29 APRILE 2020

 

Recensione a cura di

Claudio Cerutti

 

Gli Straight to Pain sono una band italiana, di base a Savona, attiva sin dal 2009. A fine 2019 esce il loro nuovo album “Cycles” per la sempre attenta e capace  Hellbones Records. L’album è preceduto dal primo lavoro autoprodotto “Horizon Calls” del 2009 e dall’EP “Earthless” del 2015.

La band attualmente è composta da: Simone Luise alla voce, Stefano Ravera alle pelli, Marco Salvadori e Thomas Laratta alle chitarre e Andrea Core al basso. Il genere di riferimento degli Straight to Pain è stato in passato essenzialmente il metalcore/hardcore, che grazie anche ai nuovi ingressi nella line-up della band, si è arricchito di elementi metal, groove metal, death e qualche accenno di prog. Uno dei pregi principali di “Cycles” è senz’altro non aver tralasciato la melodia, utilizzando tra l’altro, chitarra acustica, assoli e tastiere che non sono proprio soluzioni cardine per i gruppi assimilabili al filone metalcore/hardcore. Ma questo dettaglio, insieme ad un approccio generale molto più metal oriented, impreziosisce la proposta dei nostri, rendendo l’album piacevole e variegato, meno claustrofobico e monolitico, rispetto agli standard di genere.

Saldamente ancorata al mondo metalcore la voce del singer, che si esprime in un buon growl carico di rabbia e sofferenza.

Dopo una breve traccia intro di tastiera e chitarra, l’album si apre con l’ottima “Shaping the existence”, brano molto tirato e diretto in cui sono già visibili i tratti distintivi del suono della band: notevoli killer riff e fraseggi melodici. Il ritornello, davvero efficace e assimilabile sin dal primo ascolto, propone una soluzione molto azzeccata, quella di utilizzare in contemporanea il cantato in growl e il pulito. Ottimo pezzo, ideale per aprire l’abum. Molto buona anche la successiva “Superior Condition”, trainata da un notevole riff iniziale e dal ritornello molto azzeccato. Anche in questo brano vengono fuori le influenze più metal, come il pregevole assolo nella parte finale del brano. Tipicamente metalcore, monolitico e giocato su ritmi bassi , l’ottimo intro di “Rith the Awakener”, che di seguito lascia spazio ad un particolare stacco di chitarra acustica e growl.  La traccia prosegue con una buona alternanza di killer riff e partiture melodiche, e un ottimo assolo, che chiude in maniera egregia un altro ottimo brano.

“Cycles” prosegue con la breve strumentale in chitarra acustica “Before the Abyss”seguita a ruota dalla metallica “Down at the roots of the word”. Da menzionare la seguente “The Messengers” davvero un buon pezzo, carico di groove, con un'accelerata improvvisa quanto devastante nella parte centrale, per ritornare poi al  groove precedente . A chiudere il brano, un piacevole e melodico assolo da sapore prog.

“Beyond the Origin” con il suo riff frenetico e schizoide in stile Converge e  l’ottimo ritornello in clean vocals, chiude in bellezza l’album. 

Menzione d’onore per l’ottima produzione dell’album, registrato presso i Blackwave Studio di Genova. mIn definitiva “Cycles” è un buonissimo album con brani di qualità, che idealmente può far contenta un audience piuttosto variegata, passando dai fan del metalcore, hardcore, melodic death metal e groove metal.

Non resta che aspettare di gustarci live, in giro per la penisola degli Straight To Pain!

 

78/100