Recensione a cura di Bert

 

Elevators To The Grateful Sky - "Nude "

 

L'ascensore inizia la sua scalata verso il cielo mostrandoci la sua bellissima facciata, presentandosi tramite l'affascinante artwork che contraddistingue e caratterizza fin da subito questa nuova prova di vita. Non che l'abito faccia il monaco è, ma sicuramente un ottimo biglietto da visita. A 5 anni dal loro debutto con "Colud Eye e a 3 dal secondogenito "Cape Yawn" ecco tornare al fronte gli Elevators To The Grateful Sky, con il album che si discosta dal loro ultimo lavoro, trovando sonorità che spaziano dal grunge (quello vero anni 90') allo stoner, mescolando qualche sprazzo di doom a litri di psichedelia.
Si intuisce fin da subito l'estrema malleabilità del quartetto palermitano, capace di cambiare maschera a piacimento, e dunque, dimostrando grandi capacità musicali al servizio della creatività che di certo non manca.
Freschi di firma con la label greca Sound-Effects Records (dove il movimento stoner europeo muove passi da gigante, vedi 1000 Moods tanto per citarne uno) la band sicula si presenta all'appuntamento con 11 brani molto curati, di indubbio spessore, capaci di coinvolgere l'ascoltatore, trascinandolo nel bel mezzo di una tempesta di sabbia.
Il disco apre con "Addaura", un riff di chitarra elementare composto da 2 note, che risulta penalizzante, a mio avviso, se messo a confronto con le reali capacità degli EttGS. Un inizio che non rende giustizia con il resto del loro lavoro, che (per fortuna nostra) corre giù in discesa, prendendo man mano sempre più velocità.
Già dalla potente "Beggars Can't Be Choosers" entriamo in atmosfere più sofisticate, che ricordano vagamente i Fu Manchu. Il ritornello evoca molto da vicino quegli Alice In Chains dell'omonimo album nell'ultimo periodo Layne Staley, impressione che si protrarrà per rutto il resto dell'ascolto. La presenza stoner di "Like A Seashell" apre la strada, stendendo un tappeto rosso che verrà poi calpestato da tutte le altre tracce dell'album. La titletrack "Nude" presenta il primo tempo dispari, che ci catapulta in un triangolo senza uscita. "Insect In Amber" si mostra e si apprezza soprattutto per il cantato che raramente si sente nel resto del disco e che amplifica ancora di più le capacità degli EttGS. "Nights Out" ci invoglia ad entrare in un trip acustico, accompagnato sapientemente dal suono di una dolce chitarra elettrica, capace di dipingere con esperienza sulla tela tessuta dal resto della band. La traccia numero 7 "Flowerain" è di gran lunga la mia preferita. Un amplesso di stoneraccio nudo e crudo, con sfumature doom. Con svariati richiami ai Sabbath è come un pugno in pancia, toglie il respiro.
La Kyussiana "Drowned Daggers" continua a farci prendere velocità in vista del singolo "Song For July" che chiama in causa in Soundgarden. Scegliere "Song For July" come primo singolo dell'album sembra un ottimo compromesso per riuscire ad arrivare a più ascoltatori possibili, un ottima traccia a cavallo tra grunge e psych. "In Your Hands" ricalca lievemente quanto sentito nel primo singolo estratto con una nota di potenza in più, il cantato sempre all'altezza, come in tutto il resto dell'album. "The Trembling Watermoon" riprende le redini di "Nights Out", un viaggio acustico e psichedelico che richiama le atmosfere degli anni 70'.
Sicuramente un buon lavoro quello targato EttGS, un album che scorre veloce durante l'ascolto e che non annoia. Personalmente avrei calcato la strada espressa in "Flowerain" e "Drowned Daggers", vere espressioni di personalità e padronanza del genere. Ma D'altronde, riprendendo ciò di cui si è scritto all'inizio, gli EttGS sono una band dalle 1000 facce e dalle 1000 possibilità, e a noi piace così.

 

 

 

Voto 65/100