10 LUGLIO 2019

Recensione a cura di

JONATHAN ROSSETTO

 

 

I New Disorder sono una band nostrana nata una decina di anni fa a Roma e da allora ne hanno fatta di strada, con ben tre album all’attivo, quattro contando quello che sta per essere recensito, e diversi tour da headliner e spalla(e nel curriculum possono vantare gente come i Korpiklaani).

I nostri, forti di un nuovo contratto con l’etichetta spagnola “Art Gates Records”, a marzo scorso hanno rilasciato la loro ultima fatica, “Mind Pollution” appunto.

Cosa ci si deve attendere ascoltando questo disco? La base è un miscuglio abbastanza variegato di generi, dall’heavy metal più classico si passa per il new metal, sprazzi di elettronica e qualche altra influenza casuale un po’ ovunque. Ma, alla fine, la colonna portante di tutto si può tradurre in riff generalmente molto energetici, voci in clean, con qualche episodio di una sorta di growl\screan di discreto livello ed una buonissima produzione a confezionare il pacchetto. 

La tracklist scorre abbastanza bene, senza episodi veramente brutti, forse qualche pezzo meno incisivo e più canonico rispetto agli altri, ma tutto sommato ci attestiamo su un buonissimo livello. Ci sono diversi alti, non picchi certo, ma meglio tante buone cose e ben sparpagliate che solo un paio in un mare di nulla. “W.T.F. (Spreding Hate)” è senza dubbio la traccia migliore dell’album e quell’acronimo non è per nulla casuale perché è stata, più o meno, la mia espressione la prima volta che l’ho ascoltata. Alla partenza sembra di ascoltare un pezzo lounge/cafè del mar, con tanto di qualche nota di piano ed interessanti linee di basso( a cura di Ivano Adamo). Poi un mega riff portante fa ritornare il sound dei New Order a quanto proposto poco prima nella scaletta, per poi abbandonarsi di nuovo a quella stranamente rilassante melodia, con tanto di attacco delle vocals in clean di Francesco Lattes. Il pezzo, col passare del tempo, muta lentamente, tornando, poi, ad una struttura più classica e più metal. 

L’opener “Riot” è un discreto modo per aprire le danze, nonostante resti un pezzo, tutto sommato, molto classico; in sua difesa sono molto interessanti le inserzioni, per quanto marginali, di elettronica. Liriche e songwriting sono semplici, ma svolgono bene il proprio lavoro. Non mi stupirei di sentirla in radio. Cito, infine, “Going Down”. A livello strumentale c’è di meglio nel resto della tracklist, basti pensare a pezzi come “Room with a View”, la title track o la conclusiva “No place for me”, ma questo è uno di quei brani che vive delle proprie liriche; ed in tale specifico caso a colpire è la loro struttura. Ok, nulla che non si sia mai sentito prima, ma l’espediente viene sfruttato con una certa efficacia. In poche parole, senza fare particolari spoiler, viene adoperato l’uso della ripetizione che simula proprio il cadere, mentale e fisico verso un qualcosa che è meglio non sapere. Non male.

Come detto in precedenza la produzione è molto ben confezionata, tutto sommato questi 40 minuti scorrono via abbastanza piacevolmente; la formazione ha osato, ci sono molti ottimi pezzi, dei quali nessuno insufficiente, e se piacciono i minestroni “Mind Pollution” è una più che valida scelta. Non da top 2019, ma in qualunque momento lo si ascolti porta sempre a casa la pagnotta. Merita anche più di una possibilità.

 

74\100