10 APRILE 2020

Recensione a cura di Mauro Spadoni

Nati dall'incontro tra Cristiano “Comaante” Iacovazzo (Voce), Andrea “Andrixxx” Valentino (Chitarre), Stefano “Stfn Steele” Ferramola (Basso) e Alessandro “Daf” Di Filippo (Batteria), nel 2014 i romani HellCowboys muovono i primi passi nel mondo underground Italico inanellando, anno dopo anno, una serie di Live (tra cui il Sinistro Fest) che li porteranno ad aprire ai più importanti nomi del Metal tricolore. Ed Eccoli dopo il loro omonimo esordio nel 2017 arrivare nel 2019 alla presentazione del loro nuovissimo lavoro in studio dal titolo inequivocabilmente battagliero ovvero “Mondo Bastardo” che dà anche il nome alla prima traccia del CD.

 

Si parte dunque con questa mazzata Thrash dal refrain in chiaro italiano che viene sparata dritta in faccia all'ascoltatore. Il suono è pieno, moderno (senza essere stucchevole) e groovoso al punto giusto.

Il cantato sugli scudi di Cristiano è sempre incalzante e pronto a farvi scuotere i vostri muscoli del collo.

L'assolo lanciatissimo dalla voce è azzeccatissimo ed ispirato. Insomma un ottimo biglietto da visita dei ragazzi romani che viene ulteriormente bissato dalla seconda traccia. “Psychosis” parte riflessiva con la sua chitarra riverberata per poi esplodere col suo riff concentrico di scuola thrash tedesco. È proprio in questa traccia che si mostrano le molteplici influenze del gruppo. Ovviamente i Pantera più diretti e ricchi di groove oltre chiaramente ai Kreator e Destruction.

La canzone scorre che è un piacere e nel finale richiama il riff riflessivo iniziale in un progressivo rallentamento molto ben congegnato.

“Immeritocracy” prosegue la marcia dei ragazzi romani spingendo col suo mid-tempo sul groove tipico dei Pantera senza però quella “botta” tipico del gruppo americano. Qua e là appare l'ombra degli Extrema soprattutto nelle parti vocali ma quando la canzone parte lanciando l'assolo mostra di saper fare male anch'essa.

La quarta tracca del lotto si intitola “Unjustice for all” e si muove tutta su riff pieni di groove di scuola americana. La voce qui non mi ha pienamente convinto ma gli accenni di growl che vengono tirati fuori non sono affatto male. Notevole il lavoro al basso del sempre preciso Stefano Ferramola.

“Mr Hypocrisy” parte con l'intento di scatenare il putiferio sotto il palco e ci riuscirà a pieno nonostante i vari stop & Go che formano la canzone. Le frequenti accelerazioni sono efficaci e colpiscono nel segno come anche l'assolo ispiratissimo di scuola Heavy Metal.

“Sic & Broken” strizza l'occhio al Metal moderno mentre con le sue linee vocali richiama ancora gli italianissimi Extrema dei primi anni per poi assestarsi su un tempo non troppo spinto con un refrain memorabile prima della parte veloce quasi in stile power-metal.

“Southern Journey” inizia prendendo a piene mani dal sound dal southern metal americano come anche il cantato che qui si fa più melodico e memorabile. L'accelerazione del pezzo è su un riff concentrico efficacissimo che impreziosisce la composizione facendo di questa la canzone più varia dell'intero lotto.

“Head Up” inizia battagliera per poi essere (classicamente) doppiata dalla doppia cassa e da tutti gli strumenti all'unisono creando un muro sonoro già sentito milioni di volte ma sempre efficace.

La voce qui è insidiosa e tagliata senza perdere quel tocco di melodia che ne rende memorizzabili le strofe.

Dal vivo questa canzone credo possa creare un discreto panico sotto palco soprattutto per il grande groove che trasmette.

“Fight for life” è l'ultima traccia e parte caricandosi a manetta per poi esplodere nelle orecchie dell'ascoltatore. Ottimo il lavoro alla batteria, sempre incalzante, precisa e terribilmente trascinante anche in questo pezzo.

Come per “Southern Journey” qui ci sono molti cambi di tempo e la canzone è molto varia e si lascia ascoltare che è un piacere anche grazie all'ottimo lavoro alla chitarra nella parte finale che dona quel tocco di epicità che nel resto delle canzoni era solo accennato.

Si conclude così questo “Mondo Bastardo” dei romani HellCowboys, un gruppo con grandi potenzialità che è riuscito ad esprimere secondo me in maniera ottima in queste nove tracce.

Il suono c'è, il groove non manca, i musicisti sono ottimi e le canzoni (pur peccando spesso di troppa linearità) sono belle e a volte anche imprevedibili.

Come già detto i rimandi ai Pantera, agli Extrema, e ai grandi del Thrash metal europeo sono evidenti in tutto il CD ma il frullato che ne fanno gli Hellcowboys ha una sua personalità. La voce in sé non è affatto male e ci stà, ma parlando a titolo personale, l'ho trovata troppo legata ad una certa metrica di divisione delle frasi, troppo statica che porta a prevedere già quanto durerà il cantato nella strofa successiva. Ovviamente questo è solo un cavillo per malati della metrica sempre variabile ed imprevedibile come me ma ho voluto scriverlo per spingere la band ad osare sempre di più, cercando di uscire sempre più fuori dagli schemi che sembra i ragazzi si siano auto-imposti per aderire ad un genere, il groove-thrash Metal, che li identifica.

Detto ciò non mi resta che consigliare a tutti gli amanti del thrash anni ottanta e del groovoso metal americano (e degli Extrema) di ascoltare questa italianissima perla che si chiama “Mondo Bastardo”: gli Hellcowboys sanno cosa vi piace e saranno felicissimi di accontentarvi.

 

75/100