31 MAGGIO 2019

a cura di Simone Zamproni

 

Cari lettori, oggi portiamo alle vostre massiccia conoscenza e cultura musicale un progetto tanto insolito quanto inquietante, celato dietro al nome di “cameraoscura”, ovvero un duo formato in maniera del tutto casuale da Marco Valenti ed Eugenio Mazza, i quali, inizialmente, partono da un’esecuzione della stesura dei testi in maniera molto coinvolta ed appassionante, scambiandosi reciprocamente tale materiale, seppur entrambi abitino in zone italiane ben distanti tra loro. Successivamente, i due musicisti, decidono di dare vita al progetto e rilasciano, grazie ad un accordo con l’etichetta discografica “Toten Schwan Records”, il primo full-lenght “Quod Est Inferius” in doppio formato CD ad una tiratura limitata di 100 copie e in formato cassetta grazie a Teschio Dischi.

Come già detto il progetto è piuttosto singolare, non tanto per via del fatto che trattiamo un duo, ma quanto più per il genere che vogliamo portare alla vostra mente; in questo caso non si tratta di un genere musicalmente classificabile, potremmo oltremodo definire questo lavoro, qualcosa che va aldilà della semplice musica. Noi della redazione abbiamo trovato l’album targato cameraoscura un prodotto che ha come finalità la completa introspezione della nostra anima e delle nostre sensazioni, processate grazie all’ambientazione che l’album stesso riesce a regalare. Volendo essere più critici e più “da etichetta”, potremmo definire il lavoro come parte integrante del Dark Ambient, che però, in questo caso, è stato sapientemente elaborato, grazie a suoni moderni oltre che evocativi, eterei e alquanto mistici. A fronte di ciò, naturalmente, non andremo a parafrasarvi tutti i sette pezzi che il progetto cameraoscura ha messo a disposizione, ma ascoltando più volte l’album si può percepire come una sorta di alchimia spiritualmente nascosta, apprendendola immergendo la nostra mente in un’ambientazione cupa, tetra e lugubre e che è in grado regalare un piacevole ascolto, possibilmente accompagnato dallo scroscio della pioggia in una giornata d’autunno.

Tra l’altro è doveroso delineare l’impatto sonoro che tali trame offrono, data l’addizione in alcuni pezzi dell’utilizzo di Synth e tastiere mescolati con i boati oscuri e malefici, rendo il tutto un’orchestrazione chimerica ed esotica.

A livello di durata l’album è piuttosto breve, come del resto le singole traccie, ma veniamo piacevolmente coinvolti nelle porzioni sonore in cui l’atmosfera Dark Ambient prevale, grazie alla sua mestizia ed inquietudine. Un po' meno concentrato invece risulta l’ascolto nelle parti ove il Synth moderno fa da padrone e, secondo noi, rimane fin troppo in rilievo. 

In ogni caso, come già accennato, l’ascolto tutto sommato risulta del tutto soddisfacente.

Sembra per noi più complicato descrivere il carattere dell’intero album che non immergersi completamente nell’ascolto dello stesso, questo grazie al fatto che il duo cameraoscura ha, secondo noi, raggiunto l’obiettivo prefissato, ossia scatenare l’alchimia spirituale che rimane celata in noi da migliaia di anni e che tale istinto possa essere innescato solo e solamente da suoni mistici ed oscuri e che portano inconsapevolmente alla nostra psiche svariate riflessioni introspettive.

Siamo già consci del fatto che queste sono sonorità non sono alla portata di tutti, quindi se avete già capito di cosa stiamo parlando, leggendo questa analisi, fossimo in voi non ci lasceremmo scappare le poche copie fisiche che i musicisti italiani hanno prodotto e che, forse, potrebbero costituire una buona dose di ispirazione per quello che potrebbe essere in futuro un ulteriore frangente, facente parte dell’underground nazionale.

 

77/100