2 NOVEMBRE 2019

Recensione a cura di

Mauro “ Micio” Spadoni

 

Devo riconoscerlo: ho un debole per il progressive rock/metal e non avete idea della mia sorpresa quando ho avuto tra le mani gli italianissimi “Antena White Opera”. Nati dall'unione di due menti (posizionate geograficamente distanti nella nostra Penisola) che rispondo ai nomi di Davide Piombino e Lorenzo Armagno, i due hanno creato questa creatura davvero interessante sfornando un album dal titolo tanto oscuro quanto complesso ovvero “Psyche”.Occupandosi rispettivamente Lorenzo Armogno delle batterie, le tastiere e le orchestrazioni mentre Davide Piombino ha avuto il compito di realizzare chitarre, basso e testi, si sono avvalsi della preziosa collaborazione di Susanna Losi alla voce riuscendo nella non facile impresa di creare un disco unico, complesso e articolato.

Ma partiamo dalla prima song dal titolo “Saudade Sensation” il cui inizio quasi sussurrato dal pianoforte si insinua lentamente nell'ascoltatore conducendolo per mano fino alla chitarra distorta che prende il sopravvento e subito ci si rende conto di come i nostri puntino a realizzare composizioni elaborate, (sporadici sono i 4/4) dove le varie emozioni vengono guidate a volte dalla splendida voce della cantante Susanna Losi, a volte dalla chitarra o dal synth. Il tutto sostenuto sempre da una batteria mai troppo invasiva ma precisa, imprevedibile e spesso in levare. Il pulsante basso si lega perfettamente ai fill di batteria sostenendo la canzone e riuscendo nel non facile compito di far trascorre via i più di 5 minuti della durata della canzone il cui finale si riallaccia, come in un cerchio, alle note iniziali. Un ottimo inizio davvero! “The Grudge” prosegue con i suoi suoni ruvidi e graffianti iniziali lasciando poi spazio alla voce femminile che si staglia come una guida all'orizzonte di questo viaggio nella psiche umana, e proprio qui esce fuori una voce growl che dona ancora più spessore e cupezza al pezzo, le parti di tastiera ricordano molto le divagazioni dei grandi del progressive anni '70 ed i suoni scelti delle tastiere sono li a confermarlo. “Heptagon Part 1: Collapse” ha un andamento spedito e progressivo molto coinvolgente che ricorda molto alcune delle creazioni degli Haken con quella spruzzata di rock progressivo storico (King Crimson) che non guasta mai. Un ottimo strumentale dunque, articolato e mai banale. La successiva track “In the Jaws of Unconcious” è un nuovo strumentale che mette in mostra un nuovo aspetto del progetto Antena White Opera: ovvero la capacità dei nostri di scrivere pezzi che si avvicinano ad essere delle colonne sonore meravigliose per film di fantascienza: davvero una grande canzone questa, ricca di melodie e phatos nonostante i suoi più di sette minuti di durata.

“Heptagon Part 2: The Circle” torna su canali prog più evidenti anche grazie alle inusuali melodie della voce e all'andamento imprevedibile della canzone anche qui con evidenti riferimenti al progressive italiano degli anni settanta. Ottimo il lavoro del basso, e le varie corse degli strumenti che donano dinamicità e riascoltabilità infinita al pezzo. La penultima traccia “Waves” torna ad essere uno strumentale ricco di atmosfera evocativa e molto vicino alle composizioni dei Genesis più epici.

Si conclude infine l'album con la canzone “Venom” dal sapore molto prog moderno (Dream Theater su tutti), tempi dispari dunque, melodie e chitarre incalzanti e sprazzi melodici molto ficcanti nei suoi quasi otto minuti di durata. Siamo cosi giunti alla fine di questo viaggio dal titolo “Psiche”, un viaggio fatto di tanta buona musica, suonata con grande maestria e gusto compositivo non comune da due musicisti capaci che hanno saputo trovare in Susanna Losi un valido aiuto per completare questa loro proposta musicale.Sicuramente quello proposto dagli Antena White Opera non è un album per tutti. Le composizioni, pur non essendo lunghissime, sono ricche di sfaccettature, di sfumature, di cambi di umore, rallentamenti e sfuriate strumentali spesso e volentieri dall'alto tasso tecnico. Nonostante l'elevata capacità compositiva dei due, però personalmente non ho trovato molto azzeccata la scelta dei suoni delle chitarre distorte: un filo troppo cupe e poco definite tanto che alcuni pregevoli passaggi di accompagnamento perdono una parte della loro bellezza. Un suono chitarristico più simile a quello degli ultimi Fates Warning (per esempio) avrebbe reso il tutto più fresco e definito mettendo ancora di più in luce le grandi capacità compositive dei due ragazzi.

Un ottimo progetto dunque questo degli Antena White Opera: questo “Psyche” sa essere complesso, articolato e vario oltre che melodico e tecnico alla bisogna mostrando il grande amore degli Antena White Opera per il progressive anni settanta, il prog rock/metal, senza disdegnare una passione e una capacità compositiva fuori dal comune.

 

80/100