13 LUGLIO 2020

Recensione a cura di

Daniele Blandino

 

I Razgate sono Giacomo Burgassi (voce, chitarra ritmica), Edoardo Natalini (batteria), Niccolò Olivieri (basso) e Francesco Monaci (chitarra solista).  La band formata nel 2012 attraversa numerosi cambi di line-up fino al 2014 e lo stile musicale, di conseguenza, si evolve dall’heavy metal melodico classicheggiante al thrash metal tipico della Bay Area.  Il primo EP “Countdown To The End” (Horus Music) viene pubblicato nel 2014 con Francesco Martinelli al posto di Francesco Monaci alla chitarra solista.  Nel 2017 vede la luce il primo full-length album “Feral Evolution” (Sliptrick Records).  Il secondo album “Welcome Mass Hysteria”, esce nell’inverno del 2018 tramite Punishment18 Records e vede contemporaneamente l’entrata nella band del batterista Iago Bruchi al posto di Edoardo.  Nel 2020 prosegue la collaborazione con Punishment18 Records: “After The Storm…The Fire!” è il terzo full-length della band previsto per i primi mesi dell’anno. Ottimo album speed Trhash metal, dove velocità e voglia di spaccare sono le intenzioni della band, a controbilanciare le schegge di potenza che compongono intero album. Il minutaggio è abbastanza contenuto, con soltanto 38 minuti e 31 secondi.  L'album si apre con “Lacrimosa Dies”: canzone tutta strumentale che introduce l'intero album . La chitarra acustica fa capolino fin da subito, lasciando presagire all’ascoltatore che la band si muove non solo in velocità e potenza ma anche su forti basi melodiche. La campionatura di violino rende questa intro veramente spettacolare. Si continua con “Rising Death”: dall’intro lenta e strumentale si passa con questo brano, alla violenza e potenza musicale tipica del thrash americano. Si rimane stupiti positivamente, di come questi ragazzi riescano a passare da canzoni melodiche a sfuriate improvvise. La voce del cantante è bella graffiante e l’ascoltatore rimane coinvolto emotivamente dalla musica, mentre la sua mente vola nel mondo che la band gli sta costruendo intorno.  I canoni del genere si sentono tutti, la band è brava a svecchiarli e renderli moderni senza snaturare il genere. Terza traccia “Broken by Fire”: canzone veloce e aggressiva, che dà la carica a chi ascolta. Viene voglia di pogare al massimo per apprezzarne appieno il sound. La band modernizza il genere, senza andare in territori esterni al thrash. L'aggiunta dello speed dà una marcia in più e non rende il brano noioso, ma appetibile. Il cantante con la sua voce graffiante, riesce a coinvolgere pienamente. Se fosse uscita dal periodo d’oro del genere sarebbe diventata subito una hit. 

Quarta traccia “After the Storm”: canzone molto coinvolgente. La velocità la fa da padrona, il songwriting è ben studiato e non c’è un passaggio fuori posto.  La violenza musicale presente nel brano, si riesce a recepirla tutta e ascoltandola sembra di essere catapultati in dietro di 30 anni. Quinta traccia “Grinding Metal“: canzone molto energica e potente, quasi dark. Le sfuriate, in questo caso, sono ragionate ed impreziosiscono la colonna portante del brano. Le aperture melodice sono ben studiate e non annoiano l’ascoltatore.   Chi ascolta, rimane sorpreso di come il gruppo riesce a passare con facilità dallo speed a canzoni più ragionate ed introspettive. Sesta traccia "Shredding Praise": brano medio veloce, con una potenza emotiva enorme. Questi ragazzi riescono a tessere dei brani perfetti e mai banali. Arrivati a questo punto dell’album l’ascoltatore non risulta annoiato anzi si sente ricaricato al massimo.

Settima traccia “Behind the Walls of Terror”: è la canzone più lunga dell’intero album. Una simil-ballad thrash ben scritta e coinvolgente, che non snatura il genere ed inoltre  la coponente speed sorprende all’improvviso  in un contesto dove risulta completamente inaspettata. L'ascoltatore si sente confuso ad un primo ascolto, ma in un modo assolutamente positivo. La band è riuscita a cambiare le carte in tavola, senza andare fuori genere. I rallentamenti che la canzone offre, sono per far prendere un po' di respiro all’ascoltatore non risultando invadenti. Ottava traccia “To the Rope!”: ottima canzone speed metal, dove l'impressionante velocità coinvolge e travolge in pieno l'ascoltatore. La band riesce a esplorare il genere in tutte le sue sfaccettature. Penultima traccia “Bloodshed & Deliverance”: buona traccia, leggermente inferiore alle altre, ma godibilissima comunque. Risulta la traccia più oscura dell’intero lavoro, dove la velocità e la potenza sono medio alte. L’ascoltatore è coinvolto e respira, grazie ai rallentamenti, che la rendono unica. La band riesce, con piccole e semplici cose, a renderla personale e mai ripetitiva. l’album si chiude con “Crucify (The Master Deceiver)”: ottimo brano di chiusura per album molto veloce al limite del grind. Potenza e velocità, sono le caratteristiche principali del brano. L'ascoltatore è arrivato alla fine di questo viaggio, e questo brano lo lascia senza fiato per lo stile della sua esecuzione. Ottimo album veloce non ripetitivo, dove la band è riuscita ad esplorare il genere, proponendolo in molteplici modi. Sono riusciti a produrre un sound personale, senza cadere nei cliché del genere suonato. La loro personalità si sente tutta, e non annoia per  la durata dell’intero album. La registrazione è ottima e i suoni sono molto puliti. Forse l'unico difetto, è proprio questa troppa pulizia del suono. un suono leggermente più sporco, avrebbe dato all'album quel tocco in più; ma sono piccoli dettagli che dipendono molto dal gusto personale.

 

75/100