27 MARZO 2020

Recensione a cura di Dmitriy Palamariuc

 

Il progetto musicale Padus, nasce in provincia di Rovigo da MZ (Matteo Zanella) nell'autunno del 2016. La scelta del nome, sta ad indicare il luogo di provenienza vicino alle rive del fiume Po e del suo delta. La caratteristica principale delle composizioni è quella di mettere in evidenza il mix originale e strano composto dl suono del basso distorto in un ambiente che altalena da un funeral doom sepolcrale e torbido con dei riff lenti e corrosivi fino ad un black/death metal molto incisivo e deciso, tutto su uno sfondo decisa e te dark ambient ed allo stesso tempo cinematico o teatrale.
Matteo Zanella è uno di quei musicisti completi e geniali, che hanno la musica dentro e sanno esporla in maniera ricercata ed originale. Scrive e suona tutto lui, e nonostante il progetto e nato nel 2016, i suoi lavori sono diventati presto molto conosciuti dato la loro peculiarità ed unicità inedita per questo stile dalle nostre parti. Infatti, dopo 2 anni di sperimentazione e di ricerca sia sonora a livello di suono ed atmosfere, che musicale a livello di stilistica e composizione, arrivando così nel 2018 a realizzare Diva sporca, il primo mini cd autoprodotto con 5 brani inediti, pubblicato in tiratura limitata nel febbraio 2019. Questo lavoro è un viaggio introverso nelle tenebre, nelle paure ed in generale nella vera essenza umana, in tutte le sue sfaccettature strane e spesso anche bizzarre, tutto accompagnato dal onirico sussurro del vento, da ancestrali tuoni e dall’immane magia del Po, questo fiume misterioso e vetusto che racconta la storia antica delle terre che attraversa. Il disco è una continua sorpresa, infatti la qualità della produzione è ottima nonostante sia autoprodotta. Buono il songwriting, sia a livello di linee melodiche che di testi, molto profondi e tumultuosi, infatti il cantato in italiano risulta molto azzeccato e molto incisivo, in quanto contribuisce in maniera notevole alla chiave stilistica del disco. Buone le atmosfere, specialmente il uso dell’organo, cosi come decente anche la batteria, campionata ma molto efficace. Ma il pezzo forte è il basso distorto, che non dà solo profondità e ruvidità alla canzone, ma ci impone anche le linee melodiche molto lugubre e riempite di veleni, che corrodono ogni giorno la mente e l’anima dell’ascoltatore. Ogni brano racconta una storia diversa ed un disegno diverso, ma che convergono tutti nella stessa disperazione e tristezza assoluta, raccontata in una chiave originale e genuina, decisamente italica: ermetico ma infinitamente intenso e veemente profonda.
Una gradita sorpresa questa disco, che va assaggiato in un sorso unico, ma in maniera ripetuta, nell’attesa che il artista ci rallegri il palato con dei nuovi lavori in futuro.

 

Voto: 86/100