19 GIUGNO 2020

Recensione a cura di Alessia VikingAle

 

Gli Hot Sunday Blood si formano a Torino nel 2013, e creano il loro sound ispirandosi dall’alternative rock con influenze heavy rock. Ognuno dei componenti interagisce con i generi in maniera diversa, avendo ognuno un diverso background musicale, infilando nel sound generale sfumature uniche.

Cantano in inglese, il loro approccio con la musica live è di tipo “plug and play”, solidi riff di chitarra e melodie aperte caratterizzano le loro canzoni, che raggiungono la giusta profondità con la voce di Andrea Amerini.

La loro carriera si fregia di un centinaio di concerti circa, tra cui nel 2018 suonarono in apertura ai Doyle per la data torinese del loro tour e a maggio 2019 hanno intrapreso un mini tour in Romania, Croazia e Slovenia.

Il disco di cui parleremo oggi è la loro ultima fatica in carriera: trattasi di “Kein Licht”, uscito il 17 dicembre 2019 sotto l'etichetta indipendente Snooky Records. L'album è la prima parte di un concept diviso in due riguardante la perdita di speranza. Un viaggio attraverso l'animo umano visto attraverso gli occhi rassegnati di una ragazza. È un album/EP composto da sei tracce nella versione digitale e sette nella sua versione fisica. Chi recensisce ha in mano la copia digitale, perciò tratteremo sei tracce su sette, con l’assenza di “Tie Your Mother Down”.

Il disco si apre con “Habits/Abyss”, una intro in cui veniamo portati in un mood malinconico grazie alla melodia di chitarra, la voce struggente e un rumore di pioggia in sottofondo.

“Kein Licht” mantiene il mood malinconico con picchi di aggressività che sa di frustrazione. Queste variazioni vengono esasperati sul finale grazie all’utilizzo anche di una voce femminile ad accentuare il contrasto tra i due mood.

“No Way Out” ha un ritmo rock accattivante ed energico che svela con l’andare del minutaggio un’indole aggressiva, che smorza l’energia positiva mutandola in furia. La musica muta registro in una maniera che ricorda il metalcore, tra il doppio pedale della batteria e la voce scream.

“The Long Winter’s Embrace” parte in un mood di calma apparente, sebbene la batteria sembri simulare un battito cardiaco accelerato. L’impressione di calma viene spazzata col ritornello e prosegue in uno spiraleggiare verso un’atmosfera sempre più rabbiosa, rappresentata anceh dall’assolo di chitarra veloce e frenetico. 

“Time Machine” mostra un’atmosfera anche troppo positiva rispetto alla canzone precedente. Presa singolarmente è una canzone valida quanto le altre, inserita in mezzo a canzoni malinconiche o rabbiose sembra un raggio di sole in mezzo a nubi nere.

“40 Steps” mantiene l’atmosfera di “Time Machine”, sebbene offuscata da uno scontento di sottofondo che sporca la musica.

“Kein Licht” si dimostra un disco di piacevole ascolto, dalla produzione buona ed altrettanto buone idee di composizione. Tuttavia, al termine dell’ascolto ci si ritrova a ripercorrere i punti salienti del disco … non trovando nulla. La pecca del disco è appunto l’essere pieno di buoni spunti ma niente di eccelso e memorabile.

È la band ideale per i fan di Mastodon, Queens Of the Stone Age, Alice in Chains e Smashing Pumpkins.

 

 

65/100