20 MAGGIO 2020

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

Gli Ilienses Tree sono una band nata a Cagliari nel 2012 e che si stabilizza con la formazione composta da Maurizio Meloni (voce), Claudio Kalb (basso), Simone Milia (chitarra), Matteo Maccioni (chitarra) e Giammarco Vacca (batteria). Il nome della band prende ispirazione dal popolo iliense, un’antica popolazione di guerrieri pagani che visse nella Sardegna centro-meridionale durante l’età del bronzo.

Date importanti per gli Ilienses Tree sono: il 2014, anno della loro prima pubblicazione (“2014 B.C.”, un a demo) e la partecipazione al festival Doom Over Karalis III. Anche il 2016 è un anno importante per la band, in quanto hanno l’onore di aprire al concerto dei Novembre e di partecipare ancora al Doom Over Karalis V, che quell’anno vede Lord Vicar come headliner. Nel 2017 aprono ai concerti dei Moonspell in maggio e ai Dark Tranquillity in giugno, mentre in luglio firmano con la maltese Maculata Anima Rec per l’uscita dell’EP “EDDA”, uscito poi a fine estate. Saltiamo in avanti ed arriviamo ad oggi: a gennaio di quest’anno è uscito il loro primo full lenght, “Till Autumn Comes”, sempre per Maculata Anima Rec, di cui parleremo oggi.  Si inizia con “A Different Season”, dove un lugubre organo ci introduce al mood triste e funereo dell’album. “Autumn Falls” arriva, potente e cadenzata. I colpi di batteria impattano sul petto dell’ascoltatore, rimbombandovi. La canzone alterna fasi di cadenzato doom a momenti più ritmati ma senza esagerare. Qualche dubbio sulla voce, che nella prima parte della canzone sembra non coesistere bene con il resto della canzone. “Lower” è un’altra traccia pesante che grava sull’animo dell’ascoltatore. I dubbi sulla voce durante l’ascolto della precedente canzone si dissolvono davanti all’esecuzione degli scream. Molto interessante la fase finale, dove la batteria diventa chiassosa e si ha la sensazione di spiraleggiare verso una battaglia persa, dove gli arpeggi che accompagnano il finale simboleggiano il galleggiare a pelo d’acqua dell’animo sconfitto.

“The Observer” sfrutta le potenti linee di basso per costruire il tappeto sonoro e dare densità al suono. Qui la voce in alcune parti è uno scream estremo e strozzato, in contrasto con le chitarre prive di distorsioni. Si osano anche parti in blast beat provenienti dal black metal più becero, senza però stonare nell’insieme.  “Looking Glass” è fatta di lunghi e pesanti riffs, ritmi cadenzati, e una voce gutturale. Un classico stampo doom per una canzone più che pregevole. I ritmi lenti e cadenzati vengono spazzati via nella parte finale da un impeto furioso fatto di blast beats e voci urlate. Ma è solo un attimo.   “The Black Tree” parte con aggressività battendo forte sulla batteria e producendo riffs in terzine. Il ritmo sostenuto si mantiene tale per buona parte del brano, intervallato da momenti melodici dal tono malinconico.  “Blood”, al contrario della precedente, ha un inizio lento, che si rivela pian piano con l’andare del minutaggio, fino ad esplodere in un ritmo a tratti malinconico a tratti aggressivo, in un dualismo che si rincorre lungo lo scorrere della canzone, mentre all’ascoltatore non rimane che lasciarsi rapire dal sound. Tirando le somme, “Till Autumn Comes” è un monolite che impatta sull’ascoltatore lasciando il segno. Compatto, omogeneo, raggruppa in sé varie sfaccettature tra black/death con una pesante impronta doom ad aggiungere pesantezza alle composizioni, tutte di buon livello. Validissimi e degni di ascolto. Anche più di uno. 

 

80/100