21 MARZO 2020

Recensione a cura di

Francesco Yggdrasill Fallico

 

Questo lavoro rappresenta, per chi vi scrive, una grandissima sorpresa!  Sarebbe, infatti, troppo facile, ma al contempo banale, liquidare l’album parlando semplicemente di ciò che si legge in bio e osannando il nostro quintetto per ciò che ha fatto in passato (scoprendo poi che chi scrive, in realtà, non ha mai ascoltato una singola nota dei lavori precedenti). Ecco perché, nel rispetto della band e di chi mi legge, mi limiterò a presentarvi solo questo “Fake” che ho ascoltato moltissime volte e in fasi diverse, proprio per cercare di essere quanto più veritiero possibile. Il quintetto nasce in Puglia nell’Anno Domini 1989 e vede al suo interno la presenza di musicisti che si sono fatti le ossa anche all’interno di progetti musicali molto importanti del nostro panorama tricolore, tra cui Natron, Glacial Fear e i miei conterranei Schizo. Dodici pezzi, in poco meno di 40 minuti… una bordata sonora e concettuale che, parte da chiare matrici thrash e death, ma che presenta al suo interno non poche diramazioni e divagazioni. Ho apprezzato molto la ricerca a livello di liriche e di concetti espressi all’interno di questo lavoro e mi fa piacere sottolineare, senza dover necessariamente immergermi in un track by track, la ricchezza di contenuti e di riflessioni che il bassista Adriano Borghetich ha inserito nei suoi testi. Lo stesso artwork, realizzato dal chitarrista Antonello Maggi, accompagna egregiamente quanto appena detto, visto che c’è un alone di dualità, non indifferente, partendo dall’uso di bianco e nero a risaltare le due metà della figura animalesca nella copertina di Mariarita Renatti, ma….COSA è COSA? Questo è ciò su cui voglio invitarvi a riflettere oggi, partendo sin dal “FAKE” che da il nome a questo lavoro. Tutto ciò che ci appare in un modo, tale non è, se visto in un’ottica diversa, è buona la pecora e cattivo il lupo? Ma la pecora è nera e quindi negativa e fuori dalle regole per il pensar comune, così come il “malvagio lupo”  qui è bianco e, vi ricordo cari metallari, che, nel nostro immaginario collettivo da defenders, il lupo ha invece sempre incarnato quell’ideale di fratellanza ed unione, quella forma positiva di branco che si muove compatto e che supporta il fratello… E dannati siano, per qualcuno, gli studi fatti, visto che poi rientrano sempre in ciò che scrivo,ma prendete in mano questo lavoro ed osservatelo per bene mentre lo ascoltate! Sì!!! Nessuna altra distrazione, se non quella di avere tra le mani il supporto fisico, aprire il booklet ed entrare in questo mondo  così, apparentemente, ordinato e preciso, simmetrico, geometrico…lineare… mentre nel frattempo a queste immagini si affiancano le linee vocali di un grandissimo Nicola Bavaro, capace di modulare la sua voce uscendo fuori dai classici canoni death metal e utilizzando al meglio il suo timbro vocale, in ogni differente trama tessuta dal lavoro degli ottimi colleghi musicisti. Ritmi serrati, sfuriate ma anche tanta melodia e persino chitarra classica e tromba in questi brani, tanti suoni compatti con volumi ben modulati a valorizzare ogni musicista e l’esperienza maturata si sente in ogni singolo passaggio.Un plauso permettetemi di farlo alla puntuale batteria di Valerio Di Masi e al chitarrista Domenico Mele che infarcisce l’album di svariati solos.Che dirvi di più miei cari lettori ed ascoltatori? Fate vostro questo ennesimo esempio di arte italica e lasciatevi trasportare nell’universo Cruentus, vi accorgerete che in mezzo a tanta finzione, esiste invece la passione autentica di questi ragazzi maturi, che sono pronti a sconvolgervi con le loro composizioni fatte di tanto sangue e sudore, e mi auguro arrivi a voi l’emozione ed in coinvolgimento che ho provato io!Ancora una volta, supportiamo e facciamolo davvero valere questo metal italiano e per quanto mi riguarda, appuntamento per un ennesimo passaggio in radio e, spero presto, sotto palco ad urlare con voi che… “…blindness means…WATCHING…”

 

90/100