18 MARZO 2020

Recensione A Cura Di

Jonathan Rossetto

 

Rilasciato lo scorso aprile “Cyberstorm” è la prima fatica del nuovo progetto di Enio Nicolini, noto per la sua militanza in band come Unreal Terror e The Black. Il bassista, ripercorrendo l’idea alla base di uno dei suoi ultimi lavori, ovvero “Heavy Sharing”, compone un intero album dove la chitarra risulta completamente assente.“Cyberstorm” si differisce parecchio dal suo genitore, sia stilisticamente parlando che per la presenza di una voce fissa(infatti nel disco precedente per ogni pezzo venne proposto un ospite diverso, tra i quali anche Blaze Bayley e Ben Spinazzola). Da ospite di chiusura in “Heavy Sharing” col brano finale “Ai confini del mondo”, a head vocal, Spinazzola porta a casa tutto sommato una buona prestazione, a tratti grezza, a tratti graffiante, c’è pure un piccolo accenno di growl. Da non dimenticare il duetto con una ospite femminile in “ISS Armada”.Alla batteria Sergio Ciccoli(Scala Mercalli) e ad occuparsi delle inserzioni in elettronica Former Lee Warner. Esattamente, “Cyberstorm” non è un titolo messo a caso perché fa figo, bensì è un primo monito circa quello che si andrà ad ascoltare, quasi quaranta minuti stilisticamente parlando difficili da etichettare in un genere musicale preciso, ma che trovano nella fantascienza le proprie radici. Voivod, Black Sabbath, Ramstein sono solo alcuni esempi che possono balzare in testa durante l’ascolto, così come Strapping Young Led e Fear Factory per quanto concerne la componente cyber.I pezzi che compongono la scaletta, se visti singolarmente, risultano interessanti, non vi è un episodio insufficiente. La title track apre le danze in maniera promettente, mentre materiale come “Ramses W45”(tra le altre cose scelto come singolo), “Warp Machine” e “ISS Armada” mostrano un maggior carisma rispetto al resto; sino alla penultima traccia, “Night of the hunt”. Il miglior pezzo dell’album, dotato di un’atmosfera iniziale incisiva ed un riff di basso, per quanto forse non campione mondiale di originalità, capace di entrare in testa. “Timeless Love” porta a termine l’opera, offrendo una degna conclusione.Dove sorgono i problemi? Tecnicamente la produzione risulta essere un filino impastata e depotenziata, mentre la magagna maggiore la si trova nel lungo andare. Chiaramente “Cyberstorm” non è un prodotto per tutti per via della sua natura particolare, natura che fosse stata resa più varia in quei 35\40 minuti probabilmente avrebbe reso meno tedioso e difficoltoso l’ascolto. Sia chiaro, non si sente la necessità di una chitarra o di ulteriori cambi di ritmo, bensì, deduco e non pretendo, di far leva su una vena prog più accentuata, sfruttare anche qualche altro strumento non convenzionale…Tornando ad un discorso meno di parte “Cyberstorm” resta un disco che divide le opinioni, c’è chi lo incensa e chi non lo apprezza. Io mi trovo nel mezzo, perché è possibile scorgere un buonissimo punto di partenza per un qualcosa di veramente grande, ma allo stesso tempo i limiti ne sono lampanti.Rimane un’esperienza da provare, sia che si ami la fantascienza, sia che voglia ascoltare qualcosa di diverso.

 

70\100