimo facendo un’escursione sulla sua cima. “Wardenclyffe” è il nome di una delle prime torri aeree per la trasmissione senza fili, nota anche come Torre di Tesla, dal nome del suo creatore Nikola Tesla. Il caso trattato da questo brano si chiama “evento di Tunguska” con cui ci si riferisce alle conseguenze di un forte impatto (o esplosione, non è ancora chiaro) avvenuta il 30 giugno 1908 che spazzò via decine di milioni di alberi e generò un bagliore visibile a 700km di distanza. Cosa c’entra Tesla? Una delle teorie più affascinanti lo vede responsabile di ciò mentre testava la sua torre Wardenclyffe generando un fascio energetico capace di raggiungere i 30 megatoni. Con questo brano torniamo in territori granitici, in cui il suono si fa duro e spigoloso coadiuvato anche dalle forti note di basso e i ritmi sono serrati come nella migliore tradizione doom/post rock. Un brano notevole soprattutto nella parte finale, dove dopo un intermezzo fatto di disturbi elettromagnetici e (presumibilmente) un estratto di un discorso di Tesla, cui segue un potente finale. A sentire il titolo “Fairy Circles” si può pensare a qualche leggenda del folklore scozzese, invece parliamo di zone circolari prive di vegetazione e circondate da un anello di erba alta distribuiti in maniera irregolare lungo il margine orientale del deserto della Namibia meridionale, dall'Angola fino alla parte nord occidentale del Sudafrica. I cerchi hanno una “vita” media di 24 anni, anche se alcuni di essi raggiungono anche i 75 anni. La loro apparizione è a tutt’ora oggetto di studi ed ipotesi. Il brano dedicato è uno splendido viaggio all’apparenza tranquillo, dove chitarre e basso scorrono tranquilli lungo il minutaggio, mentre la batteria contrasta violentemente la tranquillità dei riffs mostrando un ritmo frenetico.

 “The Strange Case of P. F. Zanfretta” narra le vicende che vede coinvolto Pier Fortunato Zanfretta, metronotte in pensione “reo” di aver avuto ben undici episodi di incontri ravvicinati del 3° e 4° tipo con esseri alieni di tipo rettiliano. Le dichiarazioni di questi incontri ravvicinati comprendono descrizione accurata del loro aspetto, nome del pianeta d’origine e discorsi riguardo il perchè loro si siano insediati qui sulla terra e i loro intenti (pacifici, specifichiamo). A tutt’oggi non si è in grado di verificare la veridicità di tali affermazioni, ma gli psicologi che sottoposero il signor Zanfretta a sedute di ipnosi regressiva dichiarano che le dichiarazioni fatte dall’uomo sono in buona fede.  Il brano inizia con un estratto audio di una sessione di ipnosi e con quest’atmosfera a metà tra sogno e realtà sembrano avere intenzione di indurre l’ascoltatore a lasciarsi andare verso una dimensione onirica, ma a metà brano la batteria sussulta con forza seguito dagli altri strumenti, dando un brusco cambio di direzione verso un finale frenetico. In conclusione, quest’opera prima dei Taured non può che essere promossa, sia per i temi trattati che non annoiano mai sia per l’alta qualità dei brani proposti.

 

80/100