24 MAGGIO 2019

Triplax Vermifrux

 

 

I Death Cell iniziano la loro attività a partire dal 1990, presentando un miscuglio di punk, dark e stralci di blues con una psichedelia dai toni oscuri.

Pubblicano nel 1994 l'album di debutto con la supervisione di Paul Chain chitarrista e cofondatore dei Death SS, poi dopo una lunga pausa tornano nel 2014, dove si propongono come una continuazione dei suoni iniziali ma in parte mutati con altre contaminazioni, dando un diverso volto alla band.

Quattro i componenti attuali: Francesco Lenzi alla batteria, Federico Cingottini al basso, Alessandro Grassi alla chitarra e Franco Bonaccorsi alla voce.

Con questa formazione la band incide l'EP di 4 tracce ''Lancia in Resta'' pubblicato dall'etichetta italiana Volcano/Native Division.

L'ep si apre con il brano ''Il Gioco delle Parti''. Franco Bonaccorsi ci presenta un cantato in italiano che mi dà un vago sentore dello stile dei primi Timoria e poi anche più avanti dei Litfiba anni 80.

Ed è proprio lo stile delle band new wave rock che i suoni ci fanno riportare alla memoria, tutto condito con sprazzi psichedelici.

La traccia è sostenuta dalla chitarra sempre in primo piano che nel finale gioca col basso in alcuni piacevoli riff psichedelici, mentre di sottofondo non si nasconde una certa matrice punk.

L'anthemico ritornello ha nel suo testo la frase che funge da titolo all'ep.

''L’Altra Porta'' è il secondo pezzo ed ha un inizio elettronico sempre legato ai suoni New Wave con un piacevole cantato chiaro e pulito, sempre vicino alle suddette band italiane.

Anche la batteria è bene in evidenza, mentre il ritmico finale chitarristico   porta la mente verso gli inglesi The Cure.

Un giro di basso losco e misterioso apre il brano ''Holiest'' stavolta con il cantato in inglese.

Curiosamente il cambio di lingua da un diverso tocco alle sonorità della band, dove il nostro vocalist ci porta addirittura a scomodare Syd Barrett o i Pink Floyd di Set the Controls for the Heart of the Sun.

Poi la chitarra si infiamma e le varie voci un po' sovrapposte tra loro danno un ulteriore tocco straniante al brano che finisce in accelerazione drammatica.

Qualcuno ha paragonato la voce di Franco nel cantato inglese a quella di Perry Farrell dei Jane's Addiction e devo dire che in alcuni momenti la somiglianza è reale.

Sebbene tutti i brani siano di buona fattura, questo per quanto mi riguarda è quello che più mi ha colpito e piaciuto.

Con ''To...'' chiudiamo il quartetto che apre con un basso dal ritmo jazzato, il cantato ancora in inglese.

Questa volta ci troviamo attorno alle sonorità delle avanguardie post punk fine 80, mentre un ritmo roccheggiante ci conduce fino ad una pausa centrale con il basso, le percussioni e cantato rilassato per poi accelerare nel finale con la chitarra che si esibisce in assoli che possono ricordare i Pink Floyd di fine anni 70.

In complesso, qui abbiamo un EP che si fa ricordare piacevolmente e che ti fa venir voglia di riascoltarlo, dove il gruppo sebbene legato a composizioni un po' derivative, sa districarsi bene dal ginepraio del già sentito, abbinando in maniera, a volte inaspettata, i vari stili che loro amano suonare.

In curiosa attesa dell’uscita loro imminente album completo, consiglio vivamente l'acquisto e l'ascolto di questo EP.

 

 

85/100