15 LUGLIO 2019

Recensione a cura di 

Alessia VikingAle

 

Abbiamo conosciuto Paolo Siani nel 2010 con il suo primo lavoro “Castles, wings, stories and dreams”, l’abbiamo (ri)visto all’opera nel DVD del 2014 “Live Anthology” e abbiamo ascoltato la sua nuova opera “Faces with no trace” nel 2016. Ora siamo pronti ad ascoltare il suo nuovo lavoro, “The Leprechaun’s Pot of Gold”, uscito questo gennaio epr Black Widow Records. Il disco si compone di sette brani originali (tutti composti e suonati da lui) più una registrazione eseguita dal vivo negli studi RAI nel 1979, all’interno del programma “Per voi giovani”.

Se i brani sono tutti composti ed arrangiati da lui, lunga e pregiata è la lista degli ospiti che hanno contribuito ad impreziosire i brani nel disco: Giorgio Usai, storico componente della Nuova Idea all’organo Hammond, Roberto Tiranti al basso e alla voce solista in diversi brani, Paul Gordon Manners, voce solista in Standing alone, Anthony Brosco in un’altra interpretazione come voce solista dello stesso brano prodotto dal figlio Alessandro Siani a Brighton (UK), Martin Grice al sax e al flauto, Guido Guglielminetti al basso, Nik Carraro alla chitarra elettrica, Ivana ‘’Ivy’’ Gotti al Theremin, Marco Biggi alla batteria in Time to play, brano in cui è protagonista la Banda G. Puccini di Adro, diretta dal M° Costanzo Manza, Giangiusto Mattiucci al piano Rhodes.

Il disco inizia con “Standing Alone”, canzone che alterna rock progressivo con qualche spruzzata di blues nei passaggi di chitarra e basso, con un sound Floydiano in bilico tra atmosfere classiche e moderne.
“Inflate Your Veins” inizia con una soffusa linea di sax facendoci pensare ad una ballad da piano bar, e invece parte la tastiera a riportarci nell’universo rock progressivo di Siani, offrendoci una canzone più ritmata della precedente e con la tastiera a comandare sulla composizione.
L’omonima “The Leprechaun’s pot of gold” è una traccia particolare: il sound progressivo viene contaminato da musica elettronica e voci robotiche, il che dà una sensazione di “musica dal futuro” con il solo basso a dare un sottofondo di musica “tradizionale”.
“Statue of Wax” prosegue la linea di musica “futuristica” regalandoci un’altra traccia dalle atmosfere psichedeliche, robotiche, estranianti, distopiche quasi.
Con “Lord Brummel” torniamo in atmosfere più terrene. Dopo una intro che sa di ritorno da un viaggio spaziale, ci troviamo davanti ad un brano che ancora sfrutta la musica ed effetti elettronici, ma la presenza di strumenti classici ritorna con sempre più frequenza nel brano.
“Walking on the Limits” ci accoglie con una delicata melodia cui si aggiunge presto la batteria a battere un tempo sostenuto. La voce effettata e la continuità con la melodia principale da un senso di estraneità all’ascoltatore, che si ritrova a viaggiare nelle lande della sua mente con questa canzone come perfetto sottofondo. 
“Time to Play” ripristina la voce robotica e le atmosfere futuristiche, aggiungendoci una buona dose di psichedelia, grazie al lavoro di chitarra e tastiere, ma anche la batteria ci mette del suo nell’ingegnarsi tra tempi e controtempi in linea con il brano.
Segue una versione alternativa di “Standing Alone”, dove alla canzone viene dato uno stampo diverso sia nel sound che nel mood.  
Chiude il disco “We’re Going Wrong”, traccia estratta, come dicevo poc’anzi, da una esibizione alla RAI. Com’è prevedibile la registrazione non è perfetta, questo non permette però di apprezzare il sound dei Nuova Idea e la loro musica.

 

Gli amanti del rock progressivo non potranno non apprezzare questo nuovo lavoro di Paolo Siani.

 

Voto  70/100