18 APRILE 2020

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

Gli Humanity Eclipse nascono nel 1997 da un’idea di Riccardo Squillaci (voce), Max e Davide, rispettivamente chitarra e basso. La line up si completa poco dopo con l’ingresso di Salvatore alla batteria e Giuseppe alla chitarra solista. Il loro primo lavoro è la musicassetta “The Killer Tape” nel 1998, seguito da l’anno successivo al loro primo demo “Something is Really Hard” in formato mini-CD. Il demo ottiene buone recensione e da loro modo di suonare nei principali festival del Sud Italia, come l’Agglutination Metal Festival a Chiaromonte. Seguirà poi un tour insieme ai Memories Of A Lost Soul ed un live al Brutal Symphony Fest, dopodichè la band si scioglie nel 2001 per divergenze musicali e professionali. Passano alcuni anni, siamo nel 2014; Riccardo, Giuseppe e Salvatore tornano a suonare insieme come Kaoskvlt, ma non passa molto tempo prima di decidere di riesumare il vecchio nome e di ripartire carichi a molla. È così che nel 2017 iniziano a registrare “Si Vis Tere, Para Bellum”, uscito a marzo 2018 sotto l’ala della label polacca Goreissimo Records e distribuita in usa dalla Sevared Records e in Europa da EMP. All’uscita del disco segue un’intensa attività live, dopo il quale, nel giugno 2019, gli Humanity Eclipse tornano in studio per registrare il successore di “Si Vis Tere, Para Bellum”; trattasi di “Combat Grind Eclipse”, uscito a gennaio di quest’ano sempre per Goreissimo Records e disco che prenderemo in esame quest’oggi. Si comincia con la intro “Progeny of Sarama” che spiazza l’ascoltatore con le sue note dal sapore arabo. Nel pieno della confusione arriva la title track “Combat Grind Eclipse” a dare uno schiaffone in pieno viso all’ascoltatore, ristabilendo gli ordini. La canzone è, come il testo stesso descrive, una ode al grindcore; e come costruire una ode se non portando ai massimi livelli tutti i suoi stereotipi musicali? Ecco quindi che abbiamo feroci blastbeats, growl gutturale e riffs violenti, il tutto in altissimi bpm. “Monument of Atonement” continua senza sorpresa la linea aggressiva tenuta dalla precedente canzone. Interessante l’assolo di chitarra nell’ultimo terzo di canzone. “Trepanning (Extraction of the Stone of Madness)” altro non è che la descrizione di una operazione per estrarre la “pietra della follia”. Questa era considerata nell’immaginario collettivo medioevale come una pietra posta all’interno della fronte e responsabile della pazzia delle persone che ne erano affette. Anche qui non calano i bpm (non che qualcuno se lo aspettasse o lo desiderasse) ed è interessante il ritornello corale, di sicura efficacia in sede live. “Profession: Meurtrier”, dove “meurtrier” è “assassino” in francese, è il racconto in priam persona di una persona che fugge da un assassino. La musica, già furiosa di suo, aumenta di frenesia man mano che la canzone procede, di pari passo con l’assassino che raggiunge la vittima. “Lea the Soup-Maker” è un omaggio a Leonarda Cianciulli, “la saponificatrice di Correggio”. La sua storia credo la conosciamo tutti quanti. Interessante coem al termine delal canzone ci sia un estratto sonoro di uno dei film dedicati alla sua storia.“Mars’ Diaphanoids” è una traccia strumentale, piccola pausa tra un martellamento sonoro e l’altro.“Escher Straße” è una fermata del tram a Colonia, Germania. Qui vi viene raccontato di una serie di omicidi in un’accademia di danza situata proprio nella Escher Straße. A questo punto i più attenti avranno già mangiato la foglia: il testo non è che la trama di Suspiria di Dario Argento, ed i riferimenti non finiscono con il testo, ma anche nella musica, dove oltre al palese finale dove si sente l’indimenticabile motivetto al carillon c’è anche un assolo di chitarra a metà canzone che ne riprende la melodia. “Zygrot 24” è una canzone basata sulla trama di Freaked (da noi “Sgorbi”), dove lo Zygrot-24 dapprima viene definito un fertilizzante biogenetico, mentre in realtà è capace di tramutare gli esseri umani in mostri. “Colas de Rata” è una cover dei Brujeria, in cui riprendono il modo originale della canzone aggiungendoci il loro stile. E una intro affidata ad un breve audio di Speedy Gonzales. “Ved Noize Ende” è la outro che chiude il disco, uan serie di rumori a metà tra guerriglia e una marcia marziale.  Gli Humanity Eclipse dimostrano con questo disco di non essere affatto arrugginiti e di saper padroneggiare il grind con maestria. Ottima la produzione che ha saputo rendere chiari e cristallini i suoni nonostante il marasma musicale tipico del genere.  Imperdibile per tutti gli amanti del death meta/grind di qualità. 

 

75/100