29 Gennaio 2020

Recensione a cura di

Mauro “ Micio” Spadoni

 

 

Quando di pensa alla Sardegna si corre subito al pensiero delle sue coste assolate, il calore delle persone, le ferie, il mirto, il maialino sardo ed infinite mangiate estive. Beh, scordatevi tutto questo. La Sardegna è una terra ricchissima di Metal e gli IATO sono qui per ricordarcelo con questo Lp dal titolo inequivocabile: UCRONIA.

Se leggete i testi vi renderete conto di quanto l'immagine che si ha della Sardegna sia veicolata da anni ed anni di pensieri distorti da una realtà ben diversa che invece si esprime perfettamente nella musica di questi ragazzi Sardi. Nati (discograficamente parlando) nel 2012 con un EP dal titolo “Marchio di Fabbrica”, hanno mosso i primi passi nella loro terra natia per poi arrivare “in continente”, come sono soliti dire gli isolani, di spalla ai Cripple Bastards ed in seguito agli Obituary, poi ancora per gli Entombed AD, fino ad approdare nel 2019 alla realizzazione di questo LP “UCRONIA” che abbiamo tra le mani grazie all’etichetta ucraina Grimm distribution (Satanath records) e a quella italo-maltese “The Triad Rec”.

Come avrete intuito dai gruppi per cui hanno aperto, qui ci troviamo al cospetto di un compattissimo gruppo dedito ad un sano Death-Grindcore Metal con forti sfumature Hardcore-punk e venature Brutal-Death Metal.

L'LP “Ucronia” si apre con i suoni industriali di “Letargico Conflitto” per poi colpire dritto in faccia l'ascoltatore con il suo Death Metal spietato, veloce, cantato in italiano che sa alternare parti vocali più Brutal a parti più scream vicine all'hardcore punk dei mitici Terrorizer. I suoni sono potenti, chiari e “suonati”: insomma niente plasticosità o amenità bombastiche. Solo della sana violenza musicale sparata con maestria nei vostri auricolari.

L'omonima “IATO” prosegue la mattanza iniziata dai ragazzi innalzando di nuovo i ritmi e gli intrecci di chitarra si fanno più thrashy mettendo in mostra l'amore dei nostri per i migliori Dying Fetus. Gli IATO sanno davvero come mantenere alta l'asticella dell'attenzione, alternando parti violentissime e veloci ad altre più tecniche al cardiopalma ma, soprattutto, mai scontate. La batteria martella che è un piacere e l'uso dell'italiano si rivela vincente perché l'alternanza delle voci tra Francesco Nano e Federico Pisano (entrambi alle voci e alle chitarre) fa scorrere benissimo la canzone senza cedimenti o flessioni di sorta. C'è da dire che, se da un lato la lettura dei testi delle canzoni mi ha aiutato non poco nella comprensione della metrica particolare che i nostri usano per cantare, dall'altro  mi ha potuto permettere di comprendere appieno il senso dei versi che, altrimenti, non mi avrebbero permesso di entrare del tutto nel mood della rabbia delle canzoni. “Uomo Ingranaggio” è la traccia seguente che prosegue il cammino intrapreso dagli IATO confezionando una canzone senza compromessi, dal sapore molto Brutal vicino a quanto proposto dai Mortician e compagnia putrefatta. I riff sono taglienti, veloci ed oscuri come anche le armonizzazioni plettrate: quadrate e affilatissime. Nelle tracce seguenti come “Soggetto Alienato” e “Ucronia”gli IATO continuano a picchiare duro e veloce come un M60 ben oliato mostrando di saper sfruttare appieno il profondissimo growl della voce, regalandoci assoli dal sapore Thrash di scuola americana alternate a parti più Brutal Metal simili a quanto proposto da Cannibal Corpse e Monstrosity nei gloriosi anni '90. Ottimo il lavoro di Andrea Manis al basso, sempre pulsante, ed incollato alla cassa del fenomenale batterista Lorenzo Balia.

Bellissima la chiusura in progressiva velocità di “Ucronia” che dà quel sapore progressivo che nessuno mai si aspetterebbe da un album di tale compattezza.

“Idiosincrasia Sociopatica” e “Occhio Unico”seguono ancora il battuto terreno della violenza senza compromessi col loro mood spiccatamente Grindcore che mi ha ricordato quanto di meglio fatto dai nostri Undertakers. Echi dei Nile meno oscuri appaiono tra le note delle due canzoni donando ancora più varietà alla proposta degli IATO che ci conducono così alla conclusione del loro LP con la canzone “Requiem”. 

Realizzata su un oscuro riff ricco di inquietudine, la canzone prende il volo lentamente, salendo progressivamente fino ad esplodere nelle orecchie del malcapitato ascoltatore reiterando il riff senza che ci si stanchi di esso per poi cambiare radicalmente trasformandosi in una veloce cavalcata incalzante, molto Thrash, ricca di epicità per poi tornare su se stessa riprendendo il riff iniziale e chiudendo nella maniera migliore questo LP.

Devo ammettere che sono rimasto piacevolmente colpito dagli IATO. Questo LP ha risuonato per giorni e giorni nelle mie orecchie perché, oltre ad essere ben fatto, con un'ottima copertina dai toni oscuri e allucinati, ottimamente suonato e prodotto, sa dire la sua in un ambito, quello della musica estrema, dove sembra che tutto sia già stato detto dai Big negli anni '90.  Gli IATO hanno capacità compositive ed esecutive ottime, sanno creare grandi canzoni estreme, violente ma anche dirette e memorizzabili.

Date una possibilità a questi ragazzi! ORA! E vi assicuro che la prossima volta che andrete in vacanza in Sardegna guarderete il bellissimo panorama sardo con occhi diversi, la vita non vi sembrerà tutta soltanto mare, sole e buon cibo ma noterete che c'è qualche cosa di marcio sotto a tutta la società che vi circonda e di cui anche voi fate parte e gli IATO saranno li per dimostrarvelo e tante volte non ve ne steste accorgendo, loro sono li per urlarvelo nelle orecchie.  

 

85/100