24 LUGLIO 2019

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

Difficile riassumere la vita e le esperienze musicali di Antonello Giliberto in poche righe: il chitarrista siracusano studia chitarra per due anni con un maestro, per poi entrare alla Guitar Academy prima come studente poi come insegnante. Negli anni partecipa ad un numero sconfinato di seminari e masterclass, ha aperto come solista al concerto di Kee Marcello (Chitarrista degli Europe) nel 2011 e negli anni ha collaborato con tantissime band siracusane sia su cd che sul palco. Tutto questo mentre compone e fa uscire i suoi album solisti, The Mansion of Lost

Souls nel 2013 e Journey Through My Memory nel 2015. Nel tempo è stato influenzato dagli artisti più vari: da Joan Sebastian Bach a Yngwie Malmsteen, dai Queen ai Led Zeppelin, fino al jazz, blues e fusion. Giusto per far capire l’ecletticità della sua conoscenza e di conseguenza della sua musica.

Il disco che andiamo a recensire oggi è il suo lavoro più recente, “The Strategy of Chaos”. È proprio la canzone omonima ad iniziare: ci accolgono riffs in terzine che fanno da tappeto sonoro insieme ai tecnicismi della batteria. Alla chitarra ritmica si aggiunge quella solista che è la vera parte saliente della canzone, la vera direttrice di questa orchestra di metal epico. Essa si snoda tra cambi repentini di tempo, battaglie di scale tra lei e la tastiera, a parti più incalzanti. “Threat and Redemption” ha un inizio veloce e poderoso impreziosito dalla tastiera

che da un tocco in più alla canzone. Nota di merito per il ritornello, e notevoli anche i passaggi musicali divisi tra assoli di chitarra e di tastiera che rendono la canzone coinvolgente.

“Before the Battle” ha un tono imperioso, militare, ma al contempo imperioso, come ci si aspetterebbe da una canzone con un titolo simile. Essa infatti descrive bene, senza bisogno di parole, la tensione prima della battaglia, il discorso di incitamento prima della battaglia, e la battaglia stessa. “Beata Beatrix The Beautiful Vision” è una ballata innamorata verso questa figura femminile chiamata Beata Beatrice. Partita per metà canzone con un tono più malinconico e suadente, verso metà canzone ha una breve parentesi accelerata per poi tornare nei canoni precedenti.

“Artemisia''s Revenge” narra in chiave musicale il percorso della vendetta di Artemisia. Si prende il suo tempo, perché si sa, la vendetta è un piatto che va servito freddo. La canzone si snoda in digressioni, partendo con un tranquillo canto in latino, per proseguire accelerando di volta in volta il ritmo quando Artemisia tesse la sua tela fin quando, nell’ultima parte, la musica accelera fino all’assolo finale, quando la vendetta è compiuta. “The Depths Of My Soul” è introspettiva, le sue melodia scavano l’animo umano alla ricerca della malinconia che spesso nascondiamo davanti a falsi sorrisi. Ma è anche potente ed energica, rappresentate le emozioni negative che teniamo laggiù nel profondo della nostra anima.

“Wrath of the Northmen” è un’epopea sulle gesta dei vichinghi, gli Uomini del Nord citati. Il brano si avvale di cori per la intro e trombe roboanti per dare risalto alla loro potenza in battaglia, senza contare i velocissimi assoli. Chiude il brano il rumore delle onde ed una malinconica melodia: la battaglia è finita. “Iron Shadows in the Moon” è un brano dalle tonalità oscure date dalle atmosfere di tastiera e batteria che incalza. I suoni roboanti della tromba si alternano ai furiosi assoli per tracciare una preoccupazione palpabile circa il tema della canzone.

Con “Forgotten Mist” ci prendiamo una pausa da battaglie e vendette, e ci

dedichiamo una passeggiata in una brughiera chiazzata di nebbia, mentre la melodia ora malinconica ora più incalzante ci accompagna.

“Secrets from the past” non lascia scampo: possente, marcata, è un unico assolo costruito introno un’avanzata inarrestabile di doppia cassa e contorni di tastiera a sottolineare la potenza della musica. In “Alone in the empty space” clavicembalo e chitarra si alternano e sollecitano per dare una quieta atmosfera vintage d’altri tempi, mentre la bonus track “Odissea Veneziana” chiude il disco con un’atmosfera diametralmente opposta: veloce, incalzante e potente. Una chicca consigliata agli amanti del power epic metal!

75/100