20 GIUGNO 2020

L'ormai quasi ventennale storia dei MALIGNANCE , black metal band italiana nata nel 2001 dall'unione artistica del chitarrista e mastermind Arioch, del bassista Achernar e del cantante Krieg come gruppo death/thrash, salvo virare quasi immediatamente su coordinate puramente black metal con venature thrash old school, ci racconta di una compagine dalla storia decisamente travagliata, a livello di line-up. Il gruppo passa infatti da un'iniziale formazione completa a una formazione a due (in occasione del come-back della band nel 2015, dopo uno split durato alcuni anni) che vede coinvolti i soli Arioch e Krieg, per arrivare all'attuale configurazione sotto forma di one-man band comprendente il solo Arioch. Forti di due full lenght (“Regina Umbrae Mortis” del 2003 e “Architects Of Oblivion” del 2017), uno split (“De Vermiis Mysteriis” del 2005, in compagnia di Blodulv, Sigma Draconis e The True Endless) e di un ep (“Ascension To Obscurity” del 2001), i Malignance si ripresentano a noi in questo 2020 con una ristampa rimasterizzata del primo full-lenght REGINA UMBRAE MORTIS pubblicato su etichetta Kult Of Cthulhu Records (etichetta che aveva coprodotto insieme all'etichetta BTOD il tributo agli storici Necrodeath “The Cult Of Necrodeath”, sulla quale la nuova incarnazione sotto forma di one-man band dei Malignance aveva esordito con una propria versione del classico della black/thrash band ligure “Mater Tenebrarum”). Eccoci quindi fra le mani questa bella ristampa che ci riporta al 2003, (anno in cui la formazione della band comprendeva, oltre ai già citati Arioch alla chitarra, Krieg alla voce e Achernar al basso, anche il batterista Golgotha), permettendoci così di riscoprire una piccola perla dell'undeground black metal italiano che fu. Introdotta da una breve introduzione dai toni occulti e rituali, la carica oscura dei Malignance esplode in tutta la sua intensità sulle note della opener THE LAMENT'S CONFIGURATION, brano black/death d'assalto che ricorda un po' gli Immortal di metà carriera, ma interpretati con un piglio più grezzo e ferale, oltre che arricchiti con un tocco di “dark sound” tipicamente italiano, fra oscure litanie e sparute aperture atmosferiche dalla grande resa. La rimasterizzazione ci consegna un sound senza dubbio meno sporco dell'originale, pur mantenendone intatta la grezza carica lo-fi primordiale, e ci permette di apprezzare le ottime e variegate vocals di Krieg, oltre che le prove strumentali degli altri componenti che, pur rifuggendo dai tecnicismi, suona sufficientemente solida e adeguata al genere proposto. Il brano si dipana in modo decisamente vario e dinamico, palesando una tendenza compositiva che, pur senza stravolgere le regole del genere, non si accontenta di adagiarsi su soluzioni trite e ritrite ma cerca di sviluppare una propria identità stilistica ben definita. Questa tendenza si conferma anche nella seconda traccia, intitolata STATEMENT OF SUPREMACY, altro brano black d'assalto (non privo delle onnipresenti sfumature thrash old school che caratterizzano il sound dei nostri) anche stavolta impreziosito da innesti di raggelante “horror music”, per un connubio che si rivela il vero punto di forza della compagine ligure (in questo caso, raggiunto sfruttando in modo molto interessante la vocalità molto versatili del cantante Krieg). Un brano veloce e d'impatto, opportunamente irrobustito da opportuni rallentamenti capaci di donargli maggiore dinamismo e profondità. Ancora ferocia pura è quella che tracima dai solchi della successiva DEADHEAD LODGE, la quale, introdotta da samples belligeranti, si rivela fin da subito come un'assalto all'arma bianca che non può non riportare alla mente i Marduk di fine anni 90, mentre la voce di Krieg passa da uno scream lancinante e gracchiato a vocalizzi che ricordano un po' il Steve Sylvester di inizio carriera , salvo arricchiere il tutto con parti dal tono rituale di grande resa atmosferica. La band è molto brava nel supportare la varietà timbrica del proprio cantante fornendogli un tappeto musicale tanto feroce quanto multiforme, passando da sfuriate