28 APRILE 2021

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

La copertina fumettosa e coloratissima (ideata dal chitarrista/cantante della band, Fabri, e realizzata da Niccolò Misrachi) farebbe pensare immediatamente agli ennesimi epigoni del thrash metal “Bay area style” come tanti se ne sono sentiti in questi ultimi anni di forte revival per quelle sonorità, ma nella musica dei thrasher milanesi TORMENT, come senza dubbio sapranno quelli che li seguono da un po' di tempo, si rivela fin da subito molto più di questo. Sebbene evidentemente ancorati all'epoca d'oro del thrash metal (gli inimitabili anni 80), infatti, i Torment da sempre prediligono un approccio più “raw and brutal” alla materia, preferendo costruire la propria proposta su influenze quali Slayer, Exodus, Possessed e primi Dark Angel (per quanto riguarda la scena U.S.A,, ma non mancano nemmeno influenze dal vecchio continente, coò fantasma dei primi Destruction, Sodom, Kreator e Bathory ad aleggiare in più di un frangente), piuttosto che sul sound più raffinato e “moderato” di band quali Metallica, Megadeth o Testament. Nati nel lontano 2002 da un'idea di Fabri e del thrasher (Christian) e con alle spalle una biografia degna di una telenovela (visti gli innumerevoli stop e cambi di line-up), che non gli ha comunque impedito di pubblicare due full-lenght (il debutto “Suffocated Dreams” del 2008 e il come-back “The Damage Is Done” del 2012) e un ep (“Scar Remains” del 2010), i Torment giungono al traguardo del terzo full nel corso del 2020 col qui presente THE WAR THEY FEED, pubblicato su etichetta Punishment 18 Records. Assestatisi per l'occasione in una formazione a tre che vede il già citato Fabri alla voce e chitarra, Gius alla batteria e Ugo al basso, i nostri danno subito fuoco alle polveri con l'arrembante opener POWER ABUSE, ideale manifesto programmatico della loro proposta che, fra riff taglienti a metà strada fra Exodus, Destruction, primi Slayer e Possessed (soprattutto per l'uso di alcune soluzioni che andranno poi, storicamente, a generare successive scene estreme come quella death e quella black), ritmiche furibonde sapientemente alternate a momenti più pesanti e vocals al vetriolo (che rimandano immediatamente ad acts quali Sodom e primissimi Bathory), mettono in mostra la capacità (sviluppata nel corso di un'esperienza ormai quasi ventennale) di partorire brani dalla straordinaria efficacia e dalla gustosissima ferocia, in cui l'assalto sonoro riesce ad essere costante ma allo stesso tempo non monodimensionale o stereotipato, pur senza tradire alcuna delle proprie influenze di base. A contribuire il modo sostanziale all'efficacia di quanto proposto, una produzione (curata dall'attivissimo Carlo Meroni presso i suoi ADSRdecibelstudio) “vera” e grezza il giusto, capace di far suonare il lavoro in modo decisamente potente e chiaro pur rifuggendo (in modo evidentemente volontario) la maniacale plasticosità di alcune produzioni odierne. Lo spettro degli Slayer aleggia prepotentemente sull'inizio della successiva NOTHING TO TELL, prima che l'anima proto-estrema della band prenda il sopravvento (non mancano nemmeno intensi stacchi in blast-beat), gustosamente spezzata da soluzioni più ricercate. Il brano si rivela estremamente interessante proprio nella sua capacità di suonare molto coeso a fronte di un dispendio di influenze e soluzioni notevolissimo (per di più, concentrate in un lasso temporale decisamente esiguo), mettendo in luce non trascurabili doti in sede di arrangiamento da parte di una band capace di dare forma compiuta in modo apparentemente molto semplice e naturale a una fase di transizione della storia del metal che ha fatto ( e fa tutt'ora) impazzire fan e addetti ai lavori.

