13 GIUGNO 2019

Mary Brain
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Recensione a cura di Valeria Campagnale

 

 

Band:  Mary Brain


Titolo:  Light After Dark
Genere: Metarock
Etichetta :Valery Records
Anno di uscita: 28 settembre 2018


Tracklist
Anamnesis
Devastation
Tower Of Babel
The Ogre
Letter To Heaven
Sentenced To Death
Buried Alive
Holy War
Gethsemane
U.D.T.Q.
Light After Dark


Lineup:


Matteo Vicenzi: vocals
Andrea La Piccirella: guitars
Nicola Palma: bass
Andrea Ferrari: drums



I modenesi Mary Brain, inventori del Metarock, nati nel 2016, hanno alle spalle l’EP  “Pay For Your Sins” del 2009 ed un album ‘”Regression Of Human Existence” uscito nel 2013,  con “Light After Dark’” rilasciato per Valery Records, sono tornati con il loro genere che non è ne metal né rock ma una via di mezzo, quindi hard’n’hevy che va dal metal più precisamente quello di matrice NWOBHM, all’hard rock anni settanta, prog, trash e persino atmosfere dardeggianti. Niente di nuovo insomma ma, c’è sempre un ma, c’è da dire che “Light After Dark” contiene una sonorità personale con brani interessanti e diverse sfumature che si riescono a cogliere nel susseguirsi dell’ascolto.
“Devastation”, brano d’apertura, con intro atmosferica ci propone la singolare voce che Matteo Vicenzi elabora in ogni forma in questo lavoro, modificandola a seconda della musicalità brani, inoltre c’è da aggiungere che in questo brano si notano cambi di tempo interessanti, un pezzo quasi sperimentale.
La seguente “Tower Of Babel” invece è un buon hard rock con richiami heavy metal, mentre “The Ogre” ha degli ottimi riff, cori ed una ritmica potente, un buon pezzo davvero.
Con “Letter To Heaven” arriva anche la ballad, immancabile, mentre invece
 “Sentenced To Death”, ci regala un tocco di drammaticità in un buon brano con ombre e sfumature dalle sonorità tendenti al dark.
 A seguire troviamo “Buried Alive”, brano cupo ma possente, la bellissima “Holy War” che alterna momenti metal a sonorità progressive.
Orientata verso un rock anni settanta, molto potente, è la seguente “U.D.T.Q.” e proseguendo con “Gethsemane”, troviamo la band alle prese con suoni che si differenziano da quelli fino ad ora ascoltati. C’è da ammettere che i Mary brain non hanno un filo conduttore e ci stupiscono brano dopo  brano, nessuna melodia è intrecciata o legata con le altre e questo può essere un punto a loro favore se come me amate sonorità differenti, mentre se siete dei puristi di suoni monotematici, allora questa band non rientrerebbe nei vostri panni di ascolto.
A chiudere questo particolare album, troviamo la titletrack “Light After Dark”, con un suono più rabbioso che lascia nuovamente sorpresi per la capacità di distinguersi non solo il brano in se stesso ma i Mary Brain stessi.
Partendo in modo scettico, mi sono ritrovata in un ottimo album in cui quattro musicisti si espongo nel loro caratteristico sound e vi assicuro che sono bravissimi.

 

 

Voto 75/100