8 GENNAIO 2020

Recensione a cura di

Mauro “ Micio” Spadoni

 

Nati nel Febbraio del 2016  i nostrani Madvice hanno dato alla luce sul finire del 2018 il loro primo album dal titolo inequivocabilmente espressivo. “Everyting Comes to an End” è già dal nome una dichiarazione di intenti chiara e diretta corredato da una copertina su sfondo bianco decorato da un bellissimo disegno in scala di grigi su cui campeggia il logo di Voivodiana ispirazione del gruppo. Come a confermare le aspettative che il titolo e l'artwork ci preannunciano, qui ci troviamo al cospetto di un album di Death Metal molto melodico, con spunti qui e li del buon vecchio Thrash Metal e Melodic Black Metal. 

I Madvice sono Asator alla Voce (STR8,Phalenae), Maddalena Bellini alla chitarra, Raffaele Lanzuise (entrambi militanti nei Nameless Crime) e l'ultimo arrivato nel progetto ovvero Marco Moretti (Felon, Enkymosis) alla batteria. Ma addentriamoci ora in questa fatica targata Madvice iniziando dal primo degli otto pezzi che compongono questo “Everything comes to an end” ovvero “Vengeance”. Un' intro industrial si apre lanciando il ritmo sostenuto del pezzo in cui entrano subito tutti gli strumenti. Il suono è moderno, definito e rifinito ma per nulla plasticoso o artefatto. Anche la voce in puro stile Melodic Death Metal svedese, sa distinguersi subito e da questa prima composizione si mostra subito l'amore viscerale dei Nostri col Metal di scuola Arch Enemy e primi In Flames. Insomma un'ottima partenza subito doppiata dalla title Track “Everything comes to an end” che con le sue aperture melodiche e le armonizzazioni ricorda molto da vicino l'ultimo lavoro degli inglesi Carcass. In questo pezzo la voce riesce a toccare lidi growl molto buoni dimostrando la grande capacità di Asator di essere un cantante versatile e sempre pronto a dare il massimo sul pezzo. La seguente “A day to fight a day to suffer” è un midtempo violento e ottimamente sostenuto dalla sezione ritmica dove ,a più di metà del pezzo, si cambia registro portando le melodie vicino a quanto realizzato dai cari Dark Tranquillity nell'arco della loro carriera. Si prosegue con la sparatissima “The Gate” con un ottimo lavoro alla chitarra di Maddalena una grande ascia creativa, capace e fantasiosa alla bisogna. Il pezzo si snoda tra rallentamenti e riprese veloci che tengono alta la tensione per poi sfociare nella parte centrale con una voce femminile melodica che dona una nuova nota di variazione al pezzo infondendogli del sano dinamismo sonoro senza mai però abbandonare l'assalto e la velocità con cui si conclude poi il pezzo.

“Nothingness” prosegue l'assalto senza sosta svedese dei Madvice interrotto soltanto dalla parte centrale di sola chitarra elettrica che prelude all'assolo di chitarra ispiratissimo di chiara scuola Thrash Metal americano (Hey! Chi ha detto Marty Friedman?). La sesta traccia dal titolo “Master of Doom” conferma quanto proposto dai Madvice finora: Death Metal molto ben suonato,pesante, veloce e coinvolgente dove, in quest'ultimo caso, la fa da padrone l'ottima performance del cantante Asator. Ma quando sembra che i Madvice non abbiano più nulla da dirci ecco che spunta l'inaspettata cover di “Everybody Wants to rule the world” degli inglesi “Tears for Fears”, famosa Hit degli anni '80 (che io ricordo passavano a martello alla radio tutti i fottuti giorni di quell'anno). Inutile dirvi la sorpresa nel sentirne questa versione così Metal che mi è piaciuta sin da subito (ovviamente da oggi sotto la doccia la canterò sempre come Asator. Grazie Asator!), ottimi gli arrangiamenti e soprattutto la capacità che ha avuto la band di rendere una canzone così diversa nel tempo, nei suoni e nelle melodie al pari di una loro odierna song. Davvero un'ottima cover.

“Rebirth” prosegue l'avventura dei Madvice mettendo in mostra ancora la voce femminile in apertura per poi tornare sui binari a cui i nostri hanno saputo dare una direzione ben definita, questa volta legando alla voce femminile quella di Asator in un intreccio molto ben riuscito.

Con “Hopeless” si conclude l'album dei Madvice, inizialmente con sonorità acustiche molto vicine ai Sepultura di “Roots” per poi esplodere come i Nostri sanno fare riuscendo ad intrecciare ottimi riff coinvolgenti, pesanti e fino alla melodica conclusione che richiama l'inizio della canzone. Si chiude così questo “Everything comes to an end” un album interessante, ricco di sfumature, vario e a tratti anche sorprendente. che mostra come in Italia ci si possa inserire tranquillamente nel filone Melodic Death Metal senza tema di confronto con le altre e ben più blasonate realtà internazionali.

In questo lavoro i Madvice hanno dato prova di poter dire la loro in un ambiente sicuramente inflazionato ma che sono sicuro gli permetterà di emergere in futuro se sapranno continuare a proporre lavori di questa caratura. Bravissimi ragazzi!

 

85/100