Pezzo davvero splendido. La successiva PARALYSIS è l'ennesima conferma di quanto il lascito della band di Tom Araya e soci abbia influito sulla formazione musicale dei Torment, abilissimi nello spingere determinate intuizioni in un territorio in cui gli Slayer non si sono mai effettivamente avventurati, cioè quello del metal estremo tout-court, grazie a un approccio mutuato dai già citati acts europei “borderline”, generando così una sorta di “anello mancante” quantomai godereccio per tutti gli amanti di suddette sonorità. Una composizione travolgente ma non priva di momenti più articolati, graziata da un'ottima prova di insieme di tutti i musicisti, con una menzione particolare per la chitarra di Fabri, sempre tagliente e ispirata tanto nel riffing quanto nei sempre calibrati momenti solisti. Pura “ignoranza” Bathory/Sodom-style è ciò che ci aspetta nella slabbratissima e scabrosa tiltle track THE WAR THEY FEED, arcigna e brutale come non mai, anche quando le cose si fanno più affilate e meno marce come nella seconda parte, dove il thrash roboante (figlio dei migliori Destruction e dei primi Dark Angel) prende il sopravvento. Uno dei brani più “in your face” dell'album (ed è tutto dire), degno del ruolo che ricopre in quanto specchio fedele dell'attitudine dei Torment. Pura goduria estrema è invece ciò che ci aspetta nella terrificante THE TUNNEL, selvaggia composizione che, grazie alla sua furia iconoclasta (sorretta da furibondi blast beat e riff spesso al limite del death metal), non avrebbe affatto stonato su un album come “Genesis XIX”, ultimo nato in casa Sodom. L'autocompiacimento guascone e luciferino con cui la band ama spingere sempre un po' più in la l'asticella dell'aggressione sonora è evidente e quantomai coinvolgente, e conferisce all'intero lavoro il quid giusto, figlio di una sincerità artistica palpabile, per abbattere le barriere fra band e ascoltatore. Risulta infatti semplicissimo, ascoltando questi brani, immaginarsi sotto il palco di un piccolo club sudato, mentre la band spinge a più non posso e ci si prepara all'ennesima carica del mosh, mentre l'inizio della successiva EXPLODE colpisce come un macigno, e la seguente esplosione di pura ferocia rade al suolo le residue resistenze. Si tratta di un brano estremamente dinamico, in cui la band, dopo una serie di composizioni spezza-collo, si diletta ad alternare sfuriate ferocissime a compattissime aperture mid-tempo, il tutto racchiuso in poco più di tre minuti all'insegna della pura efficacia. Ci si fa ancora malissimo nell'impietosa GREED, brano di grande impatto in cui la band arricchisce la sua tavolozza stilistica con aperture in odore di grezzo hard-core che non possono non rimandare al melange sonoro degli albionici Onslaught e dove, in mezzo a un compendio di soluzioni quantomai variegato, trovano spazio anche aperture groovy decisamente azzeccate e funzionali. Tutto ciò ci permette di rimarcare ancora una volta la capacità della band di saper concentrare una notevole quantità di spunti in composizioni molto brevi e ficcanti, riuscendo così ad evitare qualsiasi possibile ridondanza, il tutto senza rinunciare mai all'impatto incendiario che la contraddistingue. La band, infatti, nonostante una proposta devastante e quantomai impattante e brutale, denota nel suo modo di comporre una notevole complessità di fondo, indice di una creatività che non si accontenta di adagiarsi sugli allori di soluzioni storicamente vincenti, ma che necessita di continue sfide e freschezza, proprio come accade nella riuscita strumentale ALIENATION. Il compito di chiudere il disco spetta alla frizzante e impetuosa SURVIVAL, brano marchiato a fuoco dall'ormai acclarata capacità dei Torment di affastellare riff vincenti su riff vincenti, creando incontenibili flussi di thrash metal estremo di grande intensità. Un brano che colpisce duro e fondo, rimarcando tutte le qualità delle band precedentemente espresse in questa disamina e sigillando in modo perentorio e quantomai efficace un album davvero ottimo, che farà la felicità di tutti gli amanti del thrash metal più furioso e del sound tipico dei primi vagiti della scena estrema e che ci riconsegna, dopo un periodo decisamente travagliato, una band che è senza dubbio uno dei fiori all'occhiello della scena italiana. Promossi su tutta la linea. Consigliatissimo.

 

85/100