24 AGOSTO 2020

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

Il progetto Hyperion nasce a Bologna nel 2015 come band dedita al "puro" Heavy Metal anni Ottanta, prendendo come punto di riferimento i classici del genere come Judas Priest, Iron Maiden, Megadeth, ecc... Il gruppo vede tra le sue fila il chitarrista Davide Cotti (ex Prophecy/Prophexy), principale

autore di musiche e testi, e lo shredder centese Luke Fortini (Imago Imperii, ex Children Of The Damned e Paul DiAnno). Nel 2017 viene stipulato un contratto con l'etichetta spagnola Fighter Records, che pubblica epromuove sul mercato internazionale il full-leght di debutto “Dangerous Days”. Spinti da un'ottima ricezione da parte della stampa specializzata italiana ed estera gli Hyperion iniziano il lavoro di promozione sul territorio con una serie di concerti tenuti insieme ad altre importanti realtà dell'underground Metal (tra gli altri, Tarchon Fist, Rain, Black Phantom). Uno di questi concerti vengono immortalati nel videoclip del brano “Ultimatum”, pubblicato a novembre 2018. Nel corso del 2019 iniziano i lavori di registrazione e pre-produzione per il secondo album, intitolato “Into The Maelstrom”, che verrà mixato e prodotto da Roberto Priori presso i Pri Studio di Bologna, e che vedrà l'artwork della copertina realizzato dall'attuale artista ufficiale degli Iron Maiden Il 20 febbraio 2020 viene rilasciato il primo singolo “Driller Killer” ed è annunciata la data di uscita del nuovo album per il 21 aprile 2020, nuovamente per Fighter Records. Ottimo album di heavy metal moderno, dall’artwork futuristico,  veloce e diretto dove l’ascoltatore viene colpito in pieno dalla potenza energetica dell’album. L’album contiene 9 tracce e dura complessivamente 43 minuti dove le tematiche che la band affronta sono la fantascienza e la guerra.

La line-up è così composta: Marco "Jason" Beghelli batteria, Davide Cotti chitarra, Luca Fortini chitarra, Michelangelo Carano voce e Antonio Scalia basso. L’album si apre con “Into the Maelstrom”: ottima opening ed è anche la title track veloce e diretta, l’ascoltatore viene coinvolto subito dal brano e viene trascinato nel mondo futuristico creato dalla band il quale viene esplorato ad ogni traccia. Questa canzone dà l’energia necessaria per affrontare questo viaggio.  Brano per niente banale, coinvolgente e la band, fin dall’inizio, mette in mostra una sua personalità. 

Il viaggio continua con la seconda traccia: “Ninja Will Strike”: brano molto coinvolgente e non fa perdere la concentrazione, anzi, lo fa immergere sempre più in questa ambientazione. La terza traccia: “Driller Killer”è brano molto oscuro il mood è quasi heavy /doom, soprattutto dell’intro di basso,dove si esplora la parte più oscura del mondo creato dalla band. Trascinati nell’oscurità dei bassifondi scrutando ogni angolo di questo viaggio. La quarta traccia: “The Maze of Polybius”, canzone molto carina e diretta senza fronzoli superflui. La band fa capire subito all’ascoltatore quale sarà la sua meta, facendolo immergere sempre più nel mondo da loro creato. Il gruppo non rinuncia alla propria personalità e per questa ragione non cade in insidiose banalità. Questo brano è molto trascinante e dà una carica immensa, non ci sono errori né sbavature, è una canzone perfetta dove il tema del brano non è forse immediato per tutti ma con un ascolto più approfondito si riesce a percepire l’intento del gruppo. La quinta traccia: “From the Abyss” è un brano lento ed impegnativo, fa immergere l’ascoltatore in quell’abisso che la band gli sta aprendo davanti, coinvolgendolo emotivamente. Brano strumentale nel quale i cambi di ritmo gli attribuiscono un certo senso di ansia.

la sesta traccia, “Bad Karma”,  è ottima canzone con dei cambi di ritmo ben studiati, chi lo ascolta non viene distratto da questi, anzi, rimane molto concentrato e coinvolto. La band è molto brava a giostrare la personalità e non svalutare il genere, anzi, lo migliorandolo e rendendolo unico.

La settima traccia: “Fall After Fall” è brano che sembra essere uscito dagli anni 80, rielaborato perfettamente in chiave moderna e personale. L’ascoltatore rimane sorpreso di come la band riesce a passare da brani lenti a brani più veloci ed orecchiabili senza snaturare il genere riuscendo sempre a mantenere la loro personalità. Brano molto veloce, coinvolgente, in cui si sentono alcuni cliché del genere heavy metal, ma senza andare sul banale. Penultima traccia “The Ride of Heroes” è il brano più lungo dell’intero album di 9 minuti e 6 secondi. Brano marziale che fa immaginare all’ascoltatore di assistere ad una parata in onore degli eroi di questo mondo futuristico. Canzone molto coinvolgente ed evocativa che provoca forti emozioni. Il ritmo heavy/epic, quasi power metal, che la band imprime a questo brano trasmette molta energia. Ottimo brano che prelude alla fine dell’album ed anche penultima tappa di questo lungo viaggio.  L’album si chiude con “Bridge of Death”: ottimo brano di chiusura dove il pubblico si trova alla fine di questo lungo viaggio immaginario fantascientifico, stremato e nello stesso tempo pieno di energia, pronto ad affrontare un nuovo, appassionante itinerario. Grande prova di forza per la band il passare da un brano epic, come quello precedente, ad uno speed diretto. Album probabilmente non facile da capire a primo acchito; servono alcuni ascolti per capire a pieno il mondo che gli Hyperion hanno creato, l’ascoltatore, fin dalla prima traccia, viaggia insieme al gruppo. La fantascienza e lo studio approfondito della creapy-pasta rendono l’intero lavoro molto bello, coinvolgente. Gli ascoltatori non si aspettino un album semplice. Lo consiglio a tutti gli amanti dell’Heavy Metal e mi sento d’indicarlo anche a chi si avvicina per la prima volta al genere.

 

90/100