6 dicembre 2019

Dmitriy Palamariuc   

 

Come una voce dall’oltretomba, come un sospiro stridente che arriva veemente dai tumuli più oscuri e macabri dell’universo musicale, sorge anche questo nuovo disco dei Cult Of Terrorism, intitolato “Megváltozhatatlanság”, un mix di Dark Ambient, imbevuto di atmosfere  sinistre e lugubri, a limite tra un Funeral Doom introverso e lento, in stile Until Death Overtakes Me, ed un Drone molto occulto, con delle reminiscenze di Dungeon Synth. 7 tracce gelide e tumultuose, che descrivono molto bene il concetto di immutabilità attraverso le sonorità malinconiche, che esigono una riflessione profonda, un’immersione nel proprio universo spirituale, per viaggiare lungo le frequenze astrali verso il profondo infinito, indirizzato ad una dimensione spazio-tempo surreale e difficile da digerire. In poche parole è una perpetua metamorfosi, un ardente desiderio della conoscenza suprema, portato a termine dopo mesi di riflessione e allo stesso tempo un inno per chi vuole solo trovare la pace con se stesso.

I brani del disco presentano una buona produzione, con un songwriting molto peculiare, che riporta l’ascoltatore oltre la soglia della normale musicalità, con delle atmosfere molto forti e profonde, mai banali o monotone, nonostante la ripetizione che sta alla base di questo stile fuori dagli schemi, discostandosene in vari momenti adottando sonorità particolarmente taglienti, tastiere e synth allucinati che mordono la coscienza e la consapevolezza umana. I pezzi sono tutti strumentali, però variano a seconda del loro grado di cupezza, come le varie tonalità e sfumature di un colore primario. 

Le traccie sono molto ambigue, molto crude e strane, come possiamo osservare particolarmente in “Il Sequestro Emozionale Prima Dell’Ultimo Gesto”. Poi gradualmente la musica diventa sempre più stratificata e variegata, sopratutto nella canzone “La Fortezza Di Spine”, in cui troviamo anche qualche parte di voce, seppur parlata; inoltre degne di attenzione anche le atmosfere putrefatte che sfumano in “Notturno (Il Tuo Cuore È Sacro)”, fra le cui sensazioni ovattate passeggiano silenziosamente  fino all’ultima porta, rappresentata dalla title-track, dove si racconta un’allucinante storia di una vita orribile.

L’album è distribuito dalla Toten Schwan Records, e come ben ci ha abituato questa oscura etichetta, non è un disco per un pubblico impreparato, anche se sicuramente vale la pena ascoltarlo, perchè la band riesce a rilasciare un notevole pathos concettuale,  che riporta l’ascoltatore alle idee indigeste di Sigmund Freud, strane ma profonde che ci inducono inevitabilmente a farci delle domande, spesso anche retoriche sul universo e sull’esistenza in generale. Aspettiamo grandissime novità dai ragazzi in futuro.

 

Voto: 80/100