total-black a parti meno parossistiche dove sono il black più grezzo tipico di certi Darkthrone o primissimi Burzum o fraseggi di grezzissimo thrash/black a prendere il sopravvento, dimostrando ancora una volta la propria capacità di mescolare le sue influenze in un sound comunque decisamente personale. Il gruppo tira un po' il freno (almeno inizialmente) con la title track REGINA UMBRAE MORTIS, la cui prima parte ci riporta alla mente i Mayhem del periodo con Dead (già lontani dal sound grezzo e indefinito di “Deathcrush” ma non ancora approdati alla definizione del sound che caratterizzerà “De Mysteriis Dom Sathanas”), salvo poi deflagrare su coordinate più vicine agli Immortal di Pure Holocaust. È proprio attraverso queste due due anime che il brano sembra dipanarsi, come sempre arricchito da vocals cangianti e multiformi ( ma sempre adeguate al contesto sonoro, senza dare mai l'impressione di voler strafare tanto per suonare “strane”), risultando alla fine estremamente convincente tanto per impatto quanto per atmosfera. Black metal gelido e inquietante (non privo di una gustosa e sfacciata sottotrama “punk”) è ciò che ci attende nella successiva e breve HORROR VACUI, brano dalla struttura decisamente più snella e diretta rispetto ai pezzi che l'hanno preceduto, ma non per questo meno pregno della varietà atmosferica tipica dei Malignance. Apprezzabili anche le sfumature black&roll, che ricordano un po' i migliori Ad Hominem e conferiscono alla composizione un flavour slabbrato e travolgente assolutamente gustosissimo. Si ritorna su territori più rigidamente black/trash con la temibile FORNICATE WITH PESTILENCE, brano in cui i nostri ci propongono un bombardamento sonico di stampo decisamente scandinavo, fra Marduk e Tsjuder, salvo stupirci con porzioni spudoratamente thrashy di grande impatto. Sebbene ormai abituati, giunti a questo punto dell'album, alla tavolozza di umori cui la band attinge per spingere i suoi affreschi di decadimento e distruzione, non si smette di restare piacevolmente impressionati dalla capacità della stessa di costruire brani ottimamente strutturati che, senza cercare voli pindarici, riescono a suonare sempre vari e impattanti, con una band impegnata a mettere sempre sul piatto tutte le frecce al proprio arco pur di raggiungere il risultato prefissato. Il suono si fa più cupo e caotico nella successiva e “Burzumiana” INVERTED PANTHEON, brano dall'approccio decisamente old-school tanto nel riffing quanto nelle ritmiche, fra sfuriate in blast beat e incontenibili cavalcate di doppia cassa dal retaggio decisamente speed/metal (opportunamente “blackizzate”), il tutto impreziosito da squarci black/thrash decisamente incisivi e dalla consueta varietà vocale che contraddistingue e identifica in modo inconfondibile il sound di “questi” Malignance. Un pezzo complesso, schizoide e di grande impatto; senza dubbio uno degli highlight dell'intero lavoro. Il sipario su questo “Regina Umbrae Mortis” cala sulle note dell'evocativa NAMELESS PARADOX, brano contraddistinto ancora da una volta da innegabili venature “norse” alternate a furibonde sferzate black/thrash e da quella che è, ormai palesemente, la capacità più innata della band; quella di spingere e poi spingere ancora, travolgendo l'ascoltatore con un assalto sonoro tanto ben strutturato quanto furente e belluino, senza mai dimenticarsi di donare al tutto un'adeguata atmosfera oscura e raggelante (anche grazie all' ormai più volte decantata versatilità e inventiva del cantante Krieg, vero valore aggiunto per il sound della band) e generando così un impatto totalizzante di portata notevolissima. Si conclude così un album per certi versi sorprendente (per chi, come per chi scrive, non aveva ancora mai avuto modo di ascoltarlo), capace di coniugare tradizione e voglia di spingersi oltre in modo assolutamente intrigante e che ora, grazie a questa meritoria ristampa, potrà essere goduto da chiunque sia alla ricerca di black metal dalla spiccata personalità Promosso su tutta la linea (se non siete cultori del suon asettico del black metal “patinato”). Da avere assolutamente.

 

90/100