2 AGOSTO 2018

Recensione a cura di Dimitriy Palamariuc

 

Storia curiosa quella di questo progetto italiano chiamato Machina Coeli, risalente al 1997, che pubblicò il mini-cd “Finitor Visus Nostri” due anni dopo grazie all’interessamento dell’etichetta americana Moonchild Records. Negli anni recenti c’è stata la riscoperta dei Machina Coeli e del loro lavoro, realizzato dapprima in digitale dalla Giallo Records nel 2012 e poi con la ristampa ufficiale da parte della Masked Dead Records nel 2015. Dietro la sigla Machina Coeli c’è in realtà il lavoro solista di Coatl M. Evil, musicista conosciuto per essere stato il cantante della horror rock band Mugshots. Possiamo così riscoprire una musica misteriosa e orchestrale, dallo stampo medievale con delle varie sfumature di Dark Ambient, Drone, Neofolk e delle lievi nuance soft in stile Funeral Doom e Atmospheric Black Metal.

Ha all’attivo varie uscita, fra quali “Finitor visus notri”, “Gnosis”, e “Lure of the Forgotten Lake”. Se nei primi lavori potevamo ascoltare una musica che si avvicinava maggiormente allo stile dei Summoning e Die Verbannten Kinder Evas, nell’ultimo possiamo assaporare tre tracce di puro Dungeon Synth, tracce del tutto strumentali legate l’un l’altra quasi a formare un’unica opera di circa trenta sei minuti di sonorità Dark Ambient imbevuto di motivi folk medievali e nuance cinematic di horror e fantasy. Decente la produzione, anche se al primo impatto sembra un po’ “cruda”, ma forse ciò lo rende più curiosa per il pubblico, perchè porta gli ascoltatori in un viaggio pieno di storia e fantasia, dove le remote terre medievali confluiscono con un mondo pieno di fantasia e di magia, di creature mitologiche strane e bizzarre e di avventure cavalleresche. Il primo brano, melodico e molto introverso, è un perfetto opener per un lavoro che scorre via a velocità moderata, con questo sound epico e ambient, che fa respirare un’aria per lo più lugubre, rarefatta, ma pronto anche ad aprirsi verso scenari più medievaleggianti. Siamo praticamente in presenza di un indirizzo stilistico che può attirare le attenzioni sia degli amanti del prog di più ampie vedute, sia di chi sul finire degli anni ’90 seguiva con interesse quel ramo della scena gothic orientato verso il Dark Ambient e Neofolk. Le prossime due canzoni continuano sulla stessa onda, verso scenari sempre più tenebrosi e macabri, ricordano in certi momenti le atmosfere di Burzum nelle sue creazioni Dark Ambient e le canzoni di Die Verbannten Kinder Evas. Questo EP, breve ma intenso, sembra una colonna sonore in stile Hans Zimmer, dove ogni nota ha il suo perchè e ci racconta un mondo, come le ermetiche poesie del grande Ungaretti.

Sicuramente un lavoro “fuori dalle righe” per il pubblico troppo attaccato ai cliché musicali odierni, però sicuramente i pochi che apprezzeranno questo lavoro singolare si renderanno conto del ricco messaggio artistico che porta in se questo lavoro ed il spessore musicale del suo creatore, capace di sconfiggere anche le barriere del tempo per deliziarci con le sue teleportazioni verso il confine dei mondi. Aspetteremmo future belle notizie da Machina Coeli, ma intanto non ci resta che goderci con pazienza ed a piccoli dose questo gioiello chiamato “ Lure of the Forgotten Lake”.

 

80/100