15 MAGGIO 2020

Recensione a cura di Edoardo Goi

 

Definire “travagliata” la storia degli IMMOLATOR e di questo ARS MORIENDI è decisamente eufemistico.

Destinato ad essere il primo full lenght del combo di Caltanissetta, registrato nel 1997 e mai completato a causa del disfacimento della line up, Ars Moriendi vede la luce solo ora per volontà del mastermind Azmeroth sotto forma di un ep di sole cinque tracce (tre inediti, un interludio e una cover del classicissimo dei Venom “Countess Bathory”), cioè tutto il materiale completo e pubblicabile di quelle sessioni.

Nati nel 1994 dall'unione artistica di Azmeroth (voce e chitarra), Owl (basso e organo) e Crush (batteria) dopo l'interesse dimostrato dagli ultimi due nel collaborare con Azmeroth generato dall'apprezzamento del precedente progetto del compositore siciliano (la one-man band Bestial, autrice del demo “Inquisitor”), gli IMMOLATOR passano attraverso tre demo (De Profundis del 1994, Demonmetal del 1995 e In Nomine Rex Inferi del 1996) e vari cambi di line up prima di entrare in studio per registrare Ars Moriendi con una formazione che vede, oltre al membro fondatore Azmeroth, il solo nuovo entrato Etar ad occuparsi della batteria e con il cantante Cimeries che prende parte alle sessioni nonostante , al tempo, si fosse appena trasferito a Roma.

Il sound della band, evolutosi da un primigenio approccio figlio dell’amore per l'ibrido death-black che avrebbe generato la scena black nordica nei primi anni 90 e implementatosi poi con gli imput che la medesima scena andava via via spargendo nell'underground estremo mondiale, trova piena compiutezza in queste tracce dall'approccio grezzo, sporco e oscuro rese finalmente disponibili dall'etichetta italiana Masked Dead Records.

Si parte subito forte con l'opener UNHOLY CHURCH... BETSEY RETURN, veloce rasoiata black/death che riesce a coniugare in modo decisamente riuscito l'approccio raw del proto-black dei primi Bathory e primissimi Mayhem con lo stile più tecnico e catchy del black melodico svedese di scuola Dissection-Necrophobic, il tutto ammantato dalle atmosfere grim e glaciali del black norvegese più classico (Immortal su tutti).

Il brano, pur gravato da alcuni difetti figli di una maturità non ancora raggiunta, mette in mostra in modo evidente la volontà della band di perseguire una propria visione musicale personale (che troverà pieno compimento e realizzazione nella successiva evoluzione della stessa nel nella cult band underground Heretical), risultando comunque efficace e godibile per tutti gli amanti della seconda ondata del black metal scandinavo, grazie anche alla notevole quantità di imput condensati in modo piuttosto fluido all'interno di una durata di appena tre minuti scarsi.

La successiva BLACK RIVER vede la band alle prese con una composizione di più ampio respiro, con tempi decisamente meno incalzanti rispetto al brano precedente e un approccio decisamente più epico che mette in mostra, oltre che una evidente fascinazione per i Bathory del periodo Blood,Fire,Death/ Hammerheart, anche la volontà di ammantare la propria proposta di cadenze rituali che ben si sposano con gli interessi in campo occulto del suo mastermind.

Il pezzo si snoda su una struttura piuttosto classica e in modo decisamente fluido e penetrante, nella miglior tradizione del black metal primordiale cui evidentemente paga tributo, costruito su riff semplici ma incisivi, vocals incalzanti e un'atmosfera di sicura presa, dimostrandosi un ascolto decisamente appagante per i fan di tali sonorità, come chi scrive.

L'ultimo brano inedito “esteso” presente sul presente ep è la successiva e veloce CROWN OF THORNS, pezzo che sembra voler condensare in se entrambi gli approcci presentati dalla band nelle due composizioni precedenti, coniugando l'approccio “grim and frostbitted” proprio del primo pezzo con quello più epico e rituale del secondo,con risultati a tratti un po' cacofonici ma senza dubbio molto interessanti, proprio in virtù dell'oscurità che il brano riesce a profondere grazie alla buona fusione di tutti i suoi elementi, parzialmente inficiata solo da un leggero senso di incompiuto che assale l'ascoltatore quando la sua breve durata giunge al termine.

C'è il tempo solo per un breve interludio horrorifico-rumorista intitolato HEXENSABBAT prima che l'ep vada a concludersi sulle note di una cover opportunamente “blackizzata” della celebre COUNTESS BATHORY degli ancor più celebri Venom.

Nonostante ci si trovi di fronte a un brano decisamente inflazionato dal punto di vista dei vari tributi da esso ricevuti nel corso degli anni, questa versione risulta comunque interessante e godibile in virtù di un approccio grezzissimo e ai limiti del punk-black assolutamente delizioso (altrettanto deliziosi risultano anche il cammeo di un altro celebre brano dei Venom piazzato al suo interno, nonché una chicca finale tutta da scoprire, stavolta made in Italy), andando così a concludere un ep molto interessante dal punto di vista storico, che ci permette di conoscere l'humus da cui sono nati i ben più celebri Heretical, nonché di toccare con mano una scena underground che, anche in Italia, pullulava di band di assoluto interesse e dall'encomiabile attitudine.

Un ascolto senza dubbio interessante ed appagante.

 

 

VOTO: 70/100