31 AGOSTO 2020

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

I Doris sono un quartetto formatosi in Puglia nel 2016. Sebbene la formazione siapiuttosto giovane, i componenti singoli (Davide Esposito voce e chitarra, GiuseppeCalvano chitarra e cori, Fabrizio Fiore basso e Massimo Lucchese batteria) hanno già il loro bagaglio di esperienza maturata in band passate.Solo qualche mese dopo la loro formazione esce il loro omonimo EP di debutto, di cui hanno curato direzione e produzione artistica con il prezioso aiuto di Elio di

Menza (Elius Inferno and The Magic Octagram) che ha saputo valorizzare idee suoni ed ambiente così da far risaltare al meglio la personalità della band. Oggi parliamo del loro full lenght di debutto, Aquaventum, uscito il 18 ottobre 2019 per Terzo Canto e preceduto dal singolo “Sometimes”. Nato da una ricerca del “sound perfetto” da parte della band, Aquaventum si presenta come una sintesi delle diverse correnti stilistiche dei componenti della band esi compone di 10 tracce di cui 3 sono rivisitazioni dei brani presenti nell’omonimo EP. Dopo la breve “Intro”, veniamo introdotti al disco da “Your Woman”, uno dei brani presenti nell’Ep e qui rivisitati. Subito all’orecchio si nota una certa pulizia maggiore del suono rispetto al precedente lavoro. La canzone era già gradevole nella sua precedente versione, ma in questa versione “2.0” viene arricchita da echi e riverberi

che danno corpo alla composizione. “Valentine” è un’altra traccia qui proposta in versione 2.0 e che vede la partecipazione di Redi Hasa (Robert Plant/Ludovico Einaudi) come guest al violoncello, collaborazione che tornerà più avanti nel corso dell’album. La canzone, dal sapore malinconico, seppure tecnicamente buona non convince appieno l’ascoltatore, mancando di un appeal tale da farsi ricordare. “Sometimes” è la prima traccia inedita del disco, uscita come singolo apripista all’uscita del disco, grazie al videoclip annesso. La canzone è valida e dosa bene momenti riflessivi a momenti più di confusione o movimentati, senza però

sconvolgere il ritmo di base, che rimane pressoché stabile per l’intera durata del brano. “Aquaventum” è una ballad dal mood a metà tra il tenero e il triste che vede ancora la partecipazione di Redi Hasa che impreziosisce l’atmosfera con il suo violoncello. La traccia è molto valida e piacevole all’ascolto, con l’ascoltatore che si perde in un mondo onirico e si ritrova a fine canzone a tornare alla realtà controvoglia. “Man of Tomorrow” mostra una decisa linea di basso ove si costruisce intorno il resto della canzone. La canzone mostra carattere solo da metà canzone in poi, dove le chitarre diventano distorte e si percepisce un piglio aggressivo. “Friend” è l’ultima canzone del disco ad essere riproposta in versione “2.0”. la canzone crea un’atmosfera che mette a proprio agio l’ascoltatore, come se si trovasse davanti una persona fidata. Un amico, per l’appunto. Le amicizie però non

sono solo risate e questa canzone lo dimostra con brevi passaggi dalla voce urlata, chitarre distorte e una batteria isterica. “Into the Distance” è un lungo arpeggio che introduce alla successiva canzone, “Distance” appunto. Veloce e ritmata, cattura l’ascoltatore da subito, trascinandolo nella sua spirale aggressiva. “Invisible” Vede ancora, per un’ultima volta, la partecipazione di Redi Hasa, che aggiunge ulteriore drammaticità alla composizione. Un ottimo brano di chiusura, dai toni cupi e tristi. Un disco d’esordio che, come già predetto, mostra una formazione già con un assetto chiaro e preciso su dove voglia dirigersi la loro musica. Aquaventum è un

disco con degli alti e bassi soprattutto con le vecchie canzoni che, seppur riproposte in una versione migliorata, mancano di mordente. Tuttavia è un disco godibile che merita una possibilità e che gli appassionati di post rock apprezzeranno.

70/100