9 GIUGNO 2019

Recensione a cura di

Alessia VikingAle

 

Luciano Onetti è un regista argentino, appassionato di cinema giallo italiano anni ‘70 e soprattutto delle opere di Dario Argento, del quale segue le orme in maniera maniacale, quasi fanatica. Insieme a suo fratello Nicolás Onetti, nel 2013 dirige il suo primo film, intitolato “Sonno Profondo”, ed oltre ad esserne regista ne è anche attore, direttore della fotografia e compositore della colonna sonora. “Sonno Profondo” fa parte di una trilogia di film cui segue “Francesca” nel 2015 e “Abrakadabra” nel 2018. La Black Widow propone in CD la colonna sonora dei primi due film. La cover del CD è formata dalle locandine dei due film messe insieme, dove sono palesi i rimandi allo stile delle inquietanti locandine di film anni ‘70. I film non sono da meno, con uno stile prettamente vintage nei titoli di testa e di coda, con immagini invecchiate e sporcate come fosse stato girato su pellicola, colori saturi e luci iperrealistiche. E che dire delle inquadrature che si soffermano spesso sui singoli dettagli, come da scuola Argentiana? 

In film di questo genere, la colonna sonora ricopre un ruolo fondamentale, soprattutto perché i due film sono poveri di dialoghi; si rende quindi fondamentale creare una colonna sonora che segua le vicende della storia calando lo spettatore nella giusta atmosfera e accompagnandolo passo passo verso lo snodarsi del mistero. Luciano Onetti in questo ruolo non si è posto limiti nello sperimentare forme di musica che possano adattarsi al meglio all’immagini: ne esce un mix di jazz, rock progressivo ed addirittura passaggi ispirati alla disco music. Suoni analogici, distorsioni, stridenti rumori di fondo, si accavallano tra loro creando effetti psichedelici ed ipnotici nell’ascoltatore. In linea di massima la musica mantiene una base elettronica data dalle tastiere che fanno da padrone alle melodie creando il tappeto sonoro, ora con cicliche ripetizioni, ora con lugubri intermezzi. 

Note di merito vanno a tracce come la title-track “Sonno Profondo”, che omaggia le colonne sonore dei Goblin con il loro rock-progressive, o “Assassino”, dove si ha l’impressione che un alito gelido ci respiri sul collo, mentre voci cristalline e rumori che sembrano sospiri accompagnano gli acuti su violini e tastiere. La colonna sonora di “Sonno Profondo” si chiude dopo sole otto tracce, con il “Finale” dove la melodia scordata di un carillon fa da base a psichedeliche improvvisazioni per circa metà brano, dopodiché il carillon smette pian piano di suonare ed esplode il gran finale fatto di ossessionati violini ed altre feroci improvvisazioni al piano. 

Parte “Francesca”, una colonna sonora più dinamica e moderna della precedente, grazie ai passaggi disco music o le sperimentazioni di tastiera che virano ad atmosfere “-wave” che proiettano l’ascoltatore una decina d’anni più avanti rispetto alle atmosfere di “Sonno Profondo”. Ritroviamo qui tracce psichedeliche ed inquietanti come “Motus Tenebrae” con il suo finale contrapposto: da un lato un bimbo piangente, dall’altro un’allegra canzoncina per bambini. Questa parte viene poi ripresa nell’altrettanto inquietante “Canto III”, brano dedicato alla Divina Commedia, seguita poi da passaggi jazz/rock ridondanti cui fa da sfondo una voce tratta dal film che ne recita un passaggio. Con “Canto dell’Inferno” ci si abbandona ancora ad elettronici riff ripetuti ossessivamente mentre sullo sfondo passano tracce vocali del film. La chiusura del disco e del film è affidata a “Città Dolente”, dove elettronica e violini si alternano per estraniare l’ascoltatore dalla realtà. Un finale diverso e più calmo rispetto all’esplosivo finale di “Sonno Profondo”, ma non per questo meno valido.

Tirando le somme, “Sonno Profondo-Francesca” è una colonna sonora più che valida, in grado di catturare ed ipnotizzare l’ascoltatore dall’inizio alla fine. Preso singolarmente è un ottimo disco già di per sé, ma consiglio di procurarsi i due film per potere godere appieno dell’esperienza di ascolto. 

 

70/100