16 AGOSTO 2019

Recensione a cura di Jonathan Rossetto

Gli Alive sono una band romana che lo scorso 29 marzo ha pubblicato il proprio nuovo lavoro, il “Lookin’ for a future” che in questa recensione verrà preso in esame.

Il sound proposto è un hard rock molto classico particolarmente rispettoso delle istituzioni ottantiane più importanti, senza dimenticare influenze blues e venature heavy, soprattutto queste ultime, che hanno un certo peso all’interno dell’economia generale.

Per quanto il disco funzioni senza episodi insufficienti, proponendo pezzi capaci di divertire e che danno l’impressione di essere stati tirati fuori dalla macchina del tempo, il problema, se osserviamo il tutto da un altro punto di vista, è proprio questo; “Lookin’ for a future” è uno di quei lavori che sa cosa è, svolge il suo lavoro, in questo caso anche discretamente bene, ma che a conti fatti non aggiunge nulla di veramente fresco al contesto musicale odierno.

La produzione è tutto sommato buona, e il songwriting dei pezzi, accettando tutti i compromessi del caso, fa il suo mestiere; Non si può nemmeno criticare chi suona perché a livello tecnico tutti e cinque sono molto preparati.

Per cui dove sorge il problema, sempre che si possa definire tale? Ogni volta che si termina la scaletta l’unica cosa che rimane è lo scoprire quante citazioni ci sono in una canzone oppure, spesso e volentieri, difficilmente ci si ricorda dei dieci brani proposti, fatta eccezione dei soliti due o tre episodi. È uno di quei dischi ben fatti, pieno di ottimi momenti, ma che, paradossalmente, non lascia nulla a lungo termine.

Senza voler rigirare ulteriormente il coltello nella piaga, una di quelle tracce degne di menzione è sicuramente la title track “Lookin’ for a future”; discretamente varia nella sua proposizione, con un riff d’apertura classico ma funzionale ed un buon assolo.

Per quanto stereotipate le due ballad “In my nights” e “Stand up” sul momento sono piacevoli da ascoltare; e la stessa cosa si potrebbe dire di episodi discreti come “Our last time” o “Leave me” che ha un inizio che grida Guns N’ Roses da ogni poro.

Per cui “Lookin’ for a future” è un lavoro non semplicissimo da valutare perché se dato in mano ad un nostalgico fa sicuramente una più che buona figura, mentre qualcuno che cerca qualcosa di nuovo, non necessariamente innovativo, e che sappia di fresco è molto improbabile che lo ascolti più di una o due volte.

In poche parole è un lavoro che va a pelle e che soddisferà una porzione ben precisa di utenza. 

Merita una possibilità? Inviterei comunque a provare, dato che per alcuni potrebbe riservare qualche piccola sorpresa.

 

65/100