10 GIUGNO 2019

Se cerchiamo sul dizionario, la “dispnea” viene definita come:

“respirazione alterata per ritmo o frequenza, che avviene con fatica o sofferenza del paziente”;

un'immagine che senza dubbio è in grado di rappresentare in modo decisamente efficace l'immaginario evocato dalla musica del duo napoletano, nato nel 2016 da una branca dei blackster di lungo corso Gort (sia il cantante I. che il chitarrista e poli-strumentista E. fanno infatti parte di questa band) con l'intento di fondere il sound del black metal più grezzo e gelido con le atmosfere disperate del depressive più nichilista.

 

Obbiettivo che i DISPNEA centrano perfettamente con questo primo ep, intitolato, (tanto per fugare subito ogni possibile dubbio riguardo al messaggio del progetto), INCITEMENT TO SELF-DESTRUCTION e registrato nei primi mesi del 2019 avvalendosi della collaborazione del bassista session T., anch'esso membro dei Gort, oltre che dei Nigra Mors e bassista live dei Mors Spei, altra band che gravita attorno all'universo Gort.

Premendo il tasto “play” e facendo partire la prima traccia, intitolataWINTER SUICIDE, una caratteristica ci è da subito lampante:

nonostante le atmosfere della musica dei nostri siano inequivocabilmente “depressive”, non c'è spazio nella loro visione musicale per lagnanze shoegaze o “post”;

il sound dei Dispnea risulta infatti profondamente radicato nella tradizione del black metal di matrice scandinava dei primi anni 90, con una particolare predisposizione per le litanie di morte dei Burzum di Hvis Lyset Tar Oss e per la raggelante cupezza dei primissimi Carpathian Forest (quelli del periodo demo ed ep, ottimamente rappresentati sulla compilation Bloodlust And Perverison, tanto per capirci).

 

Chitarre scabrose quanto taglienti ed evocative, ritmiche mai eccessivamente parossistiche spesso adagiate su tempi medi (benché non manchino di certo porzioni in blast beat sapientemente inserite nel costrutto ritmico del brano e in grado di dare allo stesso un ottimo dinamismo), una voce aspra e disperata, assolutamente scevra da vagiti melodrammatici o interpretazioni sopra le righe, e un'ottima gestione atmosferica fanno di questa opener un ottimo biglietto da visita per questo ep, magari senza mettere sul piatto nulla di sconvolgente dal punto di vista dell'innovazione ma puntando tutto sulla solidità compositiva e sulla resa atmosferica del pezzo e realizzando, in tal senso, un centro pieno.

 

La successiva DISTORTED THOUGHTS riprende laddove la traccia precedente aveva lasciato, a livello stilistico, salvo poi sorprendere l'ascoltatore con splendidi intarsi atmosferici che a chi scrive hanno ricordato l'operato di band della scuola francese come Osculum Infame (quelli del primo, straordinario, Dor-Nu-Fauglith) e Hirilorn, così come dei polacchi Evilfeast.

 

Il brano vive di contenute accelerazioni e aperture di maggior respiro, rivelandosi a dir poco entusiasmante in virtù della splendida gestione atmosferica messa in campo dalla band che, puntando dritto al sodo ed esaltando in maniera spettacolare questo particolare aspetto, ci consegna una composizione dalla presa emotiva immediata e vibrante in grado di tenere l'ascoltatore incollato al pezzo dalla prima all'ultima nota.

 

La successiva AB NEGATIVE sembra prendere abbrivio dallo stesso canovaccio ritmico e atmosferico della traccia precedente, salvo rivelarsi in modo piuttosto immediato come un brano dal mood più raccolto e sofferto, benché non manchino le ormai classiche aperture gelidamente malinconiche cui la band ci ha abituato.

Ad esaltare ancora di più l'aspetto malinconico e intimo del brano, ecco giungere un gelido e disperato stacco di chitarra pulita che andrà poi a tratteggiarne anche le successive evoluzioni elettriche, per un finale estremamente dinamico giocato sul contrasto fra chitarre pulite e distorte e dalla sapiente alternanza di ritmiche lente e repentine accelerazioni, splendido suggello a una seconda parte di composizione non solo ottima, ma anche in grado di donare al tutto un sostanziale tratto di discontinuità rispetto al brano precedente, evitando allo sviluppo dinamico dell'intero lavoro di arenarsi su soluzioni ripetitive.

 

E' una chitarra pulita dai toni dimessi e crepuscolari ad accoglierci all'inizio della conclusiva PERPETUA PENA, presto soppiantate da un incedere elettrico lento ed avvolgente, graziato da un ottimo lavoro di basso, che ricorda un po' i Thy Serpent ammalianti di Forest Of Witchery nel suo dipanarsi intrigante ed atmosfericamente appagante.

 

Come di consueto, la band si dimostra abile nel donare dinamica ai suoi pezzi giostrando sapientemente con variazioni di tempo e mood, alternando con maestria accelerazioni dai toni più aspri e mordaci e parti più dilatate e avvolgenti, ma senza mai rinunciare a usare lo sviluppo atmosferico come collante emotivo per l'intero pezzo, che risulta alla fine nuovamente vincente ed incisivo.

 

 

Si conclude così questo interessante ep, primo tassello discografico di un progetto che tutti gli amanti del black metal old-school e delle atmosfere gelide e disperate farebbero bene a tenere d'occhio con grande attenzione, così come farebbero bene a procurarsi questo lavoro ed ascoltarlo tutto d'un fiato, più e più volte.

 

Promossi su tutta la linea.

 

VOTO: 80/100

EDOARDO GOI