4 OTTOBRE 2019

Recensione a cura di Daniele Blandino

 

Gli Engine Driven Cultivators si sono formati nel 2003 nelle vicinanze di Roma. La band (Daniele - voce, chitarre; Adriano - chitarre; Mattia - basso; Jacopo - batteria) ha iniziato a comporre i propri brani thrash metal originali con la sola intenzione di divertirsi e suonare rumorosi spettacoli dal vivo. Un demo di tre tracce chiamato Devastation Lands è stato rilasciato un anno dopo.

Nel 2005 la band ha registrato il suo primo full lenght, Rattletrap. L'album si è rivelato un mix ben bilanciato di thrash metal americano ed europeo e anche se la qualità del suono era ancora approssimativa, l'umore aggressivo e urgente delle composizioni ha compensato.

La band ha suonato diversi concerti per la promozione di Rattletrap, inclusi i festival estivi. Dopo una breve pausa a causa di problemi di lavoro all'estero, EDC ha iniziato a scrivere nuovo materiale per il prossimo lavoro. Per la registrazione è stato adottato un approccio più professionale, coinvolgendo il Kutso Studios con il produttore Matteo Gabbianelli. Nel 2009 la band pubblicò Helly Gator, che senza seguire alcuna tendenza particolare del genere risultò una miscela personale di elementi thrash, sebbene incanalati in una direzione più tecnica rispetto al suo predecessore. L'atteggiamento delirante di EDC era più intatto che mai (con chitarre rotte sul pavimento e spettacoli dal basso tra la folla esasperante), e l'interesse delle persone intorno alla band, insieme alla partecipazione agli spettacoli dal vivo, è aumentato.

Nel 2010 Alessandro subentra alla voce al posto di Daniele, che si concentra solo sulla chitarra. L'anno seguente, EDC registra il suo terzo full lenght, Back From The Drainpipe. L'album è stato nuovamente registrato nei Kutso Studios e si mostra come una naturale continuazione e miglioramento di Helly Gator in termini di tecnicità e orientamento generale. I feedback per il nuovo cantante sono stati entusiasti e le esibizioni dal vivo sono state più energiche che mai. La band ha suonato in tutto il paese e gli è stato anche offerto di aprire ai Testament al Total Metal Festival Open Air e di girare l'Europa con i Neurasthenia, anche se alla fine hanno dovuto rinunciarvi. Il processo di scrittura per il quarto disco è iniziato verso la fine del 2012, tuttavia questa volta la band ha dovuto affrontare alcuni problemi personali e familiari, che hanno finito per rallentare i lavori di scrittura. Ciò ha dato alla band l'opportunità di creare le canzoni in modo più accurato, creando una serie di composizioni ancora più tecniche, più brevi e con strutture imprevedibili distintive. L'attività dal vivo riprende di nuovo nel 2015, con EDC che porta una nuova scena thrash emergente nella Capitale. Nel 2018 la band è entrata nei Cellar Studios 8 con il produttore Stefano Morabito per registrare Insert Coin, uscito nel 2019 per la Punishment 18 Records con cui gli ed EDC hanno firmato con orgoglio.

La line up attuale è composta da: Alessandro Giorgi-Voce, Daniele Ricci-Chitarre, Adriano Angeli- Chitarre, Mattia Tibuzzi- Basso e Jacopo Bassi- Batteria

Gli Engine Driven Cultivators ci riportano indietro negli anni 80 alla nascita del thrash metal. Questo salto indietro di quasi 30 anni e dato da un sound grezzo e spinoso senza troppe pretese. La band sfrutta le loro conoscenze dei padri fondatori mischiano il sound del thrash tedesco con quello americano ottenendo un sound fresco, nuovo e molto personale senza perdere nulla della cattiveria che un album del genere trasmette. L’Album contiene 10 tracce, dieci schegge impazzite. Le canzoni sono corte ma colpiscono come un macigno chi ascolta: la durata è di 34 minuti e 50 secondi in cui si viene travolti da una scarica di mitragliatrice in pieno volto, il sound writing e stato studiato per colpire sia i nostalgici che gli amanti di sonorità vintage.

L'album si apre con “Throne of the Slapsticks”: ottima opening veloce e spettacolare, si viene rapiti da questa scheggia musicale e ci si immerge nelle sonorità old school;

Si continua con “B.O.P.E”: traccia ottima che fa immergere ancor di più nel loro sound coinvolgente e per niente ripetitivo, la freschezza che trasmette questo brano è una cosa molto apprezzata;

Terza traccia “Eschaton”: canzone molto carina con una velocità leggermente più lenta della precedente. Si entra ancora di più nel mondo che la band sta tessendo brano dopo brano;

Quarta traccia “Red Striped Police”: brano veloce, si viene coinvolti emotivamente dalla canzone, le emozioni che tramette il brano sono varie e personali;

Quinta traccia “Purge the Greed of Fear”: canzone a un ritmo lento con meno violenza e più logica. Dopo le sfuriate delle tracce precedenti ci voleva un brano di riposo. Il soundwriting è simile al ritmo.

Sesta traccia “Stop that Gorilla”: le schegge continuano anche con questa traccia. Ritmo martellante apprezzatissimo, la band ci ha messo nel suo per non cadere dei soliti cliché del genere;

Settima tracia “Dual Strike”: brano più veloce del precedente, si viene coinvolti emotivamente, ritmo travolgente e non noioso, brano da ascoltare e da scoprire in tutte le sue sfaccettature;

Ottava traccia “Toxic Protocol”: è il brano più lungo dell’intero album, canzone coinvolgente e appassionate dal ritmo medio veloce e coinvolgente trasportandolo in un mondo tossico e industriale;

Penultima traccia “Leap Out”: questa traccia è collegata alla precedente con lo stesso ritmo nel finale, il collegamento delle due tracce e un particolare che l’ascoltatore apprezza e viene coinvolto ancor di più del mondo che la band gli sta tessendo attorno.

L’album si chiude con “Skids and Brew”: buona traccia di chiusura per questo album, si viene trascinati verso la conclusione di questa opera piena di energia.

Ottimo album di thrash metal, Insert Coin è un’opera che guarda molto ai fasti del passato del genere ma con un’aria di modernizzazione e non di stagnamento che il genere ha avuto negli ultimi anni. Questi ragazzi romani hanno portato una ventata di novità nel genere, visto che negli anni passati è stato snaturato da molte band più blasonate.

Gli Engine Driven Cultivators hanno registrato un album stupendo e hanno superato le mie aspettative. Lo consiglio a tutti gli amanti del metal e anche ai neofiti; l’unica pecca è la registrazione troppo pulita.

 

75/100