20 LUGLIO 2019

Recensione a cura di

Just the Klaus

 

Nascono circa una decade fa nella provincia di Cuneo un gruppo molto energico, i Flying Disk, con l’attuale formazione:  Simone Calvo alla Chitarra e voce, Luca Mauro al Basso, Enrico Reineri alla Batteria. Un gruppo che suona da molto tempo e con tanta esperienza nel campo live e lo si evince dalla grinta, dalla costruzione dei loro pezzi e anche dalla sicurezza di ogni singola nota o colpo di batteria, in poche parole un album registrato da professionisti. Ma andiamo ad analizzare il loro ultimo album, Urgency e le otto tracce che mi hanno portato a piacere l’opera in questione. One Way to Forget, prima traccia, primo “Riffone” compiuto sia dal basso che dalla chitarra che scivola dolcemente nella strofa e ripreso, dopo qualche secondo, solamente da un imponente basso. Analizzando un attimo questo momento, in cui la chitarra lascia solo un suono a morire mentre il basso esegue il compito di riportare alla successiva strofa si può notare come il suono del quattro corde (a mio parere) risulta il suono più interessante, senza sminuire la chitarra ovviamente, ma sia nei momenti in cui raddoppia la chitarra nel riff, accompagna durante la strofa o i fraseggi della chitarra, risulta sempre godibile, perfetto. Un suono che spicca sempre nel mixing e rende questo un motore perpetuo inattaccabile da ogni punto di vista. On the Run, la successiva canzone, conferma ciò che ho detto in precedenza riguardo il basso, (bravo Luca), in questo pezzo notiamo anche la prestanza della batteria che ha un ottimo controllo di dinamica su tutto il set.

La chitarra si spinge in un fraseggio finale molto particolare, molto melodico da prima con accordi e una frase finale molto accattivante.

Ultima ma non per importanza è una voce che non ha momenti di estro virtuosi ma è forte, stabile, davvero precisa nel timing e nell’intenzione.

Arrivati alla terza canzone, Straight, iniziamo a notare due piccole similitudini che portano si ad un concetto omogeneo del genere, ma che rendono l’ascolto troppo uniforme: la durata e la prosecutio delle canzoni.

Strutture simili e momenti molto similari con i pezzi precedenti.

Ma comunque l’impegno della chitarra nell’usare questo tipo di struttura per poter raccontare attraverso suoni molto acidi, un momento che si distacca dall’andamento del pezzo creando una parentesi enigmatica e piacevole all’ascolto.

Molto apprezzabile il finale secco, che in qualche maniera si collega con il quarto pezzo Dirty Sky. Questa canzone è un’evoluzione ritmica delle precedenti strutture. Una batteria veramente notevole, che insieme ai suoi compagni sviluppa anche piccoli obbligati molto belli.

La canzone si acquieta dando alla possibilità di fare emergere una chitarra davvero peculiare. in un solo molto semplice ma che ho apprezzato molto.

Proseguiamo con Night Creatures.

La canzone ha un mood molto aggressivo, un riff portante che si adatta alla voce nella strofa, nello special mentre la chitarra arpeggia dolcemente, basso e successivamente batteria regalano un momento quasi slegato dal primo minuto della canzone ma che ricollega nel suo finale con una voce molto delicata ma espressiva. Hammer, la traccia successiva, parte con un basso particolarmente cattivo, che grazie ad un “cenno” di chitarra parte nel più completo riff che oserei descrivere come sublime. Piccolo dettaglio sono dei suoni particolarmente alti e acidi all’inizio della strofa della chitarra che impreziosiscono il pezzo caratterizzandolo.

Stacchi e ostinati rendono questo pezzo ancor più apprezzabile, mettendo il risalto un’energia dalla sezione ritmica magistrale. Il finale, molto melodico, dove la chitarra riempie l’aria ma il basso si collega anche melodicamente. Una canzone decisamente degna di nota. Young Lizard, penultima traccia che ripercorre i loro tratti precedenti ma in una maniera molto più tranquilla ma sempre carica di energia. Apprezzabile il momento in cui la chitarra rimane da sola come abbandonata e poi raccolta dalla batteria che esplode nel finale. Ultima canzone, 100 Days, parte con una chitarra particolarmente acida. Canzone alquanto semplice nell’ascolto, ma in questa canzone la chitarra esprime una potenza nell’esecuzione del solo bellissima che viene soffocata dalla voce, o meglio dire lascia spazio alla voce per concludere il pezzo, rimandendo sola con la batteria e andando a sfumare con la dinamica, una degna conclusione per un bel disco.

Un album dal veloce ascolto, appena 25 minuti, ma pregni di contenuto. Certo, il mood similare rende alcune canzoni analoghe fra loro, ma il prodotto è molto buono. Un gruppo che ha preso le proprie radici punk e le ha evolute in qualcosa di veramente nuovo secondo il mio parere.

 

85/100