25 GENNAIO 2021

Tracklist

1. Rivergirl

2. Stay

3. Gem of the Ocean

4. She

5. La Belle Dame

 


 

Recensione a cura di

Jenn Samael Lotti

 

Torna Valerio Bruner, a distanza di un paio d’anni  durante i quali si è  dedicato a concerti ed esibizioni dal vivo, con  il secondo disco, La Belle Dame (2020). Il cantautore e drammaturgo di origini napoletane mostra una forma d’espressione più ampia e incisiva rispetto al lavoro precedente, Down the River (2017), traendo ispirazione dal rock e dal cantautorato americano. Si tratta di un lavoro interamente dedicato alle donne che l’artista racconta attraverso il proprio punto di vista. Sono le storie di donne che lottano per comprendere il valore della propria individualità e affermare la propria indipendenza, “donne in un mondo di uomini”. Se il primo lavoro discografico guardava principalmente al folk americano, questo rivolge lo sguardo verso il rock  nella sua forma più sincera e diretta. L’album “La Belle Dame”, distribuito da Volcano Records & Promotion Label è stato registrato presso il Brutus Vox Music Recording Studio di Torino. Mix e Master sono a cura di Alessandro Liccardo. La tracklist è composta da cinque brani che alternano ballate rock e brani più ritmati. È un disco sincero, ricco di spunti e riflessione. Ciascuna delle cinque tracce racconta la vita di una donna, sia essa una madre, una figlia o un’amante, ognuna di queste protagoniste è descritta con delicatezza e rispetto. L’album si articola come un viaggio che, dalla prima traccia, ci conduce attraverso mete sconosciute, misteriose e tutte da scoprire, iniziando con “Rivergirl”. Si tratta di un brano spumeggiante e grintoso, eseguito ottimamente, che invoglia a proseguire l’ascolto. Impossibile non notare il sound  molto americano che rivela la passione dell’artista per Bruce Springsteen. “Stay” va ad aumenta un po’ il ritmo pur rimanendo sulle stesse coordinate. Seguono la più introspettiva “Gem Of The Ocean” e “She”, una ballata di più ampio respiro, più nella norma ma sempre di discreto livello. Al termine del viaggio troviamo la title track, caratterizzata da un’ intro particolarmente incisiva e dalla presenza dell’ armonica utile a spezzare la cadenza altrimenti troppo regolare delle battute. Pur non eccedendo in virtuosismi, la voce risulta gradevole e calda, ben adatta al genere. L’interpretazione è godibile, anche se a volte, forse può risultare un po’ troppo classica e non brilla per eccessiva originalità. Sono solo pochi brani, ma che riescono a scavare nel profondo, tra sogni, immaginario e sentimenti. Ciascuna traccia si lascia ascoltare ed il tutto risulta simpatico e scorrevole. Qualche accenno lievemente “folk” cerca di spezzare la monotonia. Si tratta nel complesso di un album che, pur nella sua semplicità, riesce a non essere banale e  a restare sopra la media. 

 

70/100