26 FEBBRAIO 2020

Recensione a cura di

Mauro “ Micio” Spadoni

 

Nati a Venezia nel 2012 i Membrance sono una delle estreme realtà italiche che rendono unica questa nostra penisola. Formati dalle contorte menti di Davide Lazzarini (Basso e Voce), Pietro Battiston (Chitarre) e Giovanni De Fraja (Batteria) i nostri tre figuri hanno all'attivo già un CD dal titolo “Abyss” uscito nel 2017 ed ora si ripresentano al grande pubblico nel 2019 con questo nuovissimo album dal titolo “Morality's Collapse”. Partiamo dalla copertina disegnata in pieno stile Splatter/Horror/ tanto cara ai Cannibal Corpse e Monstrosity di fine anni '90, che mette già in chiaro cosa i nostri padiglioni auricolari andranno ad assaporare.

Metal brutale quindi, un Death'n roll con forti richiami ai grandi maestri del genere tra cui non è difficile individuare i Brutal Truth e gli Entombed degli anni migliori.

Ma andiamo con ordine e partiamo in questo viaggio nelle viscere purulente dei mostruosi Membrance. Si inizia con un' intro (presa probabilmente dall'inferno dantesco) di urla e voci sofferenti in crescendo che poi lasciano esplodere tutti gli strumenti in un bagno di sangue che preannuncia il riff portante di “Wander in ghostown” dove la voce (in costante e profondo) Growl di Davide ci guida tra le venature delle potenti distorsioni di scuola Entombed mentre la batteria martella che è un piacere in un pezzo che sa stendersi come un nervo, duro, sinuoso e sempre attivo. Il doppio cantato in scream che entra in scena ha il suo perché nel rendere ancora più estrema la proposta canora, come anche il pastoso suono di basso. C'è spazio anche per un assolo di scuola Heavy Metal che impreziosisce il pezzo nelle sue battute finali. Davvero un ottimo pezzo di partenza! Il secondo pezzo dal titolo “The Swamp Things” mantiene alta la tensione con i suoi riff di scuola Thrash Metal ed il successivo immancabile blastbeat che spinge sull'acceleratore per poi rientrare nei canoni di una canzone quasi “normale” dove riff alieni alla tradizione metal, vengono confezionati accanto ad altri dal caro, vecchio gusto Heavy Metal anni '80.

“Poveglia”,ovvero la quarta traccia, prosegue la mattanza, sostenuta da una batteria incalzante e una voce sempre sugli scudi riportando alla mente certe composizioni dei migliori Brutal Truth. I riff sono incisivi e velocissimi  per poi rallentare e preparare il terreno alla frustata che parte dal basso di “Escape from Hell”, la mia song preferita del lotto. Col suo incedere progressivo e dannatamente ficcante la canzone scorre veloce e sono certo che dal vivo creerà il panico sotto al palco. Nel corso della canzone i riff si fanno più cupi e riflessivi per poi tornare ad esplodere facendo un male cane. Preparatevi. “Open Sewer” parte a manetta subito dopo e i riff che creano uno dopo l'altro, sono una conferma che i nostri non vogliono fare prigionieri e vogliono farci sanguinare anche il cervello che scivolando fuori dal naso urlerà “Open Sewer! Open Sewer!”. La successiva “Exhumed Demon” prosegue sulla strada della violenza perpetrata con furia chirurgica di scuola old death metal floridiano. Rispetto alle altre song, questa risulta essere molto più varia e ricca di stop&go furiosi e coinvolgenti che mostrano una faccia più Thrash del mostro multiforme di nome Membrance. Ma proprio quando credi che il gruppo ha detto tutto quello che aveva da dire ecco che i nostri piazzano la successiva traccia dal titolo “Plague” che si apre con un bellissimo e suggestivo arpeggio armonizzato di chitarra pulita che lascia spiazzati non poco. Il pezzo prosegue sui binari delle canzoni precedenti per poi tornare a metà a ricollegarsi all'arpeggio inserendo su di esso le chitarre elettriche e riuscendo ad amalgamare il tutto con un sapore vagamente decadente. La conclusiva traccia dal titolo “Waves to the grave” ci riporta nella putredine a cui ci hanno abituato i nostri anche grazie ad una iniziale voce effettata molto sofferta. Nel suo sviluppo il pezzo mette in luce un certo amore dei nostri per le orchestrazioni sinfoniche di grande spessore. Il pezzo di chiusura “My Blue Devils” si muove tutto su giri alieni al metal che formano un dipinto malsano su cui si staglia la possente creatura Membrance. riff di stampo Jazz si collegano ad altri più tirati e diretti di chiara scuola Old death Metal creando una canzone straniante e maledettamente malata. Si chiude così questo viaggio nel gorgo della purulenta figura che si aggira tra le gondole venete che risponde al nome di Membrance. Una creatura ricca di sangue (ovviamente finto) di cui i nostri amano coprirsi per le foto ma che mostra la grande capacità che ha il gruppo di creare delle ottime canzoni legate ad un genere, il Death'n roll, che riscuote sempre un grande successo (per lo meno all'estero). Mi sento di consigliare questo CD a tutti gli amanti della musica estrema, ai feticisti del gore e a tutte quelle persone che sanno mettere quel sano senso di osceno e perverso accanto all'ironia nella musica metal. A volta anche il più tosto dei metallari ha bisogno di farsi una risata dopo un buon bagno di caldo sangue (finto) ed i Membrance sono qui a ricordarcelo mentre raccolgono con una paletta il vostro cervello che esce dal naso urlando “Open Sewer! Open Sewer!”. 

80/100