24 APRILE 2020

Recensione a cura di Alessia VikingAle 

 

I Kross of Khaos si formano nel 2012 a Treviso e definiscono la loro musica “Sbrang & Roll”, un mix tra speed metal, blues e punk con momenti Doom/Drone, lasciandosi influenzare da gruppi quali Slayer, Venom, Black Sabbath, Metallica, Anthrax e molti altri.
Il loro primo lavoro è l’EP “The Dark Passenger”, registrato in studio ma autoprodotto dalla band al cento per cento. L’EP è quasi privo di editing o post-produzione per scelta della band, così da dare all’ascoltatore un’idea vera del loro sound.
Negli anni i Kross of Khaos hanno suonato insieme a band come Anvil, Nanowar of Steel, Furor Gallico e molti altri, oltre a subire vari cambi di line up, tra cui l’avvicendarsi di vari bassisti e il cambio da due a una chitarra sola.

Il loro secondo lavoro è “Slay Pride”, di cui parleremo oggi. Anch’esso autoprodotto e più curato rispetto al precedente, ha come tema principale i serial killer, cui è dedicata la title track omonima al disco, ma anche la società odierna e le sue assurdità che diventano canoniche purché vada bene a tutti, trasformando la gente in zombie senza personalità ne idee proprie. In contrasto a questo atteggiamento passivo, il disco si pone in maniera aggressiva contro il politically correct.

Il disco si apre con “Soul Ripper”, introduzione che ricorda la famosa “sviolinata” di Psycho, con tanto di urlo terrorizzato finale.

“Rest in pieces” parte in pompa magna. Il brano è un buon esempio di speed metal senza compromessi ne fronzoli, come descrivono la band stessa.

“Machete Happens” è dedicata a Machete, protagonista dell’omonimo film di Robert Rodriguez (e del seguito Machete Kills). Anche qui non ci si risparmia in riffs duri e ritmi sospinti.

“Snowhite” cambia registro e dopo due canzoni speed mostra riffs e ritmi doom, dall’headbanging assicurato, soprattutto in sede live.

“Insatiable Lover” è una traccia dalla composizione elaborata, un mix di blues e doom metal che aggancia l’ascoltatore al brano, ipnotizzandolo.

“Undead wishes” ha un ritornello energico e trascinante, ma a parte ciò non riesce a distinguersi da altre trace presenti nel disco.

“Bodygrinder” soffre dello stesso problema della precedente, in cui il ritornello è accattivante mentre il resto difficilmente riesce a distinguersi dalle altre canzoni.

Per la title track “Slay Pride” i Kross of Khaos hanno optato per una traccia strumentale in cui si ha l’idea di entrare nella mente di un serial killer, saggiarne la malvagità mentre organizza un delitto, fino al finale che spiraleggia verso il delirio.

“Dehumanizer” è un brano coinvolgente e ritmato, che cattura l’ascoltatore dall’inizio alla fine.

“Fire (Endless Silence)” dal ritmo e mood sembra il proseguo di Dehumanizer, come fu per la doppietta “Undead Wishes” e “Bodygrinder” poco prima nel disco. Come tale anche “Fire” è una traccia veloce e senza fronzoli, dal ritornello trascinante, difficile da dimenticare (o da smettere di canticchiare).

“Hunger” è uan traccia dove tutto ciò che abbiamo sentito finora si fonde per creare la chiusura perfetta. Alle velocità speed metal si alternano riffs taglienti ed oscuri, passaggi cadenzati di scuola doom e un growl profondo fanno sì che quest’alchimia di infleunze sia un successo di composizione.

“Nursery Rhym of Love” è l’outro del disco, dove ritroviamo un’altra melodia psichedelica simile alla intro.

“Slay Pride” è un disco caciarone, ottimo per uscire dal torpore mentale che questa situazione odierna (per i lettori del futuro: al momento della stesura della recensione siamo ancora in quarantena) può generare. Sul fronte dell’originalità siamo davanti a niente di innovativo, ma i Kross of Khaos hanno dalla loro parte una forte passione ed alchimia tra i componenti, che rende questo disco apprezzabile da chiunque. Sconsigliato solo agli amanti dei tecnicismi estremi, qui c’è solo sudore e sangue.

 

 

70/100