8 SETTEMBRE 2019

 

Rinasce dalle ceneri, come una rossa fenice, il nuovo progetto di Sergio Vinci, conosciuto per essere stato in passato il leader dei Lityum, band black metal piemontese.

Risorge con diverse vesti rispetto a quelle viste in precedenza, anche se chiaramente permangono le influenze del genere. La nuova strada intrapresa prende il nome di Oigres ed è tutta sulle spalle di Vinci, unico strumentista della band.

 

Il nuovo album, depositato presso le case discografiche Broken Bones Record e Ghost Record Label, porta il nome di "Psycho" e si presenta con 8 tracce, tra cui un intro ed un outro, per una durata complessiva di circa 30 minuti. Sin dal primo ascolto di "Fermo", seconda traccia del disco, ho da subito notato il suono sintetico della batteria che, a parer mio, poco si sposa con questo genere musicale e purtroppo fa cadere il prodotto in una sorta di via di mezzo che storce alle mie orecchie. Una specie di galleggiamento a mezz'aria, in un limbo fangoso, che fa sentire incredibilmente la mancanza di una batteria acustica, di un rullante grave e potente, di una gran cassa davvero cassa.

Tralasciando questo piccolo aspetto (che probabilmente infastidisce solo me), il resto del disco, musicalmente parlando, è di buona fattura, basso e chitarra si appropriano di buoni suoni e onesti riff, che si fanno apprezzare soprattutto per la qualità con cui sono stati registrati, al di sopra della media. In alcune parti si sente la mancanza di una seconda chitarra dedita all'accompagnamento, al sostentamento del suono. Scelta sicuramente consapevole ma che personalmente poco condivido. "Fermo", la prima traccia dopo l'intro iniziale, fa capire fin da subito la portata del lavoro di Vinci, con un riff iniziale che ricorda l'extreme metal ed il new metal, bagnato di Slipknot, con la gran cassa che accompagna a suon di cannonate il palm muting della chitarra durante la strofa. "Stella" suona bene sin da subito anche se strutturalmente si presenta con indumenti già usati, già visti e sentiti. Indubbiamente vincenti, ma poco originali. Il break down a metà traccia ricorda i Korn del primo omonimo album.

"Lontano Da Me" ricorda nuovamente un riff di madre korn, che poi però assume forma propria accompagnato da un tappeto ritmico semplice e solido. La voce entra in campo urlando in simbiosi con la potenza strumentale della traccia, si apre durante il ritornello portata in groppa da una seconda chitarra, la chiusura è la ciliegina sulla torta. "I Am" è uno dei due brani presenti nell'album cantati in lingua inglese e ricalca le più classiche atmosfere new metal, il growl si trasforma in un urlo disperato ed intriso di cattiveria, un'ottima prova vocale per Vinci. "Scivola Via" ricorda la struttura di "Stella", semplice e diretta, ma purtroppo non originale. Il cantato ricorda lontanamente gli Alice In Chains durante la strofa per poi trasformarsi in un urlo nel mezzo tra growl e scream che fa letteralmente esplodere la traccia. Degno di nota anche il solo di chitarra che segue il ritornello, anche se risulta un po' confuso nell'insieme. "No Fear, No Truth" come anticipato, è la seconda traccia dell'album in lingua inglese e racchiude dentro se tutta la rabbia e la potenza espresse in psycho. Un'alternanza di riff di chitarra giovano alla dinamica della traccia facendo scorrere agevolmente l'ascolto verso il fine che viene completamente colmato dal gioco di voce. Potentissima. Tirando le somme "Psycho" è un lavoro di buona fattura, dove si percepisce l'esperienza musicale, bagaglio degli anni, che attenua l'originalità non troppo marcata di questa produzione. Probabilmente un album di passaggio, di transizione, di metamorfosi, che porterà Vinci a concretizzare questa sua nuova vena musicale, ricolma di sangue bollente e bile. 

 

Traclist:

1. Intro - Lifog

2. Fermo

3. Lontano Da Me

4. Stella

5. I Am

6. Scivola Via

7. No Fear, No Truth

8. Outro - Openclosed 

 

Line-Up: Sergio Vinci 

 

Voto: 60/100 

Recensore: Bert