1 MAGGIO 2021

 

Recensione a cura di

Claudio Cerutti

 

I The Dhaze sono un power trio napoletano composto da  Simone Pennucci (voce/chitarra), Vincenzo La Tegola (basso/cori) e Lorenzo Manna (batteria). Anche se la band è di recente formazione, i  componenti arrivano da diverse esperienze nell’underground partenopeo. Lo stile dei nostri si può inquadrare come stoner rock contaminato dalla non troppo celata passione per la psichedelia e il rock dei ‘70 con puntate  di hard rock, grunge e alternative. I The Dhaze riescono egregiamente nel loro intento di creare un sound personale e riconoscibile, fondendo le loro diverse influenze musicali.

Influenze che sono state assimilate dalle band di riferimento del trio napoletano, come gli All Them Witches, Kyuss, Black Sabbath, Pink Floyd, Tool ecc..

Nel 2020 esce il loro album di debutto “Deaf Dumb Blind” per la “Sound Effect Records”. Dopo un breve intro strumentale dalle forti tinte psichedeliche, parte l’ottima “Neurosis” con un riff lento e davvero incisivo che apre ad una serie di assoli dal caldo sapore di blues.

La voce è ben incastonata nel brano, potente calda e anche un po roca, che rimanda immediatamente alla scuola di Seattle. Ottimo il finale del brano con il riff portante molto bell0 e la voce sempre in primo piano.

“All My Masks” è un piacevole brano di hard rock, dal pregevole assolo  e una successiva puntata in territori progressive, con un bel ritornello che si stampa in testa sin dal primo ascolto. Dopo il ”lento” del disco “Death Walks With Me” , troviamo “Blind” brano piuttosto lontano dai lidi dello stoner e più incline alla psichedelia lisergica con le tastiere in sottofondo che contribuiscono in larga parte a creare l'effetto ricercato dalla band. Con la successiva “Dumb” e il suo incedere iniziale pesante, quasi doom, la band cambia nuovamente direzione spostandosi su coordinate più vicine all’alternative anni 90. L’album si chiude alla grande con la lunga suite “Like a Picture/Empty Lake” divisa in due parti in cui la prima unicamente strumentale. In questo brano la band acquisisce più aggressività, data dal notevole riff iniziale con sconfinamenti nel metal, e dalla voce più aggressiva del vocalist. Questo brano insieme a “Neurosis” sono da considerarsi, a parere di chi scrive, gli highlights del disco. I The Dhaze hanno realizzato un bel disco d’esordio ben suonato, ricco di influenze e sfaccettature differenti.

Manca forse un “pezzo da novanta” nella parte centrale del disco, che avrebbe senz’altro fatto alzare ulteriormente l’asticella del disco.

Pregevole l'artwork del disco ad opera dell'artista Napoletano Ernesto Nuss.Ottimo esordio avanti cosi!

 

76/100