25 MAGGIO 2019

Alessia VikingAle

 

Nati nel 2012 come gruppo black metal, i Locus Animae cambiano presto faccia dedicandosi alla sperimentazione alla ricerca di una propria forma, accantonando etichette e limiti di sorta. Con l’aggiunta di una voce femminile e di melodie e strumenti provenienti dalle influenze musicali dei componenti, i Locus Animae sentono di aver trovato un faro nella loro sperimentazione.

Dopo una lunga pausa che li ha costretti al silenzio musicale, ritornano maturi e consapevoli, e da questa nuova situazione nasce “Luna”, seguito e conclusione del concept iniziato con il precedente EP “Prima che sorga il sole”. 

Ritroviamo qui su “Luna” gli elementi già presenti in “Prima che sorga il sole”: melodie malinconiche alterante a feroci passaggi black metal, duetti tra voci maschili e femminili, liriche poetiche ed un cantato rigorosamente in italiano, che si presta ottimamente per il tipo di musica proposta dai Locus Animae. 

“Luna” si apre con “L’incanto della sirena”: l’ascoltatore viene accolto dal suono delle onde e da una melodia al piano malinconica e sognante, mentre le liriche femminili sopraggiungono calde ed avvolgenti. Presto si aggiunge in contrasto il cantato maschile, in un graffiante scream, un cupo growl oppure parti pulite. Soventi sono le sovrapposizioni delle due voci, soprattutto nel ritornello, mentre tristezza e drammaticità avvolgono le melodie e fanno cadere nell’oblio ogni speranza. 

Ne “Il cantico del mai nato” troviamo una lirica che all’inizio sembra presagire un rimorso senza ritorno, però nell’ultima parte della canzone si lascia ad intendere un tentativo di rinascita, di rialzarsi e lasciarsi alle spalle quello ceh sembra essere un passato che tormenta la voce narrante. I sentimenti espressi dalle liriche sono resi in maniera impeccabile anche a livello interpretativo delle voci e nella musica che alterna in equilibrio momenti di malinconia ad altri più forti e corali nel climax della canzone.

“Crepuscolo” immerge l’ascoltatore in un’atmosfera notturna e al contempo fiabesca. Lasciandosi cullare dall’introduzione si ha quasi l’impressione di sentire l’odore della riguarda di notte. Le liriche stavolta sono incalzanti sul tentativo di rialzarsi e scrollarsi di dosso i ricordi che tengono la voce narrante incatenata al passato e dello sforzo di quest’ultimo di rinascere. L’atmosfera è drammatica, tesa e graffiante nei momenti più oscuri o cambiare in riffs melodici nei momenti più calmi. Il valore aggiunto nella melodia qui è dato dal violino che sottolinea i passaggi più importanti della canzone.

“All’imbrunire” ha un’atmosfera meno drammatica e più speranzosa delle precedenti canzoni; la voce narrante ha preso coraggio, ma non significa che il suo percorso verso una vera rinascita sia facile. Qui le voci narranti si rivelano essere due, quella maschile e quella femminile, mentre prima si aveva l’impressione che il protagonista fosse uno unico, ora qui abbiamo le due voci che duettano chiamandosi “Anime riflesse, vicine ma distanti” lasciando intendere che entrambi stanno vivendo la stessa esperienza e percorreranno insieme il cammino per la rinascita. 

A chiudere l’EP abbiamo “Eclissi – Come la Terra baciò la Luna”. Abbandonante le atmosfere drammatiche, è il momento di tirare le fila per le due voci narranti. la canzone per la maggior parte ha come unico accompagnamento alle voci la chitarra, per esplodere nel finale dove è chiaro che la rinascita è avvenuta e la voce narrante è pronta ad un nuovo viaggio. O inizio. 

 “Luna” è un EP fatto con cuore e passione, cosa che trasuda sia nella composizione ricercata sia nelle liriche poetiche. Anche l’artwork, un dipinto ad olio, non è esente dall’essere pregno di significati nascosti: i cappi da impiccagione, una figura triste che siede sula Luna ed un piccolo germoglio che sbuca al centro di un sentiero illuminato dalla Luna stessa. 

 

 

75/100